Mi capita spesso
di ascoltare argomentazioni del tipo “eh ma utilizzare l’euro è utile /
necessario / indispensabile perché l’Italia è un paese privo di autosufficienza
energetica, e l’energia si paga in moneta forte”.
Una prima
replica, che nasce spontanea, è che l’Italia non è MAI stata un paese
energeticamente autosufficiente, dall’inizio della rivoluzione industriale in
poi (e forse nemmeno prima…). C’erano problemi a mantenere saldi commerciali
equilibrati ai tempi della lira ? eravamo dotati, allora, di enormi giacimenti
di idrocarburi ? avevamo trenta centrali nucleari ? l’idroelettrico produceva venti volte più di oggi ?
Ma vale la pena
di chiarire ulteriormente l’equivoco…
Se devo
importare energia, o materie prime, o qualunque cosa sia necessaria ai miei
processi produttivi e al mio benessere – qualunque importazione che non mi sia
possibile, o pratico, sostituire con produzione interna – mi aiuta il fatto di
utilizzare una moneta forte come l’euro (o comunque più forte di quello che
era, o che sarebbe, la lira) ?
Mi aiuterebbe se
fossi dotato di una macchina da stampa che mi permettesse di emettere euro, con
i quali pagare le importazioni. Anche se va notato che a quel punto indebolirei
l’euro, trasformandolo in una sorta di lira…
Funzionerebbe
senz’altro se l’Italia fosse un piccolo stato, diciamo di due milioni di
persone, autorizzato a finanziare il suo import con emissioni di una moneta
utilizzata da 330 milioni di persone (una situazione quindi in cui le nostre
emissioni non avrebbero un impatto rilevante sul valore della moneta).
Ma naturalmente
le cose non stanno così. Le importazioni le pago, certo, per lo più in moneta
forte (quanto a energia e materie prime, di solito e per la verità, in dollari
e non in euro, ma non è questo il punto).
La moneta forte la
utilizzo, ma non la emetto. Per acquisirla mi devo quindi indebitare
in quella moneta. E se rimango con un’esposizione (un debito) in una moneta di
cui non controllo l’emissione, mi assumo costi e rischi. Non ho migliorato
nulla riguardo ai miei problemi di autosufficienza energetica o, in genere, di
dipendenza da un qualsiasi tipo di import.
Una situazione
sana ed equilibrata si ottiene se NON mi devo indebitare per acquisire la
moneta forte necessaria a pagare gli import. Come ? esportando prodotti
trasformati e finiti in misura adeguata a pagare le importazioni.
Come e in che
misura l’euro, o per essere più esatti l’attuale eurosistema, influisce su
tutto questo ?
In modo pesantemente
negativo. L’euro è una moneta troppo forte per l’Italia, quindi l’equilibrio
dei saldi commerciali esteri è ottenibile solo mediante politiche di forte
compressione salariale (quindi riducendo le retribuzioni) e contemporaneamente,
e soprattutto, la domanda interna. Il che significa caduta dei redditi, caduta
dei consumi, disoccupazione e aziende che chiudono.
E' quanto è
avvenuto e continua ad avvenire dal 2011 a oggi.
L’import si paga
con moneta forte, ma la moneta forte è pericolosissimo ottenerla a debito. Il
modo sano di pagare l’import è con le esportazioni.
Allora, se la
moneta che uso è troppo forte, come incremento le mie esportazioni nette senza
distruggere la domanda interna e senza far esplodere la disoccupazione ?
Una via è
abbandonare l’euro e svalutare (ricordando che il vantaggio della svalutazione
è in parte eroso dai maggiori costi per pagare le materie prime in valuta:
comunque l’effetto netto per l’Italia sarebbe positivo).
Un’altra è sforare i rapporti deficit pubblico / PIL per finanziare una considerevole
riduzione della fiscalità che grava sui costi (soprattutto i costi di lavoro) delle
imprese. Ma i partner dell’eurozona non lo permettono, e si tratterebbe
comunque di maggior debito in moneta forte.
Un’altra strada
ancora, che è la proposta della Riforma Morbida, è introdurre una moneta
parallela a fianco dell’euro (i Certificati di Credito Fiscale), e utilizzarla
per ridurre i costi delle aziende (oltre che per altre forme di sostegno della
domanda interna).
Questo, nella
misura appropriata per rimettere al lavoro la capacità produttiva oggi
inutilizzata (aziende e, soprattutto, persone: quindi per eliminare la
disoccupazione prodotta dalla crisi) e facendo sì che rimanga in equilibrio il
saldo di:
maggiori
esportazioni (in quanto ho ridotto i costi delle mie aziende)
minori
importazioni di prodotti (in quanto sostituisco prodotti finiti esteri con
produzione interna)
maggiori
importazioni di materie prime e altri prodotti (perché risale la domanda
interna).
Il PIL e
l’occupazione risalgono, i conti esteri rimangono in equilibrio, non ho
“spaccato” l’euro e non ho arrecato nessun danno ai miei partner commerciali. Anzi,
ho risolto un gravissimo problema di disfunzionalità dell’eurozona.
Tornando alla
domanda originaria, la mancanza di autosufficienza energetica NON la risolvo
usando l’euro. Non pago le materie prime “perché uso gli euro”. Le pago perché
sono in grado di trasformarle in prodotti esportabili, in misura e a condizioni
economiche adeguate…