sabato 21 febbraio 2026

Che cosa ha salvato Mario Draghi?

 

In assenza del whatever it takes di Draghi, l’euro si sarebbe spaccato nell’estate del 2012, e diversi stati – Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia, Grecia – sarebbero diventati insolventi sul loro debito pubblico. Per la verità, l’insolvenza avrebbe probabilmente preso la forma della conversione del debito da euro a reintrodotte monete nazionali, che si sarebbero svalutate rispetto al valore precedente dell’euro.

Un danno per gli investitori esteri, molto meno per i residenti locali.

Alla luce di quanto sopra, è corretto affermare che “Mario Draghi ha salvato le economie periferiche dell’eurozona”?

No. Draghi ha tamponato (senza risolverle) le pesantissime disfunzioni di un sistema economico-monetario bacato.

Ha evitato la manifestazione un rischio di insolvenza che senza l’euro non sarebbe mai esistito.

Ma nessuno dei gravissimi difetti strutturali dell’eurosistema è stato risolto.

venerdì 20 febbraio 2026

Il deficit pubblico immette risorse

 

Poche cose sono difficili quanto schiodare dalla testa degli euroausterici la bufala che il deficit pubblico costituisca un drenaggio di risorse finanziarie dal settore privato dell’economia. Quando invece è vero esattamente il contrario.

L’argomentazione base è che se lo Stato fa deficit, quindi se spende più di quanto tassa, il settore privato incassa più di quanto paga. E potrebbe / dovrebbe essere sufficiente fermarsi a questo punto.

L’obiezione che viene formulata però è la seguente: quanto sopra sarebbe vero se lo Stato emettesse moneta. Ma non lo fa, l’emissione monetaria è demandata a un organo, la Banca Centrale, indipendente (con gradi di autonomia più o meno ampi a seconda dei casi; totali nel caso dell’Italia rispetto alla BCE) dal governo.

In questa situazione lo Stato, o più esattamente il settore pubblico, non emettendo moneta non può generare un deficit - salvo se prima non ha raccolto, quindi drenato, risparmio già esistente dal settore privato, tramite l’emissione di titoli. Perché se non emette titoli non ha moneta da spendere.

Ma è davvero così? esaminiamo i passaggi.

Marco ha dei risparmi. Lo Stato emette titoli e Marco li sottoscrive. Lo Stato li usa per assumere Monica, una dottoressa neolaureata, nel sistema sanitario nazionale.

Lo Stato, quindi, paga uno stipendio a Monica. E con questo immette moneta nel settore privato dell’economia. Per l’esatto importo dei titoli sottoscritti da Marco.

Risultato? la moneta in meno nelle tasche di Marco corrisponde alla moneta in più nelle tasche di Monica. La moneta in circolazione è la stessa di prima – è stata solo riallocata. Ma le attività finanziarie totali SONO AUMENTATE: e l’aumento corrisponde ai titoli di Stato posseduti da Marco. 

Con alcune altre conseguenze.

Il PIL aumenta perché lo stipendio di Monica è una componente del PIL.

Monica spenderà una parte del suo reddito, dando un ulteriore contributo al PIL.

Marco non diminuirà la sua spesa perché ha semplicemente convertito una parte dei suoi risparmi (attività finanziarie che NON stava spendendo) da moneta a titoli. Anzi un’ulteriore spinta alla domanda e al PIL è dovuta agli interessi che percepirà, in futuro, sui titoli acquistati.

Non c’è drenaggio di risparmio finanziario. C’è IMMISSIONE di attività finanziarie nell’economia, e c’è INCREMENTO di risparmio finanziario, di PIL, di domanda e di occupazione.

lunedì 16 febbraio 2026

Intelligenza artificiale e produttività

 

Ancora sul tema IA: una cosa da chiarire, quando si parla di impatto sulla produttività, è che sicuramente l’IA può innalzarla nel senso di aumentarne il LIVELLO, ma non necessariamente questo implica che se ne incrementi IL TASSO DI CRESCITA. Non la derivata prima, per chi ha in mente l’analisi infinitesimale.

