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mercoledì 6 agosto 2014

Troika per far che ?


Sono molto curioso (nervosamente curioso) di vedere che cosa accadrà, da settembre in poi, con l’elaborazione della legge di stabilità (en passant, la preferivo quando si chiamava legge finanziaria: se c’è una cosa di cui l’economia italiana oggi non ha bisogno è la stabilità – oggi siamo in una situazione stabilmente cimiteriale…)

Non mi aspetto che avvenga qualcosa di così radicale come la Riforma Morbida, ma la possibilità di uno sforamento degli euro-parametri (pazienza se in forma “coperta” cioè facendolo e pretendendo di non averlo fatto: la tattica politica ha queste esigenza, mi dicono…) esiste, e sarebbe un primo passo nella direzione giusta.

D’altra parte tra i vari scenari possibili ci sono anche quelli negativi, tra cui il più deleterio che mi riesce di immaginare è l’intervento della Troika – invocato da qualche noto commentatore politico (in netto calo d’influenza e di credibilità a dire il vero, ma qualcuno continua a prestargli attenzione: e questo non mi tranquillizza).

Ora, una riflessione al riguardo di impone. Che cosa fa d’abitudine la Troika (o il Fondo Monetario Internazionale quando interviene nei paesi emergenti) ? Eroga finanziamenti a un paese che non riesce più a collocare il suo debito sul mercato dei capitali, e nello stesso tempo impone severe misure restrittive (austerità, tagli di spese, incrementi di imposte). Affermando in tal modo di salvare il paese oggetto delle sue attenzioni (in realtà, salva i suoi creditori).

Bene: l’Italia ha difficoltà a collocare i suoi titoli di Stato ? La realtà è che gli investitori se li stanno strappando di mano, a tassi prossimi allo zero per le scadenze brevi, e inferiori al 3% per i BTP decennali.

Naturalmente è così perché il debito pubblico italiano è considerato sicuro per effetto del “whatever it takes” della BCE. Ma che cosa ci aspettiamo, che la BCE lo ritiri ? che faccia saltare l’euro e che commetta suicidio ?

Il problema della finanza pubblica italiana è la difficoltà di rispettare il limite del 3% per il rapporto tra deficit pubblico e PIL, per non parlare di raggiungere il “pareggio di bilancio strutturale” nel 2015 (o 2016 ? non si è capito) e di attuare il fiscal compact (dal 2016 ? anche qui, boh).

Che c’entra la Troika ? Che cosa c’entra la difficoltà (inesistente) di collocare debito ?

Serve qualcos’altro: serve la rimozione dell’allucinazione collettiva che ha portato qualcuno a concepire gli euro-parametri, a pensare che abbiano una qualche utilità, e ad affermare che siano attuabili…

mercoledì 16 luglio 2014

Eurozona: il FMI dice che…


Dall’ultimo rapporto del Fondo Monetario Internazionale, riguardo all’Eurozona (14.7.2014).

“On fiscal policy, the overall neutral stance appropriately walks a fine line between containing the trajectory of public debt and supporting demand. But policymakers should not reach for budget cuts if growth slips below expectations”.

La traduzione letterale:

“Riguardo alla politica fiscale, l’attuale posizione – nel complesso neutrale – si posiziona in modo appropriato per percorrere un sottile linea di equilibrio tra il contenimento della crescita del debito pubblico e il sostegno della domanda. Ma i politici non dovrebbero cercare di mettere in atto tagli di budget se la crescita scivola al di sotto delle attese”.

Che cosa gli autori del rapporto avevano realmente in testa, e hanno dovuto tradurre in linguaggio finanziario-politichese:

“Che le attuali politiche funzionino, sarebbe un miracolo al di là delle capacità di tutti i santi del paradiso. La crescita sarà SICURAMENTE inferiore alle attese. Reagire con ulteriori misure di austerità costituirebbe un’ulteriore, monumentale idiozia”.