L’affermazione
del titolo (senza punto interrogativo) è spesso citata da parecchi attivisti
MMT, al punto da essere da alcuni considerata un punto chiave di questa scuola
di pensiero economico. Ma per la verità, non saprei dire se è condivisa in
questi esatti termini dai più noti economisti che si riconoscono nella Modern
Monetary Theory.
Si tratta di un
concetto alquanto controverso, e vale quindi la pena di chiarirlo. Perché negli
esatti termini del titolo (ripeto, senza punto interrogativo: “le tasse non finanziano
la spesa pubblica”) non è corretto.
Chi sostiene che
le tasse NON finanziano la spesa pubblica fa implicitamente riferimento, in
effetti, a un principio base della MMT. In regime di fiat money, la moneta è un monopolio pubblico ed è lo Stato a
produrla e a introdurla nel sistema economico.
Per cui, se lo
Stato non la introducesse, in primo luogo mediante la spesa pubblica, non ci
sarebbe moneta con cui pagare le tasse – visto che la moneta è un credito
fiscale: lo Stato impone il valore della moneta richiedendo che le obbligazioni
d’imposta siano saldate con la moneta nazionale.
Quindi il flusso
logico degli eventi è, appunto, che lo Stato prima spende e poi ritira una
parte della moneta emessa con le tasse. Per cui le tasse vengono dopo la spesa,
che non ha bisogno delle tasse per essere effettuata.
La deduzione che
ne traggono alcuni è che se lo Stato emette moneta, non ha mai bisogno di
chiederla ai cittadini per spenderla. Ma non è così.
Il punto è che quanto
detto sopra fa riferimento solo all’avvio del processo. La moneta deve essere
creata per essere poi spesa, certo. Se non ci fosse stata creazione di moneta,
non ci sarebbe modo di prelevare tasse, vero. Ma lo Stato spende ogni anno, non
una tantum. Per cui la domanda a cui
rispondere è: lo Stato potrebbe abolire completamente le tasse e spendere
semplicemente moneta che viene prodotta ex
novo ed ex nihilo, anno dopo anno
?
Lo risposta è
no, per una ragione molto semplice. In un’economia che si sviluppa, è
perfettamente normale che la moneta (nel senso lato di mezzi di pagamento e di
strumento che incorpora potere d’acquisto) si incrementi anno dopo anno. E lo
Stato deve quindi MEDIAMENTE essere in situazione di deficit del bilancio
pubblico. Altrimenti i mezzi di pagamento in circolazione si espanderebbero
solo per effetto del credito privato, il che sarebbe prociclico e
destabilizzante (vedi qui per una breve trattazione dell’argomento).
Ma l’economia,
misurata in base al PIL, si espande mediamente, per effetto della crescita
reale e dell’inflazione, di qualche punto percentuale all’anno. Non di qualche
DECINA di punti percentuali.
Ne deriva che, effettivamente,
lo Stato deve essere mediamente in deficit di bilancio, per immettere nell’economia
moneta di pari passo con lo sviluppo del PIL nominale: quindi per qualche punto.
Ma NON per qualche decina di punti.
Perché fa
differenza, che il deficit pubblico medio perseguibile sia “qualche punto” e
non “qualche decina” ? Ma perché la spesa pubblica non è “qualche punto” di
PIL. Da Stato a Stato la situazione varia, ma si parla di percentuali di solito
comprese tra il 30% e il 50%.
Per cui una
situazione tipica è che per esempio, NELLA MEDIA, lo stato spenda ad esempio il
40% del PIL, raccolga in tasse il 35% e faccia deficit per il residuo 5%.
Molto
banalmente, l’equazione corretta è
spesa pubblica =
tasse + deficit pubblico
che poi è una
semplicissima identità contabile, niente di sconvolgente - ma dato quanto detto
sopra, ci fa capire che le tasse in
effetti finanziano non tutta, ma la maggior parte della spesa pubblica.
Per cui,
affermare è che le tasse non finanziano (neanche una parte del)la spesa
pubblica è scorretto. In effetti ne finanziano la parte preponderante. E,
corollario, pensare che le tasse potrebbero essere abolite è pensare qualcosa
di irrealizzabile. A meno di non ridurre la spesa pubblica a pochi punti
percentuali di PIL.