Trovate a questo link il video del convegno tenuto lo scorso 22 marzo 2024 riguardo a strumenti finanziari d'intervento per affrontare l'emergenza alluvione Emilia-Romagna. Purtroppo non mi è stato possibile essere presente ma il video guardatelo, i contenuti esposti da Fabio Conditi, Fabio Dragoni, Alessandro Ierardi e Fabio Tintori sono MOLTO interessanti.
Blog dedicato al progetto Moneta Fiscale / Certificati di Compensazione Fiscale - MF / CCF), soluzione per la crisi dell'Eurozona. Progetto reperibile in questo post. Cronistoria degli eventi rilevanti qui. I CCF sono anche noti come Certificati di Credito Fiscale.
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domenica 24 marzo 2024
sabato 9 dicembre 2017
CCF e Minibot: massimizzare l’impulso fiscale
Non ci sono ovviamente
certezze, ma esiste una significativa probabilità che le prossime elezioni
politiche diano alla coalizione di centrodestra la maggioranza dei seggi in Parlamento.
Se un governo di
centrodestra si formerà, il tema chiave sarà il rilancio dell’economia e l’uscita
dalla depressione economica che affligge l’Italia ormai da quasi dieci anni. Il
che richiede di risolvere la crisi di domanda, attuando un significativo
impulso fiscale: in parole semplici, più potere d’acquisto a cittadini e
aziende, più investimenti pubblici e più spesa sociale.
I vincoli
disfunzionali dell’Eurosistema hanno, dal 2011 in poi, forzato l’Italia ad
adottare politiche procicliche, con risultati catastrofici. Questi vincoli
devono essere superati.
Tuttavia, per citare un tweet di pochi giorni fa del responsabile economico della Lega - Claudio Borghi - "l'uscita dall'euro necessita di un consenso popolare che ora non c'è. Bisogna prepararsi gli strumenti."
Personalmente non giurerei che il consenso popolare non ci sia. Non escludo che un referendum sull'euro possa (potrebbe) esprimere una maggioranza favorevole all'uscita. Ma non rileva, perché l'uscita dall'euro mediante referendum è, in pratica, irrealizzabile: la maggioranza per il breakup dovrebbe quindi formarsi in Parlamento, dove i numeri non ci saranno neanche dopo lo elezioni.
Tuttavia, per citare un tweet di pochi giorni fa del responsabile economico della Lega - Claudio Borghi - "l'uscita dall'euro necessita di un consenso popolare che ora non c'è. Bisogna prepararsi gli strumenti."
Personalmente non giurerei che il consenso popolare non ci sia. Non escludo che un referendum sull'euro possa (potrebbe) esprimere una maggioranza favorevole all'uscita. Ma non rileva, perché l'uscita dall'euro mediante referendum è, in pratica, irrealizzabile: la maggioranza per il breakup dovrebbe quindi formarsi in Parlamento, dove i numeri non ci saranno neanche dopo lo elezioni.
Il nuovo governo
dovrà quindi avere a disposizione gli strumenti per superare le eurodisfunzioni
e per attivare un forte impulso sulla domanda, senza mettere in conto la
rottura dell’euro.
E le idee sul
tappeto, se non mi è sfuggito qualcosa, sono due: i Minibot proposti da Borghi
da un lato; e il progetto CCF / Moneta Fiscale che sto sviluppando e
promuovendo – con il sostegno e il contributo di un ampio e via via crescente gruppo di economisti e di ricercatori – da ormai cinque anni, dall’altro.
I due progetti non sono affatto incompatibili. Possono
coesistere e rafforzarsi vicendevolmente.
I Minibot sono
titoli cartacei, simili a banconote, da assegnare a titolari di crediti verso
il settore pubblico (crediti originati, ad esempio, a seguito di detrazioni o
rimborsi d’imposta, o per forniture a enti pubblici). Sono utilizzabili per
pagare tasse e imposte. E non sono debito pubblico aggiuntivo in quanto “cartolarizzano”
debiti già esistenti.