Ogni innovazione tecnologica colpisce l’immaginazione del pubblico per i suoi effetti sulla produttività, creando scenari prima impensabili, ma questo non significa che l’innovazione più recente ACCELERI il percorso di sviluppo. In effetti un nuovo ciclo di innovazione è necessario per EVITARE che la curva della produttività si appiattisca. Il nuovo ciclo di innovazione ha per effetto la CONTINUAZIONE, non l’accelerazione della crescita.

Il mondo post IA sarà più produttivo del mondo ante IA, ma la derivata prima della curva non sarà necessariamente più inclinata di quanto avvenuto per effetto dell’aratro meccanico, del telaio automatico, del motore a scoppio, del computer – eccetera.

Tutte queste innovazioni non hanno prodotto l’estinzione del lavoro umano, e neanche tassi di disoccupazione del 40% o del 60%. Non succederà nemmeno per effetto dell’IA.

domenica 15 febbraio 2026

Intelligenza artificiale e occupazione

 

A chi si preoccupa dell’impatto dell’AI, anzi parliamo italiano, dell’IA, sull’occupazione, pongo il seguente quesito.

Dall’inizio della rivoluzione industriale, la produttività procapite si è incrementata di svariate decine, se non centinaia, di volte.

Questo ha fatto scomparire il lavoro ? ha portato la disoccupazione al 99% ? non risulta.

Ammettiamo allora che l’IA produca un raddoppio della produttività. Perché dovrebbe, stavolta, generare disoccupazione di massa ?

I conduttori di carri e calessi sono diventati autisti di camion e autobus. I programmatori che scrivono codice stanno diventando, anzi forse sono già diventati, coordinatori di applicazioni che producono programmi sulla base di indicazioni generali.

La tecnologia accresce la produttività e produce l’evoluzione delle mansioni lavorative e la riallocazione della forza lavoro. Sono fenomeni da gestire.

Ma la tecnologia non crea disoccupazione di massa. E non lo farà neanche l’IA.

giovedì 12 febbraio 2026

Cooperazione rafforzata

 

Emerge il modello della “cooperazione rafforzata” per superare l’impossibilità di trovare accordi sensati tra i 27 paesi dell’Unione Europea. E qualcuno si preoccupa che si tratti di un modello che porta all’estinzione, nei fatti se non nella forma, della UE stessa.

Beh quel qualcuno ha perfettamente ragione, ed è (con buona pace degli eurolirici) potenzialmente un’ottima notizia. Cooperazione rafforzata vuol dire accordi tra singoli paesi per collaborare su temi di comune interesse, senza imporre niente a chi non ci vuole stare.

Se la via è questa, a che cosa serve il carrozzone di Bruxelles ? precisamente a nulla.

Anche perché questi accordi non hanno nessun motivo per essere limitati a gruppi di stati membri UE. Possono benissimo includere stati europei non UE. Ma anche stati non europei.

In attesa degli eventuali sviluppi, ricordo che il singolo più grave problema, riguardo quantomeno alla dimensione economica, è la mefitica accoppiata Maastricht – euro. L’abbinata tra i demenziali vincoli fiscali e la disfunzionale moneta unica.

Risolvibile, date le difficoltà politiche e operative di rompere l’euro, con l’introduzione di monete fiscali, paese per paese.

Come questo blog argomenta da solo tredici anni.

martedì 10 febbraio 2026

Saggezza antica e saggezza moderna

Il tetto si è bruciato ?  ora si può vedere la luna.

Mizuta Masahide, circa 1700.


Si però se piove che facciamo ?

Marco Cattaneo, 2026

venerdì 6 febbraio 2026

Gli estimatori di Giorgetti non si lamentano

 Gli estimatori di Giancarlo Giorgetti non si lamentano, gli elettori di Claudio Borghi sì. Il motivo è chiaro.



domenica 1 febbraio 2026