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mercoledì 4 giugno 2025

Ebbene sì, le tasse servono

 

Non bisogna lasciarsi trascinare dalla vis dialettica nel dibattere con gli euroausterici. Non bisogna lasciarsi andare ad affermazioni scorrette.

A volte sento esprimere ad attivisti MMT il concetto che “uno Stato che emette moneta non ha bisogno delle tasse per spendere”. Il che è vero nel senso che se lo Stato è il monopolista dell’emissione monetaria, e la moneta emessa dallo Stato è quella che deve essere utilizzata per pagare le tasse, PRIMA lo Stato spende e POI lo Stato tassa.

Ma questo non deve indurre a credere che uno Stato, con le dimensioni che il settore pubblico tipicamente assume, possa evitare, su base continuativa, di imporre tasse (e la MMT, applicata e interpretata correttamente, su questo è in realtà molto chiara).

La ragione è che la spesa pubblica al netto delle tasse prelevate, cioè il deficit pubblico, immette moneta nell’economia. E la crescita della moneta in circolazione deve essere pari a qualche punto percentuale all’anno, perché il potenziale di crescita del PIL nominale è di qualche punto percentuale. Non di DECINE di punti percentuali: a meno di accettare decine di punti annui di inflazione, intesa come crescita media dei prezzi.

Se la spesa pubblica è pari al 20%, al 30%, al 50% del PIL, una parte preponderante di questi ammontari deve essere sistematicamente prelevata in forme varie di tassazione.

O limitiamo la dimensione del settore pubblico a una frazione dell’attuale…

…oppure… le tasse dovranno, già solo per questa ragione, continuare ad esistere.

mercoledì 29 giugno 2022

Le tasse non finanziano la spesa pubblica ?

 

L’affermazione del titolo (senza punto interrogativo) è spesso citata da parecchi attivisti MMT, al punto da essere da alcuni considerata un punto chiave di questa scuola di pensiero economico. Ma per la verità, non saprei dire se è condivisa in questi esatti termini dai più noti economisti che si riconoscono nella Modern Monetary Theory.

Si tratta di un concetto alquanto controverso, e vale quindi la pena di chiarirlo. Perché negli esatti termini del titolo (ripeto, senza punto interrogativo: “le tasse non finanziano la spesa pubblica”) non è corretto.

Chi sostiene che le tasse NON finanziano la spesa pubblica fa implicitamente riferimento, in effetti, a un principio base della MMT. In regime di fiat money, la moneta è un monopolio pubblico ed è lo Stato a produrla e a introdurla nel sistema economico.

Per cui, se lo Stato non la introducesse, in primo luogo mediante la spesa pubblica, non ci sarebbe moneta con cui pagare le tasse – visto che la moneta è un credito fiscale: lo Stato impone il valore della moneta richiedendo che le obbligazioni d’imposta siano saldate con la moneta nazionale.

Quindi il flusso logico degli eventi è, appunto, che lo Stato prima spende e poi ritira una parte della moneta emessa con le tasse. Per cui le tasse vengono dopo la spesa, che non ha bisogno delle tasse per essere effettuata.

La deduzione che ne traggono alcuni è che se lo Stato emette moneta, non ha mai bisogno di chiederla ai cittadini per spenderla. Ma non è così.

Il punto è che quanto detto sopra fa riferimento solo all’avvio del processo. La moneta deve essere creata per essere poi spesa, certo. Se non ci fosse stata creazione di moneta, non ci sarebbe modo di prelevare tasse, vero. Ma lo Stato spende ogni anno, non una tantum. Per cui la domanda a cui rispondere è: lo Stato potrebbe abolire completamente le tasse e spendere semplicemente moneta che viene prodotta ex novo ed ex nihilo, anno dopo anno ?

Lo risposta è no, per una ragione molto semplice. In un’economia che si sviluppa, è perfettamente normale che la moneta (nel senso lato di mezzi di pagamento e di strumento che incorpora potere d’acquisto) si incrementi anno dopo anno. E lo Stato deve quindi MEDIAMENTE essere in situazione di deficit del bilancio pubblico. Altrimenti i mezzi di pagamento in circolazione si espanderebbero solo per effetto del credito privato, il che sarebbe prociclico e destabilizzante (vedi qui per una breve trattazione dell’argomento).

Ma l’economia, misurata in base al PIL, si espande mediamente, per effetto della crescita reale e dell’inflazione, di qualche punto percentuale all’anno. Non di qualche DECINA di punti percentuali.

Ne deriva che, effettivamente, lo Stato deve essere mediamente in deficit di bilancio, per immettere nell’economia moneta di pari passo con lo sviluppo del PIL nominale: quindi per qualche punto. Ma NON per qualche decina di punti.

