In merito al mio post precedente, Matteo Thomann correttamente mi faceva notare che, nel
valutare l’andamento della spesa pubblica e del PIL, occorre anche tenere conto
del rapporto tra i due, e del confronto dell’incidenza percentuale (della spesa
sul PIL, appunto) tra i vari paesi.
Nel campione
esaminato (dati Eurostat e FMI) i due paesi che hanno ridotto la spesa pubblica
in termini reali:
Spesa pubblica (mld € costanti 2013)
|
2007
|
2013
|
Variazione
| ||
Germania
|
1.143
|
1.224
|
7,1%
| ||
Francia
|
1.074
|
1.176
|
9,6%
| ||
Italia
|
814
|
789
|
-3,0%
| ||
Spagna
|
425
|
458
|
7,7%
| ||
Irlanda
|
65
|
70
|
8,0%
| ||
Grecia
|
113
|
106
|
-6,0%
|
||
sono Italia e
Grecia, ovvero quelli dove si è verificata la peggiore contrazione di PIL:
Variazione PIL reale
|
2013 vs 2007
|
Media annua
| ||
Germania
|
4,2%
|
0,7%
| ||
Francia
|
0,9%
|
0,2%
| ||
Italia
|
-8,7%
|
-1,5%
| ||
Spagna
|
-5,7%
|
-1,0%
| ||
Irlanda
|
-7,6%
|
-1,3%
| ||
Grecia
|
-23,6%
|
-4,4%
|
||
E’ tuttavia anche
vero che il paese dove l’incidenza della spesa pubblica sul PIL è cresciuta
meno, ed è comunque una delle più basse del campione, è anche quello che ha
registrato l’andamento economico migliore (o, detto altrimenti, è l’unico a non
essere nei guai…). Si parla naturalmente della Germania.
Spesa pubblica / PIL
|
2007
|
2013
|
Variazione
| ||
Germania
|
43,5%
|
44,7%
|
1,2%
| ||
Francia
|
52,6%
|
57,1%
|
4,5%
| ||
Italia
|
47,6%
|
50,6%
|
3,0%
| ||
Spagna
|
39,2%
|
44,8%
|
5,6%
| ||
Irlanda
|
36,7%
|
42,9%
|
6,2%
| ||
Grecia
|
47,5%
|
58,5%
|
11,0%
|
||
Ora, è molto
facile prendere questi dati e saltare alla conclusione che la disciplina nel
contenimento della spesa pubblica aiuta l’economia. Ma è anche molto facile
confutare questa affermazione. Se Italia e Grecia hanno ridotto la spesa (in
termini reali) ma nello stesso tempo la spesa pubblica è cresciuta in rapporto
al PIL, questo è dovuto, banalmente, al fatto che è caduto il denominatore del
rapporto.
Non abbiamo,
quindi una conferma della tesi che meno spesa pubblica => più crescita. Casomai
osserviamo che in una situazione di domanda depressa, la riduzione di spesa tende
ad abbassare il PIL e ad aumentare il rapporto spesa pubblica / PIL, invece di ridurlo.
Naturalmente, il
“miracolo tedesco” (aver superato la crisi e ottenuto una decente crescita del
PIL, senza mettere in atto grossi incrementi di spesa pubblica) ha un’origine ben
nota, i surplus commerciali:
Saldo partite
| |||
Media 2008 - 2013 (% PIL)
|
correnti
| ||
Germania
|
6,7%
| ||
Francia
|
-1,7%
| ||
Italia
|
-1,9%
| ||
Spagna
|
-3,9%
| ||
Irlanda
|
0,9%
| ||
Grecia
|
-8,0%
|
||
En passant,
questa brillante prestazione della Germania implica la violazione dei trattati
europei. Come è noto a molti (ma non a tutti) non esiste solo il limite del 3%
per il rapporto annuo tra deficit pubblico e PIL. Esiste anche (tra le altre
cose) una soglia massima del 6% per quanto attiene a surplus commerciale / PIL.
La Germania viola sistematicamente questa soglia senza che questo turbi i sonni
di nessuno a Bruxelles, pare.
Ma lasciamo pure
da parte i trattati. La sintesi di quanto sopra è: puoi superare una pesante
crisi di domanda, originata dagli eventi del 2008 (culminati nel fallimento
Lehman) e puoi anche farlo senza attuare grossi incrementi di spesa pubblica e
di deficit pubblico. Lo puoi fare se hai grosse eccedenze negli scambi con l’estero.
Dovrebbe essere
però evidente (ma pare di no…) che le eccedenze di qualcuno sono deficit di
qualcun altro. Infatti in questo periodo la Germania è stata in surplus e il
resto dell’Eurozona in deficit fino al 2011. Dal 2012 in poi il deficit del
resto dell’Eurozona si è, sostanzialmente, azzerato, e la Germania ha continuato
a fare surplus a fronte dell’incremento di deficit commerciale da parte del
resto del mondo – il che non ha mancato di suscitare lamentele da parte di
asiatici e americani.
Il punto chiave
è che il governo tedesco continua a ripetere che il resto dell’Eurozona può
uscire dalla crisi seguendo l’esempio della Germania. E’ un'affermazione insensata per vari motivi: uno dei principali è che saldi commerciali attivi del
6-7% ottenuti da un paese di 80 milioni di persone sono tollerabili (non senza
mugugni) da parte del resto del mondo. Ottenuti da un’area economica di 330 milioni
di persone, no.
La crisi dell’Eurozona
si risolve solo con un grande rilancio della domanda interna dell’Eurozona
stessa. Il dibattito rilevante è sui meccanismi da adottare e sugli equilibri
interni da tutelare. Sul piano tecnico, le soluzioni esistono.
Sul piano politico,
stiamo dove stiamo… da nessuna parte, per ora.