lunedì 26 gennaio 2026

Eurosclerosi

 

Non so bene perché, ma ultimamente leggo articoli e commenti che cercano di argomentare come la differenza di prestazioni economiche tra USA ed Eurozona sia più apparente che reale, in quanto dovuta interamente o quasi ai diversi tassi di crescita della popolazione.

I dati della Banca Mondiale dicono altro. Il PIL procapite misurato a parità di potere d’acquisto, sulla base dei prezzi interni 2021, si è evoluto come segue.

Nel 1998, appena prima dell’avvio dell’euro, era pari a 51.620 dollari per gli USA e a 42.788 per l’Eurozona. Una differenza del 20,6%. 

Nel 2024, i rispettivi valori erano saliti a 75.489 per gli USA e a 56.432 per l’Eurozona. Lo scarto è salito al 33,8%.

Il tasso di crescita medio annuo in questi ventisei anni è stato dell’1,47% per gli USA e dello 0,72% per l’Eurozona. Esattamente il doppio.

La macchina economica degli USA si muove esattamente al doppio di velocità, da quando esiste l’euro. Quando partendo da un livello più basso, si dovrebbe casomai verificare un processo di convergenza (e infatti prima dell’euro era così).

Se lo scarto fosse rimasto invariato, il PIL procapite dell’Eurozona sarebbe più alto di circa 6.000 dollari, che moltiplicato per 350 milioni di abitanti fa 2.100 miliardi. ALL’ANNO, PER OGNI ANNO.

Unitamente ai diversi trend demografici (che peraltro ne sono in buona parte determinati), l’euro e la delirante governance dell’Eurozona la stanno condannando alla marginalizzazione economica.

domenica 25 gennaio 2026

Il limite dello spazio fiscale

 

Un paese che emette la propria moneta ha spazio fiscale, inteso come spazio per incrementare il deficit pubblico e immettere, di conseguenza, potere d’acquisto e capacità di spesa nel settore privato dell’economia, fino a un certo limite…

…che non è un parametro numerico di qualsiasi tipo

…che non è il “giudizio favorevole dei mercati finanziari”.

Il limite è SOLO l’inflazione. Finché rimane pari a qualche punto percentuale, c’è spazio fiscale, e lo spazio fiscale deve essere utilizzato, per alimentare domanda, occupazione, produzione, crescita, benessere economico e sociale.

venerdì 23 gennaio 2026

Finanza pubblica, quello che non si comprende

 

Le regole fiscali dell’Unione Europea uccidono la crescita dell’economia. Il debito pubblico è ricchezza finanziaria privata, adottare politiche economiche che puntano a contenerlo nella presunzione di “arricchire il paese riducendone il debito” è la non soluzione di un non problema.

L’alto debito pubblico italiano non avrebbe mai creato nessuna difficoltà se l’avessimo lasciato in lire. E non esiste nessun “onere sulle future generazioni”. Le future generazioni erediteranno il CREDITO, non il debito.

Il (cosiddetto) debito pubblico se emesso in moneta propria è rifinanziabile all’infinito. In effetti è una forma di emissione monetaria. L’unica cosa di cui preoccuparsi è che l’inflazione rimanga stabile e moderata.

martedì 13 gennaio 2026

Banche centrali, a che cosa servono

 

Non c’è nessuna ragione tecnica o economica perché le banche centrali debbano essere indipendenti. Anzi: non c’è nessuna ragione tecnica o economica perché le banche centrali debbano esistere.

L’emissione di moneta è uno strumento essenziale della politica economica di uno Stato. Affidarla a un organo indipendente dal governo vuole semplicemente dire sottrarre potere al governo medesimo per affidarlo a qualcun altro. Controllato da chi ? influenzato da chi ? attivo per fare gli interessi di chi ?

E’ ridicolo affermare che l’emissione monetaria sia una funzione così critica e così tecnica da doverla porre sotto il controllo di specialisti indipendenti. Perché allora non la politica sanitaria ? perché non l’esercito ? perché non le forze dell’ordine ?

L’esistenza delle banche centrali e ancora di più la loro indipendenza è soltanto un meccanismo finalizzato a sottrarre potere alle entità statali e governative, con il risultato di rendere meno trasparente la gestione dell’economia.

venerdì 9 gennaio 2026

Il non problema del debito pubblico

 

Uno Stato che emette la propria moneta non ha nessuna necessità di emettere titoli di debito pubblico per “finanziare il deficit”. Crea moneta e la spende. Se decide di emettere debito, è solo per offrire una forma di impiego al risparmio finanziario che viene AUTOMATICAMENTE generato dal deficit pubblico.

Il risparmio finanziario viene automaticamente generato dal deficit pubblico perché nel momento in cui il settore pubblico spende più di quanto preleva in tasse, il settore privato AUMENTA le proprie disponibilità finanziarie.

Il limite al deficit pubblico esiste ma non è un parametro numerico: è l’inflazione che si produce se l’immissione di potere d’acquisto nell’economia (che il deficit necessariamente mette in atto) attiva domanda di beni e servizi eccedente la capacità del sistema economico di produrle.

I mercati finanziari non hanno nessun potere di condizionare i livelli massimi di deficit pubblico che lo Stato decide di mettere in atto, SALVO NEL CASO IN CUI lo Stato scelga di NON emettere moneta e di utilizzare, quindi, moneta emessa da terzi.

martedì 6 gennaio 2026

Interessi e spesa pubblica

 

Tra le quotidiane geremiadi di cui si dilettano i commentatori economici attivi sui principali media cartacei, una delle più ricorrenti è che non si può andare avanti con questi livelli di debito pubblico perché l’Italia “spende più in interessi che in istruzione” “quasi come per la sanità” “più che per gli investimenti in infrastrutture” e varianti sul tema.

A nessuno dei suddetti commentatori viene in mente che esiste un sistema semplicissimo per ridurre gli interessi pagati sul debito.

E’ smettere di emettere debito.

Uno Stato che controlla e gestisce la propria moneta attua la spesa pubblica semplicemente creandola (la moneta) e spendendola.

La moneta che entra in circolazione rimane, per quanti passaggi faccia, nelle tasche di qualcuno. Si crea risparmio finanziario privato. Lo Stato può ma non deve, PUO’ MA NON DEVE, PUO’ MA NON DEVE, offrire ai detentori di questo risparmio la possibilità di investirlo in titolo di debito pubblico.

La spesa per interessi, in altri termini, esiste perché lo Stato ha deciso di farla esistere. Non perché ce ne sia una necessità tecnica o economica.

La spesa per interessi esiste perché lo Stato ha deciso di non esercitare la propria funzione di emittente monetario.

Se vogliamo eliminare gli interessi sul debito pubblico, questa è la via. Tornare a esercitare quella funzione.

Il resto sono fandonie.