I CCF sono
invece titoli emessi dallo Stato e assegnati senza corrispettivo a una pluralità
di soggetti – lavoratori a titolo di integrazione retributiva, aziende per
ridurre il cuneo fiscale effettivo, pensionati, cittadini in condizioni di
disagio economico-sociale. Possono anche essere utilizzati per cofinanziare
investimenti pubblici e interventi di spesa sociale. Danno diritto a riduzioni
fiscali future e sono liberamente negoziabili tra privati. Non creano debito
pubblico aggiuntivo all’atto dell’emissione perché, ai sensi dei principi contabili internazionali recepiti anche da Eurostat, non c’è debito se non
sussiste impegno al rimborso “cash” da parte dell’emittente del titolo.
L’utilizzo
congiunto dei due strumenti, dicevo, può rafforzare l’efficacia di entrambi. Ad
esempio: i CCF sono utilizzati per ridurre i pagamenti d’imposta a partire da
due anni dopo l’assegnazione. L’effetto espansivo dell’emissione di CCF ha così
tempo di produrre un incremento del PIL e (conseguentemente) delle entrate
statali lorde, sufficiente a compensare gli sconti fiscali ottenuti dai
titolari dei CCF.
Ora, se
contestualmente all’emissione dei CCF già circolano i Minibot, il CCF diventerà
ancora più simile a un normale CTZ a due anni. L’unica differenza sarà che il
titolare del CTZ riceve euro a scadenza, mentre il CCF dopo due anni si converte
in un Minibot (e da quel momento dà diritto agli sconti fiscali). In pratica, l’abitudine
a utilizzare i Minibot consolida anche l’accettazione dei CCF.
Nell’eventualità
in cui vengano introdotti i Minibot ma
non i CCF, mi pare invece necessario valutare le dimensioni dell’impulso
fiscale che verrebbe effettivamente conseguito.
I CCF sono uno
strumento di Moneta Fiscale “fiat”, che lo Stato può creare e allocare nelle
dimensioni più opportune.
I Minibot invece
verrebbero attribuiti a chi già detiene un credito verso la pubblica
amministrazione. Borghi ha quantificato l’ammontare di questi crediti in circa
70 miliardi, che sono una dimensione rilevante. Ci sono però alcuni temi da analizzare
(ringrazio Fabrizio Vanzan e Marco Quaglierini per una serie di riflessioni sul
tema).
I crediti verso
la pubblica amministrazione, per forniture o per rimborsi d’imposta, nascono da
un’autocertificazione. Detto altrimenti: il mio titolo di credito proviene dall’aver
emesso una fattura (nel primo caso) o dall’aver presentato una dichiarazione d’imposta
da cui risulta una posizione a credito (nel secondo).
Ora, questi
crediti non possono essere pagati (in euro o anche in Minibot) per il semplice
fatto che qualcuno emetta una fattura o presenti una dichiarazione. Devono
essere preventivamente verificati e dichiarati esigibili. Altrimenti il rischio
di abusi diventerebbe ingestibile.
Nel momento in
cui l’esigibilità è certa, tuttavia, in molti casi è possibile – per l’azienda
titolare di un credito di fornitura – farsi anticipare l’importo da una banca. E
comunque i tempi residui di attesa per ottenere l’incasso spesso non sono molto
elevati.
Sia il
fornitore, che il contribuente titolare di un credito, inoltre, non
necessariamente espandono la loro spesa nel momento in cui ricevono il
pagamento. L’azienda fornitrice riceve liquidità e questo naturalmente è
gradito, specialmente se si trova in condizioni finanziarie non floride. Ma non
ne segue un aumento della domanda per i suoi prodotti: quindi non c’è incentivo
ad assumere e a investire.
Potrebbe essere maggiore
l’incentivo a spendere nel caso di un contribuente che riceve Minibot subito,
invece di aspettare qualche anno per ottenere il rimborso in euro. Però va
visto di chi, in pratica, si tratta. Una persona agiata che riceve 10.000 Minibot,
invece di risparmiare mille euro di tasse all’anno nei dieci anni successivi
(perché aveva diritto, ad esempio, a una detrazione per aver effettuato una ristrutturazione
immobiliare), probabilmente non modifica un granché il suo profilo di spesa.
