venerdì 12 febbraio 2016

Che cosa dovrebbe dire Draghi il prossimo 10 marzo



per stabilizzare i mercati finanziari, e anche per ottenere benefici tangibili riguardo all’evoluzione economica dell’Eurozona ?

Di sicuro, nel corso del prossimo comitato di politica monetaria della BCE (previsto appunto per il 10 marzo) verranno annunciati ulteriori potenziamenti del programma di Quantitative Easing – incremento di dimensioni, allungamento della durata, possibile estensione delle tipologie di attività finanziarie acquistabili.

Inoltre, i tassi d’interesse applicati ai depositi degli istituti di credito presso la BCE verranno ulteriormente abbassati, o più esattamente verranno resi ancora più negativi.

In pratica, una replica di quanto già fatto a dicembre scorso, in misura più accentuata – soddisfacendo quindi le aspettative del mercato (che allora erano state parzialmente disattese).

Quanto sopra è sostanzialmente certo, ma purtroppo è anche pressoché inutile.

Le attuali turbolenze dei mercati finanziari, e i segnali di rallentamento dell’economia reale, nascono dalla carenza di domanda e dall’insufficiente potere d’acquisto presente nel sistema economico, a cui si sono aggiunti fattori di notevole incertezza riguardo alla stabilità del sistema bancario.

Questi ultimi fattori d’incertezza sono strettamente connessi al quadro depresso in cui si trova, ormai da sette anni, l’economia dell’Eurozona – che ha prodotto la crescita dei crediti deteriorati in molti paesi, soprattutto del Sud. Ma anche all’assurda normativa sulle risoluzioni bancarie entrata in vigore il 1° gennaio scorso, che mette potenzialmente a rischio i depositi senza che sia entrato in vigore un adeguato meccanismo di garanzia.

Draghi dovrebbe, de minimis, rilasciare due dichiarazioni.

In primo luogo, affermare che nessuna banca “di rilievo sistemico” è a rischio, e lasciar chiaramente intendere che in nessuna circostanza il sostegno BCE verrà meno. Niente fallimenti e niente bail-in per nessuna azienda di credito di dimensioni minimamente rilevanti, in altri termini.

In secondo luogo, lasciar intravedere la possibilità che l’azione della BCE finalizzata a produrre un incremento dell’inflazione si estenda ad interventi di sostegno del potere d’acquisto di aziende e cittadini.

Azioni che possono prendere la forma di “Helicopter Money” o di programmi di emissione di Certificati di Credito Fiscale nazionali. Che sono in grado non solo di realizzare l’obiettivo BCE di riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%, ma anche e soprattutto di mettere finalmente termine all’Eurocrisi.

Quanto alla prima delle due dichiarazioni, le probabilità che Draghi la rilasci mi appaiono significative, direi anche sopra il 50%.

Quanto alla seconda, le chances sono, almeno per ora, decisamente più basse. Ma vediamo.

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