I mercati seguono
con il fiato sospeso il braccio di ferro tra Mario Draghi e Jens Weidmann.
Riuscirà il presidente BCE a superare le resistenze della Bundesbank e ad avviare
un programma di acquisto di titoli di Stato ?
La suspense è
degna di miglior causa. L’euro-QE è, infatti, sostanzialmente inutile. Se la BCE
compra titoli ma i governi sono comunque costretti a rispettare i vincoli di
bilancio imposti dalla UE, non c’è immissione di potere d’acquisto nell’economia
reale: produzione, occupazione e prezzi non ripartono.
La crisi può essere
invece risolta con un altro tipo d’intervento, che non richiede l’azione della
BCE: è, al contrario, attivabile dai singoli governi.
E’ l’emissione
di una Moneta Fiscale a circolazione interna, descritta nell'Appello recentemente elaborato da Biagio Bossone, Luciano Gallino, Enrico Grazzini,
Stefano Sylos Labini e dal sottoscritto.
La Moneta
Fiscale assumerebbe la forma di Certificati di Credito Fiscale (CCF): titoli
assegnati gratuitamente a un’ampia gamma di soggetti, e utilizzabili per pagare,
in futuro, tasse e ogni altra forma di obbligazione finanziaria verso il
settore pubblico (imposte, contributi, accise, multe ecc.).
I CCF sarebbero
utilizzabili 24 mesi dopo la loro assegnazione. Si evitano così squilibri nei
flussi statali di incassi e pagamenti in euro, dando tempo all’economia di
ripartire e generare il maggior gettito che compenserà, a scadenza, l’utilizzo
dei CCF.
Per il ricevente,
tuttavia, i CCF hanno valore immediato: un CCF con un valore certo a 24 mesi di
distanza potrà essere ceduto sul mercato, ottenendo euro a fronte della
concessione di uno sconto finanziario (rispetto al valore facciale) in linea
con quello di un CTZ. Con ogni probabilità si svilupperanno anche transazioni regolate
direttamente in CCF.
I CCF saranno in
primo luogo attribuiti a lavoratori e aziende. Le assegnazioni alle aziende
avverranno in funzione dei loro costi di lavoro, abbassando quindi il cuneo
fiscale. La competitività delle aziende italiane migliorerà immediatamente,
evitando squilibri nei saldi commerciali esteri a seguito delle maggiori
importazioni che una forte ripresa economica di regola produce.
La quantità
annua di CCF assegnati potrà essere inizialmente di 90 miliardi ed accrescersi
fino a massimi 200. Ciò consente di accrescere le retribuzioni nette fino al
20% (per i livelli medio-bassi), diminuendo nello stesso tempo di un’analoga
percentuale il costo del lavoro lordo per le aziende. Fino a 50 miliardi complessivi
su 200 possono inoltre essere destinati a pensionati, disoccupati e altre
categorie disagiate, e ad investimenti in opere di pubblica utilità.
Il progetto
prevede anche di introdurre titoli di Stato espressi in Moneta Fiscale (cosiddetti
BTP fiscali: in pratica, CCF di più lunga durata) per rifinanziare, nella
maggior misura possibile, l’attuale debito pubblico via via che scade. Potranno
anche essere offerte opzioni volontarie di conversione del debito attuale, in
anticipo rispetto alla scadenza.
L’insieme di
questi interventi consente di pareggiare il bilancio pubblico, con riferimento
al saldo tra spese e incassi in euro. E anche di ridurre il rapporto debito
pubblico / PIL come previsto dal Fiscal Compact, precisando però che il debito
pubblico è quello vero, quello cioè
da rimborsare in euro: CCF e BTP fiscali esclusi.
Questo tutela
fortemente creditori e partner dell’eurozona. Cala rapidamente il debito a
rischio di default (CCF e BTP fiscali, non essendo da rimborsare bensì essendo
accettati, a scadenza, per onorare obbligazioni finanziarie verso lo Stato, non
sono soggetti a questo rischio).
Il tutto senza “rompere” l’euro e senza chiedere
alla Germania di riequilibrare l’assetto dell’Eurozona mediante azioni per lei inaccettabili
(non le si chiedono trasferimenti finanziari, né di inflazionare di prezzi e
salari).