Perché fa differenza, che il deficit pubblico medio perseguibile sia “qualche punto” e non “qualche decina” ? Ma perché la spesa pubblica non è “qualche punto” di PIL. Da Stato a Stato la situazione varia, ma si parla di percentuali di solito comprese tra il 30% e il 50%.

Per cui una situazione tipica è che per esempio, NELLA MEDIA, lo stato spenda ad esempio il 40% del PIL, raccolga in tasse il 35% e faccia deficit per il residuo 5%.

Molto banalmente, l’equazione corretta è

spesa pubblica = tasse + deficit pubblico

che poi è una semplicissima identità contabile, niente di sconvolgente - ma dato quanto detto sopra, ci fa capire che le tasse in effetti finanziano non tutta, ma la maggior parte della spesa pubblica.

Per cui, affermare è che le tasse non finanziano (neanche una parte del)la spesa pubblica è scorretto. In effetti ne finanziano la parte preponderante. E, corollario, pensare che le tasse potrebbero essere abolite è pensare qualcosa di irrealizzabile. A meno di non ridurre la spesa pubblica a pochi punti percentuali di PIL.

 

lunedì 1 gennaio 2018

Perché servono le tasse

(…fermo restando che è Capodanno, per cui a tutti i migliori auguri che nel 2018 si creino le condizioni per subirne molte meno…)

Di tanto in tanto – anzi, di frequente - spunta qualcuno a chiedere: “se uno stato sovrano può stampare moneta, a che cosa gli servono le tasse ?”.

La risposta non è complicata.

Stampare moneta e immettere domanda nel sistema economico non produce inflazione indesiderata, fino al momento in cui non si raggiunge il cosiddetto “pieno impiego”.

Che cosa significa “pieno impiego” ? Chi cerca lavoro lo trova, a condizioni stabili e decorose, in tempi ragionevoli. E le aziende, quantomeno in larga maggioranza, sfruttano al meglio la loro capacità produttiva, fatte salve le normali necessità di soste per manutenzione, stagionalità di alcune produzioni e simili.

Ne deriva che non ci sono problemi a monetizzare il deficit pubblico, purché in misura coerente con la crescita del PIL potenziale, misurato in termini nominali. Il che significa anche, tra parentesi, che il debito pubblico non ha necessità di esistere (se ne era parlato qui).

Ho scritto “PIL potenziale misurato in termini nominali”. E’ infatti naturale il verificarsi di un incremento reale della produzione – in funzione della crescita demografica e dei miglioramenti di produttività consentiti dalla tecnologia e dall’accumulazione di capitale fisico. Ma è anche desiderabile un minimo di inflazione – per evitare che si cada in deflazione in periodi di congiuntura negativa.

Un 2% di crescita reale potenziale e un 2% di obiettivo d’inflazione (il target BCE) portano a stimare che un deficit / PIL medio di qualche punto percentuale sia un obbiettivo corretto. Il 3% di Maastricht avrebbe quindi avuto un senso (forse meglio sarebbe stato 4% o 5%, ma se ne può discutere): se non fosse che era inteso come livello massimo, non medio. E se il Fiscal Compact non pretendesse oggi di imporre non il 3%, ma il pareggio di bilancio…

“Obiettivo di deficit medio” significa che in anni di congiuntura molto positiva può essere opportuno portare il bilancio pubblico in pareggio, per evitare surriscaldamenti della domanda ed eccessi d’inflazione; ma se bisogna ripartire da una profonda depressione, può essere appropriato arrivare temporaneamente al 6%, all’8%, al 10%.

Prendiamo quindi il 3% come deficit medio (non massimo !) di riferimento. Se la spesa pubblica fosse pari al 3% del PIL, si potrebbe finanziarla tutta con emissione monetaria, senza tasse.

Ma la spesa pubblica non è il 3% del PIL. E’ oltre il 40%. Quindi la situazione a cui puntare è, ad esempio, spesa pubblica al 43% del PIL, tasse (più esattamente, entrate pubbliche totali) al 40%.

Immettendo nel sistema economico, in un anno, moneta per il 43% del PIL (tramite spesa pubblica effettuata senza tassare), si produrrebbe un pauroso eccesso di domanda, nonché un altissimo livello di inflazione.

Per cui le tasse devono esistere, già per questo solo motivo.

Poi ci sono altre due finalità: la redistribuzione del reddito in senso (si spera) progressivo e a tutela dell’equità sociale.

E l’esigenza di dare valore alla moneta fiat, rendendola accettata per assolvere obbligazioni d’imposta.

Qui ci si riallaccia al tema Moneta Fiscale / CCF, ovviamente…