venerdì 21 novembre 2014

Moneta fiscale per rilanciare l’economia


L’euro com’è oggi non funziona

Differenze di competitività tra paesi si scaricano sulle retribuzioni.

Vincoli a rilanciare le economie anche quando il rischio è la deflazione e non l’inflazione.

 

Rompere l’euro tuttavia è inefficiente e pericoloso

Difficilissimo attuarlo di sorpresa: rischio di caos sui mercati finanziari.

Incertezze giuridiche, azioni di rivalsa dei creditori.

 

Il debito pubblico è un vincolo soprattutto quando è espresso in una valuta che non si emette

I mercati finanziari possono imporre oneri per interessi che affondano le economie.

 

Serve una moneta nazionale che affianca l’euro

Per espandere la domanda e creare occupazione.

Per ridurre le tasse.

Per convertire / rifinanziare il debito pubblico in moneta nazionale.

 

Certificati di Credito Fiscale (CCF)

Assegnati gratuitamente a lavoratori, aziende, pensionati, disoccupati.

Utilizzati anche per pagare investimenti di pubblica utilità e spese sociali.

A partire da due anni dopo l’assegnazione, il ricevente può usarli per pagare tasse (e qualsiasi altra obbligazione finanziaria verso la pubblica amministrazione).

Liberamente trasferibili: il ricevente può trasformarli in euro vendendoli sul mercato, con un sconto finanziario a tassi circa in linea con BOT / BTP.

Il recupero di domanda e PIL crea maggiori entrate fiscali nei due anni e compensa l’utilizzo dei CCF.

 

Non si creano sbilanci nei saldi commerciali esteri

La domanda interna aumenta, quindi anche le importazioni.

Ma le aziende italiane, cui spettano assegnazioni di CCF, riducono i costi e diventano più competitive.

Un effetto compensa l’altro: i saldi esteri rimangono in equilibrio.

 

BTP fiscali

I titolari di debito pubblico hanno l’opzione (non l’obbligo) di convertire i loro titoli in BTP fiscali, con un premio sul tasso purché accettino scadenze più lunghe.

Viene meno la pressione al ribasso sui titoli esistenti in caso di turbolenze finanziarie (c’è l’opzione di convertirli in moneta fiscale, che ha sempre un valore).

Anche gli interessi e il rimborso del capitale dei BTP fiscali avverrà in moneta fiscale, utilizzabile per pagare le tasse (come per i CCF).

In futuro, verranno emessi sempre meno titoli di Stato “tradizionali” e sempre più BTP fiscali.

 

La riforma non “rompe” l’euro

Ma rilancia immediatamente la domanda e riduce la fiscalità.

E trasforma rapidamente il debito pubblico in titoli che non hanno rischio di default.

 

Il Fiscal Compact è ineseguibile

Condannerebbe l’Italia alla depressione perenne, e la riduzione del rapporto debito pubblico / PIL non verrebbe comunque ottenuta (crollo del denominatore).

 

Ma la riforma ottiene il risultato per cui il Fiscal Compact è stato concepito

Rapida riduzione del debito pubblico a rischio di default.

Grazie alla ripresa dell’economia (CCF) e alla conversione / rifinanziamento del debito (BTP fiscali).

11 commenti:

  1. Il Fiscal Compact è anche in conflitto con il TFEU...

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  2. il punto 3 è falso
    non è che se emetti moneta allora il debito non è più un problema. eppoi l'italia emette già moneta si chiama euro.

    il punto 5 è un controsenso
    ammettete l'esistenza di un mercato e al tempo stesso date per certo un eventuale sconto con bot e btp. prevedete i mercati del futuro?

    il punto 6 non è prevedibile
    alzare una barriera commerciale è facilissimo come sanno gli esportatori italiani. bastano 5 minuti e le merci rimangono ferme alla dogana bloccate dando il via al caos politico e sui mercati. spingerà le aziende a delocalizzare fuori dall'italia pur di non subire "l'embargo".

    il punto 8 è falso
    qualsiasi cosa metta in dubbio l'euro come progetto futuro ne mina la sua credibilità dando il via alla corsa agli sportelli come stava iniziando ad accadere nel 2011.

    il punto 9 non è esatto
    il fiscal compact è eseguibile se i paesi cambiano il welfare a favore di tutti e non a favore di una classe di privilegiati. in tal caso aumenterà la platea dei consumatori ma con minore potere di acquisto e quindi senza inflazione.

    il punto 10 è un sogno
    l'italia ha centinaia di miliardi di debito all'estero. non ha alcuna voce in capitolo. e se prova a parlare ti zittiscono in 2 secondi come si fa con un cagnolino.

