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sabato 15 novembre 2025

Perché non ridurre le imposte indirette ?

 

La sinistra desidera meno diseguaglianze. La destra desidera meno tasse.

Però quando la destra cerca di ridurre le tasse, ha sempre in mente di abbassare le imposte sul reddito. E incontra opposizione nell’opinione pubblica perché ridurre le imposte sul reddito dà ovviamente poco beneficio alle categorie sociali in difficoltà, che di imposte sul reddito pagano poco o nulla perché hanno pochi o nulli redditi da tassare.

La sinistra invece cavalca spesso il tema della patrimoniale. Ma le proposte prevedono non di colpire i megapatrimoni di centinaia di milioni o di miliardi, ma ipotizzano soglie tipo 500.000 euro o due milioni di euro, a cui arrivano, oggi, persone che non si possono certo definire straricche (e che in alcuni casi andrebbero in difficoltà perché magari il patrimonio è un immobile ereditato, mentre redditi monetari con cui pagare l’imposta non ce ne sono).

Perché nessuno parla invece di ridurre le imposte indirette, IVA e accise ? sono imposte sui consumi che fanno poca differenza per i benestanti ma molta per chi ha poche disponibilità economiche. Quindi centrerebbero sia l’obiettivo di ridurre la fiscalità che di diminuire le diseguaglianze. E aiuterebbero anche a calmierare l’inflazione.

Eppure non ne parla la destra, non ne parla la sinistra, non ne parla il centro, non ne parla nessuno.

domenica 22 maggio 2022

Mitigare l’inflazione riducendo le imposte indirette

 

L’incremento dell’inflazione che stiamo subendo da circa un anno ha come origine il problematico riavvio delle catene di fornitura, al termine dei vari Covid-lockdowns. Problema aggravato poi dalla crisi ucraina e dalla conseguente crescita di prezzo di gas, petrolio, cereali, materie prime eccetera.

Ho detto varie volte che la strategia corretta per affrontare il problema non è una forte risalita dei tassi d’interesse. È invece la riduzione degli oneri accessori di natura fiscale sui beni di prima necessità che sono saliti di prezzo. IVA, accise, oneri di sistema sui prodotti energetici, eccetera.

Chiarisco qui di seguito alcuni aspetti macroeconomici di questo approccio.

Alla mia proposta, si potrebbe obiettare che la riduzione (con incremento di deficit pubblico) delle imposte indirette equivale comunque a immettere nel sistema economico più potere d’acquisto. Non c’è quindi il rischio che l’effetto finale sia ulteriormente inflattivo ?

La risposta è che non lo è se la riduzione di imposte indirette è rivolta a generi di prima necessità o comunque a domanda rigida. Se aumentano di prezzo pane, latte, gas o benzina, i consumi totali non possono ridursi un granché. L’effetto è invece di mettere in grave difficoltà le fasce sociali economicamente disagiate (per chi è in buone condizioni reddituali / patrimoniali invece il problema ovviamente è minimo, e si riduce a un modesto fastidio).

Analogamente, se riduciamo il prezzo finale di gas, benzina, pane o latte (abbassando gli oneri fiscali) le persone in difficoltà economica non varieranno in misura accentuata le quantità consumate: appunto perché si tratta di beni a domanda rigida. Si ritroveranno però con qualche soldo in più in tasca. Date le condizioni dell’economia (incertezza, rallentamento, rischio di recessione) questi soldi tenderanno molto più a risparmiarli che a spenderli in altri beni.

Non ci sarà quindi uno stimolo significativo su produzione e occupazione, ma si eviterà che i segmenti economicamente deboli subiscano un’erosione dei loro (modesti) cuscinetti di risparmio, nonché un grave peggioramento della loro capacità totale di consumo.

E l’effetto di minore inflazione sui beni essenziali sarà quindi di gran lunga superiore rispetto allo stimolo sui prezzi degli altri beni.

Ci sarà quindi una rilevante riduzione dell’inflazione MEDIA sui prezzi al consumo, e soprattutto dell’inflazione subita dalle fasce sociali in condizioni di difficoltà.

Effetto, quest’ultimo, di fondamentale importanza: perché l’inflazione non è uguale per tutti, non incide allo stesso modo su tutte le classi sociali. E l’inflazione che stiamo vivendo OGGI, in assenza di adeguati interventi, è socialmente deleteria perché si scarica in misura nettamente preponderante sulle classi deboli.

Quindi va mitigata. Ma NON tagliando la spesa sociale, o la spesa pubblica in generale, o il deficit pubblico. NON aumentando i tassi d’interesse o ostacolando la circolazione del credito. NON innescando una violenta recessione. Tutti questi interventi sono MOLTO peggiori, per quanto riguarda gli effetti economici subiti dalla popolazione, e in particolare della sua componente debole, del problema che vorrebbero risolvere.