Visualizzazione post con etichetta Federico Caffè. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Federico Caffè. Mostra tutti i post

domenica 3 marzo 2024

mercoledì 3 agosto 2022

Rimborsare il debito pubblico ?

 

Gli economisti euristi, e i commentatori economici che a loro si ispirano, pensano di dire qualcosa di intelligente quando affermano (e lo affermano dozzine di volte al giorno) che “non è serio proporre una spesa senza immediatamente precisare quale sarà la copertura”.

Corollario di questo concetto è che se non ci comportiamo così, se non predisponiamo la copertura finanziaria delle spese, “lasciamo debito sulle spalle delle future generazioni”.

Di fronte ad "argomentazioni" di questo livello, spiegare come in realtà uno Stato che dispone della propria moneta possa attuare un deficit di bilancio senza emettere debito rischia di essere fatica sprecata.

Forse è più efficace controbattere ponendo, invece, una domanda.

“Mi fai cortesemente il nome di uno Stato che ha rimborsato il suo debito pubblico ?”

Perché quello che accade nella realtà è che ogni paese di un qualche rilievo economico è tipicamente (salvo rare e brevi eccezioni) in condizione di bilancio pubblico in deficit. E accumula debito pubblico, il cui valore cresce nel tempo.

Il debito pubblico non viene mai estinto, viene rifinanziato.

Perché la situazione sia questa, l’ha spiegato chiarissimamente Federico Caffè nel 1978.

Non c’è molto da aggiungere alle parole di Caffè, se non la constatazione che il debito pubblico può creare un problema non a fronte del suo livello, ma dell’eventuale difficoltà, appunto, di rifinanziarlo. Difficoltà che è NULLA se il debito è denominato nella moneta che lo Stato emette, e può invece essere significativa, anche DRAMMATICAMENTE significativa, se è denominato in moneta straniera.

E l’euro è moneta straniera. 

Questo è il dramma in cui l’Italia è stata infilata, senza alcuna necessità o ragione economica, un quarto di secolo fa.

venerdì 4 giugno 2021

Federico Caffè sul debito pubblico

 

Thomas Fazi segnala questa citazione:

È opportuno soffermarsi ancora sul debito pubblico, anche perché non è infrequente che nel nostro paese il debito pubblico sia considerato come espressione di scarsa oculatezza finanziaria e di onere pregiudizievole per la collettività. In realtà, in un paese finanziariamente progredito, il debito pubblico ha una funzione fisiologica, nel senso che, con lo sviluppo del reddito, allo stesso modo in cui si manifesta l’esigenza di un ampliamento della circolazione, così si accresce la necessità di disporre di titoli del debito pubblico.

Thomas commenta: “Federico Caffè, 1978. Ma potrebbe essere stato scritto oggi, il che è piuttosto deprimente”.

Da parte mia, mi sento orgoglioso di essere arrivato a concepire (prima di aver letto questo passaggio di Caffè) quanto ho scritto qui e qui.

E invito tutti a diffondere le confutazioni delle credenze superstiziose che da venticinque anni devastano l’economia di mezza Europa, e in particolare (disgraziatamente per noi) del nostro paese.