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  3. "Non è che se emetti moneta allora il debito non è più un problema. eppoi l'italia emette già moneta si chiama euro."
    Il problema viene meno perché emettendo moneta (cosa che oggi NON può fare) l'Italia può rilanciare PIL e occupazione. L'Italia non emette euro, li prende a prestito.

    "Ammettete l'esistenza di un mercato e al tempo stesso date per certo un eventuale sconto con bot e btp. prevedete i mercati del futuro?"
    No, ci limitiamo a fare ipotesi ragionevoli, che funzionano anche prendendo grossi margini di cautela.

    "Alzare una barriera commerciale è facilissimo come sanno gli esportatori italiani. bastano 5 minuti e le merci rimangono ferme alla dogana bloccate dando il via al caos politico e sui mercati. spingerà le aziende a delocalizzare fuori dall'italia pur di non subire "l'embargo"."
    Non si parla di alzare barriere commerciali ma di far costare meno il lavoro riducendo il carico fiscale.

    "Qualsiasi cosa metta in dubbio l'euro come progetto futuro ne mina la sua credibilità dando il via alla corsa agli sportelli come stava iniziando ad accadere nel 2011."
    La corsa agli sportelli può ripartire in qualsiasi momento se viene meno il whatever it takes di Draghi. Proprio un progetto come il nostro è quanto serve a eliminare rischi del genere, i cui presupposti a tutt'oggi sono assolutamente non risolti.

    "Il fiscal compact è eseguibile se i paesi cambiano il welfare a favore di tutti e non a favore di una classe di privilegiati. in tal caso aumenterà la platea dei consumatori ma con minore potere di acquisto e quindi senza inflazione."
    I privilegi vanno combattuti ma le minori spese necessarie (ceteris paribus) a onorare il fiscal compact richiederebbero interventi così massicci (oltre che iniqui e antisociali) da far collassare il PIL.

    "L'italia ha centinaia di miliardi di debito all'estero. non ha alcuna voce in capitolo. e se prova a parlare ti zittiscono in 2 secondi come si fa con un cagnolino."
    Il debito estero italiano è molto inferiore (in percentuale rispetto al PIL) rispetto per esempio alla Spagna. E oggi siamo in surplus commerciale. La ripartenza dell'economia ottenuta mediante la riforma proposta non crea assolutamente dubbi sulla solvibilità dell'Italia riguardo al debito estero.

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    1. l'italia emette moneta e la presta a se stessa. lo stato detiene le riserve auree ed è azionista della banca centrale a sua volta azionista della bce. ma non può stampare in regime di monopolio proprio per impedire che possa distruggere l'italia stessa. come già avvenuto in passato diverse volte. il fatto che gli stati stiano creando problemi all'euro (l'italia sprecona perché non fa riforme e la germania cretina perché pretende riforme togliendo soldi invece di darli) non vuol dire che l'euro abbia colpe.

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    2. Sono d'accordo su una cosa: l'euro potrebbe non far danni con altri meccanismi di funzionamento. E infatti la nostra proposta cambia i meccanismi senza romperlo. Vie ce ne sono anche altre, come si spiegava qui. Faccio notare comunque che sono vie per rendere inoffensiva una cosa che, comunque, sul piano dell'equità e dell'efficienza economica, è comunque inutile...

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  4. Chiedo scusa, ma non capisco un passaggio. Il ricevente può utilizzarli per pagare la pubblica amministrazione o venderli sul mercato se questi fossero richiesti ad un prezzo più alto del nominale. Ma cosa farebbe alzare il loro prezzo sul mercato? Perché altri soggetti dovrebbero volerli accumulare? Non per sostituire la liquidità in quanto la userebbero per comprarli. Se fossero scontati rispetto al valore nominale non sarebbero conveniente per i riceventi cederli.

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    1. Il ricevente se li vede assegnare gratuitamente, quindi beneficia di un consistente arricchimento anche se li vende a un valore inferiore al facciale. Ad esempio, un lavoratore dipendente che aveva, prima, una retribuzione di 1.500 euro, continua a ricevere 1.500 euro mensili più 300 CCF. Se converte i CCF in euro vendendoli sul mercato con uno sconto, per esempio, del 6%, ottiene 282 euro. La sua retribuzione totale effettiva aumenta comunque in modo considerevole: da 1.500 euro a 1.782 euro.

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    2. Grazie per la spiegazione. Mi scusi ma se insisto è perché la proposta mi piace molto e vorrei capirla a fondo. Se il lavoratore usa i 300euro di CCF per pagare altre tasse non IRPEF (tasi, tarsu, multe) senza venderli ottiene una reddito complessivo di 1.800 ma non mette in circolazione i CCF.

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    3. Non li mette in circolazione, ma a quel punto gli rimangono in tasca gli euro che altrimenti avrebbe utilizzato per pagare le altre tasse ! il suo patrimonio aumenta, il suo reddito disponibile anche e quindi la sua propensione alla spesa.

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