L’emissione di
Minibot, in altri termini, avviene per definizione “ndo cojo, cojo”. Va a una
serie di soggetti che spesso non sono quelli a cui la liquidità serve di più, e
che attiverebbero in modo più accentuato espansioni di domanda.
I Minibot sono quindi un mezzo per introdurre nell’economia uno strumento di pagamento
complementare o alternativo all’euro. Non permettono però un’azione mirata di
politica economica. L’impulso fiscale che producono è difficile da stimare, ma
probabilmente è solo una frazione delle emissioni complessive.
Un’azione mirata
richiede invece uno strumento come i CCF, appunto perché in questo caso si
tratta di uno strumento “fiat”. Lo emetto nelle dimensioni opportune e lo posso
destinare ai soggetti che con maggiore probabilità lo spenderanno – in particolare,
fasce sociali disagiate e lavoratori a basso reddito. Una parte inoltre è allocabile
alle aziende in funzione dei costi di lavoro da esse sostenuti – il che ne
migliora immediatamente la competitività ed evita che l’impulso sulla domanda
si disperda parzialmente a seguito di un peggioramento di saldi commerciali
esteri. Il settore pubblico può anche assumere dipendenti o effettuare
investimenti parzialmente pagati in CCF, generando un’espansione di PIL
immediata, di pari importo.
Queste sono le
condizioni per avviare un immediato, robusto rilancio di domanda, occupazione e
PIL. Che dovrà essere la priorità del prossimo governo.
Lo stesso Berlusconi, rispondendo a un quesito posto da Paolo Becchi e Fabio Dragoni, pochi mesi fa
ha dichiarato che l’obiettivo è disporre di uno strumento per “rilanciare i
consumi e la domanda che sono leve fondamentali per una crescita sostenibile e
duratura del Paese”.
Definiti i dettagli
tecnici, le condizioni per l’accordo tra Forza Italia e Lega, come messo molto
bene in luce da questo articolo di Giuseppe Palma, chiaramente esistono.
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martedì 22 agosto 2017
Centrodestra e Moneta Fiscale
Un articolo di Paolo
Becchi e Fabio Dragoni su “Libero” sta stimolando in questi giorni il dibattito
in merito alle proposte di introduzione di una Moneta Fiscale nazionale per
rivitalizzare l’economia italiana e superare le gravissime (e irrisolte)
disfunzioni dell’Eurosistema.
Becchi e Dragoni, tra le altre, hanno rivolto a Silvio Berlusconi la seguente domanda:
“Visto che sia
Forza Italia che la Lega parlano di doppia moneta, cosa pensa dei cosiddetti Minibot
?”
E Berlusconi ha risposto
in questi termini:
“I Minibot hanno
caratteristiche molto simili a quelle di una nuova moneta emessa dallo Stato. Quindi
non ci vedo una differenza significativa con la proposta di una nuova “lira””.
Fermo restando
(come afferma sempre Berlusconi qualche riga sopra nella sua risposta) che la
finalità è
“rilanciare i
consumi e la domanda che sono leve fondamentali per una crescita sostenibile e
duratura del Paese”.
Il nostro gruppo
di ricerca ha avuto nei mesi scorsi diversi incontri con Renato Brunetta e
alcuni suoi collaboratori, tra cui Paola Tommasi, in merito al progetto Moneta
Fiscale, nella forma dei Certificati di Credito Fiscale.
Minibot e CCF
hanno effettivamente molti punti di contatto. E’ importante però precisare che,
nell’attuale proposta di Claudio Borghi (responsabile economico della Lega) i
Minibot entrerebbero in circolazione mediante assegnazione a creditori del
settore pubblico italiano, in particolare fornitori della Pubblica
Amministrazione.
I Minibot darebbero
diritto al rimborso in euro, ma anche, fin dal momento della loro assegnazione,
a essere utilizzati per effettuare pagamenti verso il settore pubblico, e in
particolare per saldare tasse e imposte.
I Minibot sono
quindi debito pubblico, appunto perché è sempre possibile richiederne il
rimborso in euro. Non incrementano però il debito in circolazione, in quanto “cartolarizzano”
debito che già esiste.
