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sabato 31 agosto 2013

La proposta Gawronski


Dopo averla preannunciata senza fornire dettagli, ieri Pier Giorgio Gawronski ha pubblicato la sua proposta di introduzione di uno strumento “quasi monetario” finalizzato a un’azione di sostegno della domanda.
 
Viene descritto come “titoli pubblici ad ampia circolazione utilizzabili per pagare tasse, bollette ecc.”
 
Si tratta in effetti di una forma di Certificati di Credito Fiscale. La dimensione proposta è però limitata (25-30 miliardi annui per finanziare spesa pubblica e minori tasse). Il progetto CCF descritto in questo blog punta a una dimensione ben maggiore (200 miliardi annui).
 
Un altro punto non presente nella proposta di Gawronski (o almeno non esplicitato nell’articolo) è l’utilizzo di una parte rilevante dei titoli per ridurre i costi di lavoro delle imprese (ma senza penalizzare, anzi migliorando, i redditi dei dipendenti).
 
Questo è fondamentale per migliorare la competitività delle aziende italiane. Se la si riporta ai livelli dei paesi più efficienti dell’Eurozona, si evita che una parte significativa dell’azione di sostegno alla domanda si traduca non in maggior PIL italiano, ma in maggiori importazioni.
 
Anche solo per questa componente servono però importi maggiori (io ne avevo stimati 80 abbondanti, su un totale di 200).
 
Comunque la proposta Gawronski può essere un primo passo. E’ insufficiente di per sé ma va nella direzione giusta, e non è da escludere che la riforma del sistema monetario e l’introduzione delle corrette politiche macroeconomiche avvengano, alla fine, con una serie di passaggi (magari “sotto i radar”) e non con un’unica azione.

domenica 26 maggio 2013

CCF: Gawronski sta per parlarne ?


Pier Giorgio Gawronski ha pubblicato ieri (25.5.2013) in contemporanea su Fatto Quotidiano e Corriere della Sera, un curioso articolo.

L’articolo ribadisce che l’uscita dalla crisi economica richiede un cambiamento integrale delle politiche economiche dell’area euro (rinnegando completamente l’austerità, con un forte supporto interventista della BCE) oppure, in alternativa, lo smantellamento dell’euro.
 
Fin qui, cose che si leggono sempre più di frequente (anche se non ancora abbastanza). La parte curiosa dell’articolo è la sua criptica conclusione.

“Ci sarebbe una terza via, percorribile su base nazionale, che è sfuggita all’attenzione mediatica, e che consentirebbe di uscire dalla crisi “a velocità giapponese”. Bisogna però essere disposti ad approfittare di un clamoroso vuoto della normativa europea. E violare lo spirito, non la lettera, dei Trattati. Come ha fatto finora la Germania, scambiando la “cultura della stabilità” con la “cultura della depressione”. Eludere le regole senza lasciare l’Euro riaprirebbe anche il negoziato sull’Eurozona.
 
Per realizzare una simile strategia ci vuole però un quadro politico assai più propenso all’innovazione, desideroso di sfidare l’ortodossia liberista (sedicente liberista, nota mia). Capace di alzare la qualità della proposta, ed offrire all’Europa un nuovo paradigma, nel dimostrabile interesse anche del popolo tedesco. Si può fare. Perciò si deve fare”.
 
Punto. Suspense.
 
Ha in mente i Certificati di Credito Fiscale ?
 
O qualcos’altro ?
 
Restate sintonizzati.