In assenza di fortissime
immissioni di liquidità a fondo perduto, molte attività economiche rischiano (terminata
l’emergenza Coronavirus) di non ripartire, o di fallire subito dopo il
tentativo di ripartenza.
Tenuto conto che
(1) l’Italia non emette moneta propria (2) potrebbe iniziare a emettere Moneta Fiscale / CCF, ma il consenso politico per farlo non esiste ancora, e (3) i
programmi di sostegno UE sono, ben che vada, specchietti per le allodole –
tenuto conto di
tutto ciò, che cosa si può fare ?
Molto semplice:
la possibilità che rimane allo Stato italiano è emettere grossi (anzi enormi,
centinaia di miliardi) quantitativi di titoli di Stato tradizionali.
Le emissioni
potrebbero anche essere strutturate in modo da incentivare, dal punto di vista
dei tassi d’interesse e del trattamento fiscale, la sottoscrizione da parte di
privati residenti italiani.
Una
preoccupazione che ho sentito esprimere è che se quest’ultima azione avesse
successo, i privati sottoscriverebbero i nuovi titoli prelevando liquidità
anche e probabilmente soprattutto dai loro depositi bancari. Il che produrrebbe
un buco nella raccolta degli istituti di credito.
Ma in effetti,
questi soldi servirebbero a finanziare deficit pubblico, che si tradurrebbe in
un’immediata crescita del risparmio privato e quindi dei depositi bancari.
Tutto questo,
salvo che non ci siano deflussi di capitale all’estero. Anche in quel caso però esiste un fattore di compensazione: l’incremento del saldo passivo Target2 della Banca
d’Italia nei confronti della BCE.
Va anche tenuto
conto che, come spiegavo qui, e come ha “scoperto” all’improvviso Standard
& Poor’s (nel motivare la sua recente decisione di mantenere invariato il rating della Repubblica Italiana) il
nostro paese genera un rilevantissimo (e crescente) surplus commerciale. E in
questi mesi è diventato creditore netto verso l’estero (NIIP positiva).
Ed è probabile
che il surplus commerciale nel 2020 aumenti, perché la caduta della domanda interna
e quindi delle importazioni sarà maggiore di quella dell’export,
per due motivi: le restrizioni adottate in Italia durante la fase critica del
Coronavirus (in forma può accentuata rispetto a pressoché tutti gli altri
paesi); e il crollo del prezzo del petrolio.