Sono molto curioso
(nervosamente curioso) di vedere che cosa accadrà, da settembre in poi, con l’elaborazione
della legge di stabilità (en passant, la preferivo quando si chiamava legge finanziaria:
se c’è una cosa di cui l’economia italiana oggi non ha bisogno è la stabilità –
oggi siamo in una situazione stabilmente cimiteriale…)
Non mi aspetto
che avvenga qualcosa di così radicale come la Riforma Morbida, ma la
possibilità di uno sforamento degli euro-parametri (pazienza se in forma “coperta”
cioè facendolo e pretendendo di non averlo fatto: la tattica politica ha queste
esigenza, mi dicono…) esiste, e sarebbe un primo passo nella direzione giusta.
D’altra parte
tra i vari scenari possibili ci sono anche quelli negativi, tra cui il più
deleterio che mi riesce di immaginare è l’intervento della Troika – invocato da
qualche noto commentatore politico (in netto calo d’influenza e di credibilità
a dire il vero, ma qualcuno continua a prestargli attenzione: e questo non mi
tranquillizza).
Ora, una
riflessione al riguardo di impone. Che cosa fa d’abitudine la Troika (o il Fondo
Monetario Internazionale quando interviene nei paesi emergenti) ? Eroga
finanziamenti a un paese che non riesce più a collocare il suo debito sul
mercato dei capitali, e nello stesso tempo impone severe misure restrittive
(austerità, tagli di spese, incrementi di imposte). Affermando in tal modo di
salvare il paese oggetto delle sue attenzioni (in realtà, salva i suoi
creditori).
Bene: l’Italia
ha difficoltà a collocare i suoi titoli di Stato ? La realtà è che gli
investitori se li stanno strappando di mano, a tassi prossimi allo zero per le
scadenze brevi, e inferiori al 3% per i BTP decennali.
Naturalmente è
così perché il debito pubblico italiano è considerato sicuro per effetto del “whatever
it takes” della BCE. Ma che cosa ci aspettiamo, che la BCE lo ritiri ? che
faccia saltare l’euro e che commetta suicidio ?
Il problema
della finanza pubblica italiana è la difficoltà di rispettare il limite del 3% per
il rapporto tra deficit pubblico e PIL, per non parlare di raggiungere il “pareggio
di bilancio strutturale” nel 2015 (o 2016 ? non si è capito) e di attuare il
fiscal compact (dal 2016 ? anche qui, boh).
Che c’entra la
Troika ? Che cosa c’entra la difficoltà (inesistente) di collocare debito ?
Serve qualcos’altro:
serve la rimozione dell’allucinazione collettiva che ha portato qualcuno a
concepire gli euro-parametri, a pensare che abbiano una qualche utilità, e ad affermare che siano attuabili…