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sabato 9 dicembre 2017

CCF e Minibot: massimizzare l’impulso fiscale

Non ci sono ovviamente certezze, ma esiste una significativa probabilità che le prossime elezioni politiche diano alla coalizione di centrodestra la maggioranza dei seggi in Parlamento.

Se un governo di centrodestra si formerà, il tema chiave sarà il rilancio dell’economia e l’uscita dalla depressione economica che affligge l’Italia ormai da quasi dieci anni. Il che richiede di risolvere la crisi di domanda, attuando un significativo impulso fiscale: in parole semplici, più potere d’acquisto a cittadini e aziende, più investimenti pubblici e più spesa sociale.

I vincoli disfunzionali dell’Eurosistema hanno, dal 2011 in poi, forzato l’Italia ad adottare politiche procicliche, con risultati catastrofici. Questi vincoli devono essere superati.

Tuttavia, per citare un tweet di pochi giorni fa del responsabile economico della Lega - Claudio Borghi - "l'uscita dall'euro necessita di un consenso popolare che ora non c'è. Bisogna prepararsi gli strumenti."

Personalmente non giurerei che il consenso popolare non ci sia. Non escludo che un referendum sull'euro possa (potrebbe) esprimere una maggioranza favorevole all'uscita. Ma non rileva, perché l'uscita dall'euro mediante referendum è, in pratica, irrealizzabile: la maggioranza per il breakup dovrebbe quindi formarsi in Parlamento, dove i numeri non ci saranno neanche dopo lo elezioni.

Il nuovo governo dovrà quindi avere a disposizione gli strumenti per superare le eurodisfunzioni e per attivare un forte impulso sulla domanda, senza mettere in conto la rottura dell’euro.

E le idee sul tappeto, se non mi è sfuggito qualcosa, sono due: i Minibot proposti da Borghi da un lato; e il progetto CCF / Moneta Fiscale che sto sviluppando e promuovendo – con il sostegno e il contributo di un ampio e via via crescente gruppo di economisti e di ricercatori – da ormai cinque anni, dall’altro.

I due progetti non sono affatto incompatibili. Possono coesistere e rafforzarsi vicendevolmente.

I Minibot sono titoli cartacei, simili a banconote, da assegnare a titolari di crediti verso il settore pubblico (crediti originati, ad esempio, a seguito di detrazioni o rimborsi d’imposta, o per forniture a enti pubblici). Sono utilizzabili per pagare tasse e imposte. E non sono debito pubblico aggiuntivo in quanto “cartolarizzano” debiti già esistenti.

I CCF sono invece titoli emessi dallo Stato e assegnati senza corrispettivo a una pluralità di soggetti – lavoratori a titolo di integrazione retributiva, aziende per ridurre il cuneo fiscale effettivo, pensionati, cittadini in condizioni di disagio economico-sociale. Possono anche essere utilizzati per cofinanziare investimenti pubblici e interventi di spesa sociale. Danno diritto a riduzioni fiscali future e sono liberamente negoziabili tra privati. Non creano debito pubblico aggiuntivo all’atto dell’emissione perché, ai sensi dei principi contabili internazionali recepiti anche da Eurostat, non c’è debito se non sussiste impegno al rimborso “cash” da parte dell’emittente del titolo.

L’utilizzo congiunto dei due strumenti, dicevo, può rafforzare l’efficacia di entrambi. Ad esempio: i CCF sono utilizzati per ridurre i pagamenti d’imposta a partire da due anni dopo l’assegnazione. L’effetto espansivo dell’emissione di CCF ha così tempo di produrre un incremento del PIL e (conseguentemente) delle entrate statali lorde, sufficiente a compensare gli sconti fiscali ottenuti dai titolari dei CCF.

Ora, se contestualmente all’emissione dei CCF già circolano i Minibot, il CCF diventerà ancora più simile a un normale CTZ a due anni. L’unica differenza sarà che il titolare del CTZ riceve euro a scadenza, mentre il CCF dopo due anni si converte in un Minibot (e da quel momento dà diritto agli sconti fiscali). In pratica, l’abitudine a utilizzare i Minibot consolida anche l’accettazione dei CCF.

Nell’eventualità in cui vengano introdotti i Minibot ma non i CCF, mi pare invece necessario valutare le dimensioni dell’impulso fiscale che verrebbe effettivamente conseguito.

