Visto che me l’hanno
chiesto in parecchi…
A me stupisce lo
stupore. Se uno stato fissa un rapporto di cambio con una moneta estera perché la
sua si sta rivalutando eccessivamente, vuol dire che sta contrastando una
tendenza naturale.
Mi sembra
addirittura banale. Nel 2011 gli svizzeri hanno bloccato il cambio a 1,20
contro euro perché le loro imprese e il loro settore turistico stavano subendo
gli effetti, in quel momento, di una rivalutazione troppo rapida. Ma la
tendenza era in quella direzione e mi pareva assolutamente chiaro che il “peg”
non sarebbe durato all’infinito.
Se non ci
credete, vi fornisco i nomi di qualche dozzina di persone a cui ho suggerito di
comprare franchi svizzeri. Non si rischiava assolutamente nulla. Rendono zero
ma rende zero anche l’euro. Il “peg” prima o poi sarebbe stato rimosso e il
cambio sarebbe immediatamente salito. A quanto ? anche qui era facile dire:
circa a 1, il livello che il franco aveva già quasi raggiunto nel 2011.
Molto più
difficile è prevedere la data in cui la rimozione del “peg” si verifica. Al
massimo qui mi ero azzardato a ipotizzare una data limite. Pochi giorni fa, a
un amico avevo detto 30 giugno 2017. La realtà è stata parecchio più veloce…
Adesso in molti
parlano di gravi danni all’economia svizzera. Ma nel frattempo si è rivalutato
il dollaro, che per le esportazioni elvetiche oggi pesa almeno tanto quanto l’euro.
Ed è crollato il petrolio.
I danni francamente
sono gestibili senza difficoltà. Industriali e operatori turistici svizzeri
stanno strillando, ma basta che gli venga concessa una riduzione (per esempio)
di tasse e contributi sui costi di lavoro per parare il colpo. Un paese che
stampa la sua moneta, che attualmente non sta facendo deficit spending e che
emette debito a tassi negativi (!) ha zero problemi ad attuare un’azione di
questo tipo. Gli strilli delle aziende svizzere servono, banalmente, a ottenere
qualcosa di più e non qualcosa di meno di quanto loro necessario. Tutto il
mondo è paese…