Non so bene perché, ma ultimamente leggo articoli e commenti che cercano di argomentare come la differenza di prestazioni economiche tra USA ed Eurozona sia più apparente che reale, in quanto dovuta interamente o quasi ai diversi tassi di crescita della popolazione.
I dati della Banca Mondiale dicono altro. Il PIL procapite misurato a parità di potere d’acquisto, sulla base dei prezzi interni 2021, si è evoluto come segue.
Nel 1998, appena prima dell’avvio dell’euro, era pari a 51.620 dollari per gli USA e a 42.788 per l’Eurozona. Una differenza del 20,6%.
Nel 2024, i rispettivi valori erano saliti a 75.489 per gli USA e a 56.432 per l’Eurozona. Lo scarto è salito al 33,8%.
Il tasso di crescita medio annuo in questi ventisei anni è stato dell’1,47% per gli USA e dello 0,72% per l’Eurozona. Esattamente il doppio.
La macchina economica degli USA si muove esattamente al doppio di velocità, da quando esiste l’euro. Quando partendo da un livello più basso, si dovrebbe casomai verificare un processo di convergenza (e infatti prima dell’euro era così).
Se lo scarto fosse rimasto invariato, il PIL procapite dell’Eurozona sarebbe più alto di circa 6.000 dollari, che moltiplicato per 350 milioni di abitanti fa 2.100 miliardi. ALL’ANNO, PER OGNI ANNO.
Unitamente ai diversi trend demografici (che peraltro
ne sono in buona parte determinati), l’euro e la delirante governance
dell’Eurozona la stanno condannando alla marginalizzazione economica.