I CCF sono uno strumento di Moneta Fiscale “fiat”, che lo Stato può creare e allocare nelle dimensioni più opportune.

I Minibot invece verrebbero attribuiti a chi già detiene un credito verso la pubblica amministrazione. Borghi ha quantificato l’ammontare di questi crediti in circa 70 miliardi, che sono una dimensione rilevante. Ci sono però alcuni temi da analizzare (ringrazio Fabrizio Vanzan e Marco Quaglierini per una serie di riflessioni sul tema).

I crediti verso la pubblica amministrazione, per forniture o per rimborsi d’imposta, nascono da un’autocertificazione. Detto altrimenti: il mio titolo di credito proviene dall’aver emesso una fattura (nel primo caso) o dall’aver presentato una dichiarazione d’imposta da cui risulta una posizione a credito (nel secondo).

Ora, questi crediti non possono essere pagati (in euro o anche in Minibot) per il semplice fatto che qualcuno emetta una fattura o presenti una dichiarazione. Devono essere preventivamente verificati e dichiarati esigibili. Altrimenti il rischio di abusi diventerebbe ingestibile.

Nel momento in cui l’esigibilità è certa, tuttavia, in molti casi è possibile – per l’azienda titolare di un credito di fornitura – farsi anticipare l’importo da una banca. E comunque i tempi residui di attesa per ottenere l’incasso spesso non sono molto elevati.

Sia il fornitore, che il contribuente titolare di un credito, inoltre, non necessariamente espandono la loro spesa nel momento in cui ricevono il pagamento. L’azienda fornitrice riceve liquidità e questo naturalmente è gradito, specialmente se si trova in condizioni finanziarie non floride. Ma non ne segue un aumento della domanda per i suoi prodotti: quindi non c’è incentivo ad assumere e a investire.

Potrebbe essere maggiore l’incentivo a spendere nel caso di un contribuente che riceve Minibot subito, invece di aspettare qualche anno per ottenere il rimborso in euro. Però va visto di chi, in pratica, si tratta. Una persona agiata che riceve 10.000 Minibot, invece di risparmiare mille euro di tasse all’anno nei dieci anni successivi (perché aveva diritto, ad esempio, a una detrazione per aver effettuato una ristrutturazione immobiliare), probabilmente non modifica un granché il suo profilo di spesa.

L’emissione di Minibot, in altri termini, avviene per definizione “ndo cojo, cojo”. Va a una serie di soggetti che spesso non sono quelli a cui la liquidità serve di più, e che attiverebbero in modo più accentuato espansioni di domanda.

I Minibot sono quindi un mezzo per introdurre nell’economia uno strumento di pagamento complementare o alternativo all’euro. Non permettono però un’azione mirata di politica economica. L’impulso fiscale che producono è difficile da stimare, ma probabilmente è solo una frazione delle emissioni complessive.

Un’azione mirata richiede invece uno strumento come i CCF, appunto perché in questo caso si tratta di uno strumento “fiat”. Lo emetto nelle dimensioni opportune e lo posso destinare ai soggetti che con maggiore probabilità lo spenderanno – in particolare, fasce sociali disagiate e lavoratori a basso reddito. Una parte inoltre è allocabile alle aziende in funzione dei costi di lavoro da esse sostenuti – il che ne migliora immediatamente la competitività ed evita che l’impulso sulla domanda si disperda parzialmente a seguito di un peggioramento di saldi commerciali esteri. Il settore pubblico può anche assumere dipendenti o effettuare investimenti parzialmente pagati in CCF, generando un’espansione di PIL immediata, di pari importo.

Queste sono le condizioni per avviare un immediato, robusto rilancio di domanda, occupazione e PIL. Che dovrà essere la priorità del prossimo governo.

Lo stesso Berlusconi, rispondendo a un quesito posto da Paolo Becchi e Fabio Dragoni, pochi mesi fa ha dichiarato che l’obiettivo è disporre di uno strumento per “rilanciare i consumi e la domanda che sono leve fondamentali per una crescita sostenibile e duratura del Paese”.