In questa forma,
tuttavia, non raggiungono l’obiettivo di rilanciare consumi e domanda, perché
non si tratta di potere d’acquisto addizionale messo a disposizione degli
individui. Non si interviene neanche sulla competitività delle aziende mediante
intervento sul cuneo fiscale (come previsto nel progetto CCF) e non le si mette
quindi nemmeno in grado di guadagnare mercato nei confronti dei concorrenti
esteri.
Le aziende
trasformano crediti scarsamente liquidi in uno strumento liquido e circolante,
e questo è sicuramente un vantaggio, ma non c’è un’azione di stimolo della
domanda interna e della competitività, e quindi neanche un significativo incentivo a
rilanciare assunzioni e investimenti.
La proposta di
Borghi si comprende, a mio parere, tenendo conto del fatto che non è concepita
come un assetto permanente dell’Eurosistema, ma come un passaggio verso la revisione dei trattati - o il breakup.
I Minibot sono in effetti un mezzo
per introdurre una forma di moneta circolante nazionale. Si introducono, poi si
va a discutere con i partner europei la revisione dei trattati. Se non si trova
un accordo, il fatto che i Minibot già esistano e siano in circolazione crea
uno “scivolo” che rende meno complesso il breakup.
Quest’ultimo
risultato però è ottenuto anche con l’introduzione dei CCF - che in aggiunta creano
uno stimolo adeguato a produrre una vigorosa ripresa dell’economia italiana.
Rispetto al
percorso:
introduco una
forma di Moneta Fiscale per cartolarizzare debito esistente – vado a
rinegoziare i trattati – se non c’è accordo, attivo il breakup utilizzando lo “scivolo”
mi sembra quindi decisamente preferibile quest’altro:
introduco una
forma di Moneta Fiscale per espandere il potere d’acquisto in circolazione,
migliorare la competitività delle aziende, e avviare la ripresa dell’economia –
non vado a chiedere nulla (non c’è nulla da chiedere: i CCF non sono debito) –
in ogni caso, se diventasse necessario, lo “scivolo” comunque è predisposto.
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Stefano Sylos Labini
martedì 22 novembre 2016
Becchi e Dragoni sui CCF
Paolo Becchi –
docente universitario vicino in passato a M5S, oggi alla Lega – e Fabio Dragoni
intervengono su Libero Quotidiano con un articolo che menziona la Moneta Fiscale
parallela, e specificamente i Certificati di Credito Fiscale, come
strumento-ponte per l’uscita dall’euro. Qui il link alla pagina facebook di
Stefano Sylos Labini, che riporta l’articolo.
La mia attività di
proposta e promozione del progetto CCF è partita ormai da più di quattro anni, quindi i segnali d’interesse sono sempre graditi. Diversamente
da Becchi e Dragoni, comunque, ho sempre concepito i CCF come uno strumento che
può convivere con l’euro su base permanente, senza necessariamente doverlo
sostituire.
L’affiancamento e
sostituzione naturalmente è una possibilità, e infatti ne avevo delineato, in
prima approssimazione, i possibili passaggi tecnici. Che cosa si verificherà in
pratica – affiancamento senza o con sostituzione finale – sarà tuttavia la
conseguenza di evoluzioni e decisioni di natura politica.
L’euro è destinato
a essere completamente rimpiazzato dalla moneta nazionale introdotta via CCF ?
è l’opinione non solo di Becchi e Dragoni ma anche, ad esempio, di Enrico
Grazzini e di Giovanni Zibordi. Personalmente non mi ritengo in grado di
stimare la probabilità dei diversi scenari.
Ritengo invece che
la via Moneta Fiscale sia un progetto tecnicamente e operativamente molto più
semplice, rispetto al break-up, per superare le disfunzioni dell’Eurosistema.
Schemi alternativi
(quali la revisione dei vincoli di deficit o l'Helicopter Money effettuata
dalla BCE) esistono in teoria, ma non vedo nessun segno che sia stia formando
un consenso politico, tra gli stati membri dell’Eurozona, per attuarli.
In assenza di
questo consenso politico, la soluzione dell’Eurocrisi non può arrivare che da
azioni unilaterali di singoli stati: quali, appunto, l’introduzione di Moneta Fiscale nazionale.
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