Definiti i dettagli tecnici, le condizioni per l’accordo tra Forza Italia e Lega, come messo molto bene in luce da questo articolo di Giuseppe Palma, chiaramente esistono.


martedì 22 marzo 2016

Guida pratica e sintetica ai CCF

Grazie a Fabrizio Vanzan, tutto quello che è utile avere sulla punta delle dita in merito ai Certificati di Credito Fiscale...




Certificati di Credito Fiscale: espandere la domanda nel rispetto dei Trattati vigenti

Principali caratteristiche dei CCF:
·        sono crediti d’imposta, cioè titoli emessi dal Governo che così offre ai Privati (cittadini e imprese) una riduzione d’imposta differita nel tempo (due anni dall’emissione)
·        sono denominati in euro ma non ledono il monopolio BCE: lo Stato non emette euro ma si impegna a ridurre le imposte per l’ammontare dei CCF
·        non comportano esborsi monetari per lo Stato ma solo l’impegno a ridurre le imposte per il corrispondente valore facciale dei CCF
·        sono titoli infruttiferi, non maturano interessi, lo Stato non può fare default sui CCF, l’ammontare emesso è una percentuale del gettito fiscale previsto
·        al pari di agevolazioni fiscali quali superammortamento et al., rientrano fra le “passività atipiche” per lo Stato, contabilizzate in appositi fondi previsionali, quindi non sono “debito pubblico”, né “deficit”, non sono vincolati dai Trattati Europei né dal pareggio di bilancio in Costituzione
·        sono titoli negoziabili sul mercato, a fronte di uno sconto pro-soluto sul valore facciale, variabile in base al differimento della riduzione d’imposta
·        sono idonei alla circolazione fra privati, in cambio di sconti su valore facciale e/o di beni e servizi
·        sono un “succedaneo monetario circolante”, necessario all’espansione della domanda di consumi e investimenti, per una ripresa strutturale dell’economia, non dipendente da variabili esogene non controllate dal Governo (prezzi materie prime, importazioni di altre Nazioni ecc.)
·        contribuiscono ad aumento PIL e riduzione debito pubblico, in linea con il Fiscal Compact, senza innescare spirali recessive (austerità, tagli di spesa pubblica e aumento tassazione,  minor reddito e patrimonio privato, meno consumi e investimenti, disoccupazione ecc.)
·        sono emessi solo su base nazionale (eventualmente locale), agiscono su domanda interna, non comportano squilibri nei conti con l’estero (grazie all’azione anche sul cuneo fiscale, vedi seguito).

Applicazioni pratiche; i CCF sono flessibili e applicabili in vari modi, quello originario prevede:
·        incremento del potere d’acquisto dei lavoratori a basso reddito, mediante assegnazione di CCF (in pratica, qualcosa di simile agli 80 euro di Renzi)
·        riduzione del costo lordo del lavoro (cuneo fiscale): ogni datore di lavoro riceverebbe CCF in una percentuale prestabilita
·        altre azioni di sostegno della domanda: integrazioni pensionistiche, sussidi di disoccupazione, investimenti pubblici, lavori di pubblica utilità, politica industriale ecc.
·        positivi precedenti storici (uscita della Germania dalla “deflazione di Bruning”)

Obiettivi; l’economia nazionale conseguirebbe significativi risultati quali:
·        aumento domanda interna
·        miglioramento competitività aziende
·        piena sostenibilità: lo sconto d’imposta differito è compensato dall’aumento della base imponibile; nessun rischio inflativo (i CCF servono a riattivare capacità produttiva sotto-utilizzata, all’aumento della circolazione dei CCF corrisponde un aumento della produzione-stock di beni e servizi, non un aumento dei prezzi).

Clausole di salvaguardia non-procicliche; sfasamenti rispetto alle previsioni di recupero del PIL e del gettito sono agevolmente gestibili:
·        estensioni nelle scadenze di utilizzo dei CCF su base volontaria, offrendo un interesse
·        collocamento di CCF di lunga scadenza per rimborsare debito in euro
·        in casi estremi (molto improbabili) tagli di spesa o incrementi di imposta compensati da erogazioni addizionali di CCF, senza gli effetti depressivi delle manovre 2011-2012  

Approfondimenti:

CCF, articoli su Il Sole 24 Ore online:
Il Vice-Direttore de Il Sole 24 Ore Alessandro Plateroti intervista Marco Cattaneo, 26.2.2016:

CCF, bibliografia essenziale:

CCF, il sostegno di Mediobanca:

Altri link utili:
·        Sito aziendale: www.cpi-pe.com
·        Eurocrisi: www.cpi-pe.com/l-eurocrisi/ 
·        Blog: bastaconleurocrisi.blogspot.it/

Profilo di Marco Cattaneo
nato a Magenta (MI) nel 1962. Laureato a pieni voti in economia aziendale (Bocconi 1985).
Tra il 1985 e il 1994, ho ricoperto cariche nell’area pianificazione, controllo, finanza aziendale e finanza straordinaria presso il Gruppo Montedison.
Dal 1995 gestisco fondi e rappresento primari investitori internazionali in operazioni di private equity. Nella mia qualità di amministratore delegato di LBO Italia (1995-2007) e di presidente di CPI Private Equity (dal 2008 in poi) ho finalizzato dodici operazioni di investimento in società imprenditoriali italiane di dimensione compresa tra i 10 e i 50 milioni di euro di fatturato, e ne ho supervisionato gestione e valorizzazione.

sabato 5 marzo 2016

Demurrage e dintorni

Fabrizio Vanzan e Francesco Chini, attivisti–divulgatori della Mosler Economics, mi hanno sottoposto alcune idee ed elementi di riflessione in merito alla possibile emissione di CCF “deperibili”: che poi è un applicazione del demurrage teorizzato e proposto, in particolare, da Silvio Gesell.

Nelle parole di Fabrizio:

“…l’esistenza stessa di scadenze ed importi variabili, peraltro decrescenti, renderebbe più “complessa” la contabilizzazione del debito, ergo potrebbe facilitare l’emissione dei CCF senza iscrizione al passivo…”.

Fabrizio e Francesco si preoccupano qui del trattamento contabile dei CCF, cioè del fatto che siano da computare ai fini del calcolo di deficit e debito pubblico nel momento in cui vengono emessi.

A me, tuttavia, appaiono molto persuasivi gli argomenti sintetizzati in vari post, questo e questo in particolare, nonché le verifiche che abbiamo effettuato (soprattutto grazie al lavoro di Massimo Costa) alla luce di trattati UE e regolamenti Eurostat. La natura non debitoria del CCF mi sembra argomentata e riscontrata in modo molto convincente.

Ancora più rilevante è il concetto che il progetto CCF, integrato dalle clausole di salvaguardia non-procicliche, permette l’avvio di una forte ripresa economica senza che, in nessuna circostanza plausibile, il debito pubblico che può causare un evento di default (o, alternativamente, che deve essere garantito dalla BCE) sia mai destinato ad aumentare in rapporto al PIL. Vedi questo post per alcune considerazioni sul tema.

Se il governo italiano (o di qualsiasi altro stato membro dell’Eurozona) ha la volontà politica di uscire dai vincoli dell’austerità e di avviare una forte ripresa, con il progetto CCF può farlo. E nello stesso tempo consegue tutti i risultati sostanziali che il Fiscal Compact e gli altri meccanismi di funzionamento dell’Eurosistema si propongono di ottenere (senza peraltro riuscirci, nel contesto attuale): ridurre i rischi di insolvenza sul debito pubblico, e l’ammontare delle relative garanzie.

Se questa volontà politica non esiste, è un altro discorso… ma a quel punto non sblocchiamo certo la situazione utilizzando varianti tecniche.

Aggiungo che il demurrage è un’idea sulla quale ho sempre avuto parecchie perplessità. Una moneta che perde di valore nel tempo ha un valore economico, mi pare, molto inferiore al suo importo facciale di partenza, il che riduce di parecchio la valenza espansiva della sua emissione ed assegnazione.

E sull’effetto espansivo del puro e semplice incremento della velocità di circolazione mi pare che ci sia un equivoco, per i motivi che spiegavo nel post linkato.

A quanto mi risulta, in effetti, la moneta complementare credo di maggior successo mai emessa (e tuttora attivamente circolante), il WIR elvetico, prevedeva inizialmente un meccanismo di demurrage, e l’ha poi abbandonato.


Ma forse mi sfugge qualcosa, in particolare su quest’ultimo tema. Graditi commenti !