Questo blog
parla di moneta parallela da più di due anni, quindi dovrebbe darmi
soddisfazione constatare come ormai se ne discuta diffusamente, in primo luogo
come possibile soluzione per la crisi greca.
Come spesso
avviene, però, nel momento in cui l’attuazione diventa una possibilità
concreta, i dettagli, o per meglio dire le modalità (dettagli non sono…) fanno
moltissima differenza.
L’alternativa è
tra due strade, che possono essere denominate la “strada IOU” e la “strada
CCF”.
E’ mia precisa
convinzione che siamo in presenza di due ipotesi alternative, la prima delle
quali è instabile e porta con ogni probabilità alla fuoriuscita della Grecia
dell’Eurosistema; la seconda può, invece, costituire un assetto efficace e permanente.
Tanto per
confondere un po’ le idee a chi mi legge, inizio col dire che né gli IOU né i
CCF sono in realtà moneta nel senso di moneta legale. Non sono cioè “legal
tender”, moneta con potere di estinzione delle obbligazione finanziarie
contratte in passato e denominate in euro. Quella rimane monopolio della BCE.
Gli IOU sono
debito.
I CCF sono un
diritto patrimoniale negoziabile e
trasferibile.
Confusi ?
Spiego…
IOU sta per I
Owe yoU, cioè “ti devo”. Sono un pagherò, a tutti gli effetti un titolo di
debito. L’idea è che lo stato greco, trovandosi tra qualche settimana o mese a
non detenere euro sufficienti, inizi a saldare una serie di spese (quali
pensioni e stipendi dei dipendenti pubblici) erogando IOU.
Il dipendente
pubblico o il pensionato riceverebbero, invece di 1.000 euro a fine mese, 1.000
IOU. Sono promesse di pagamento che lo stato greco sarebbe impegnato a onorare
in un futuro più o meno distante, ad esempio tra tre anni, e probabilmente
riconoscendo un tasso d’interesse.
Ora, se lo stato
greco non è in grado di sostenere in euro i suoi costi odierni e,
contemporaneamente, di rimborsare le rate di debito in scadenza, dovute a FMI,
BCE e partner dell’Eurozona, nei prossimi mesi, non si vede perché dovrebbe
diventare solvibile tra qualche anno non solo sul debito attuale, ma anche
sulle nuove obbligazioni contratte per effetto dell’emissione degli IOU (che
tra l’altro diventerebbe un fenomeno permanente: ogni mese si emetterebbero
nuovi IOU).
In realtà
emettere gli IOU equivale all’ammissione che la Grecia non è in grado di
restare nell’Eurozona. E’ plausibile che a una mossa di questo genere segua una
corsa agli sportelli bancari per ritirare i residui depositi in euro, e/o in
breve tempo l’introduzione di contingentamenti nei ritiri se non la chiusura sic et simpliciter delle banche.
Aver pagato in
IOU un mese o due di stipendi e pensioni permetterebbe allo stato greco di
rimborsare qualche rata in più di capitale e interessi, ma nel giro, al
massimo, di non molte settimane diventerebbe evidente che non ci sono le
condizioni per evitare il default sul debito residuo.
Uno scenario di
questo tipo è, semplicemente, il primo passo di attuazione della Grexit, con
forti rischi che si tratti di un’attuazione alquanto disordinata.
Passiamo ai CCF.
CCF sta per
Certificati di Credito Fiscale. Sono titoli che danno diritto al possessore, a
partire da una data futura prestabilita – per esempio, due anni dopo
l’assegnazione originaria – di ridurre, per un importo corrispondente al loro
valore facciale, pagamenti altrimenti dovuti alla pubblica amministrazione
dello stato emittente: la Grecia, nel caso specifico.
Il possessore di
un CCF emesso, per esempio, il 30 giugno 2015 per l’importo facciale di 1.000,
che debba effettuare pagamenti allo stato greco a qualsiasi titolo a partire
dal 30 giugno 2017, ha il diritto di ridurli di 1.000 euro presentando
all’organismo pubblico competente il CCF in questione. I pagamenti possono
essere a fronte di imposte dirette, IVA, altre imposte indirette, contributi
pensionistici o sanitari: qualsiasi cosa purché dovuta a una pubblica
amministrazione.
Il soggetto che
esegue quest’ultima operazione non è necessariamente il possessore originale,
perché i CCF sono liberamente negoziabili e trasferibili. L’assegnatario
originale potrà quindi cederli, in cambio di euro, a un soggetto che preveda di
avere necessità future di pagamenti verso la pubblica amministrazione.
Dico
assegnatario perché i CCF verranno attribuiti gratuitamente a una varietà di
soggetti.
A lavoratori,
pubblici o privati, dipendenti o autonomi, come integrazione del loro reddito.
Ad esempio un lavoratore dipendente con reddito netto in busta paga di 1.000
euro mensili potrebbe ricevere gli stessi 1.000 euro, più CCF per l’importo
facciale di 100.
Alle aziende, in
modo da ridurre il loro costo del lavoro lordo. Sempre per esempio, un datore
di lavoro riceverebbe, a fronte di 2.000 euro pagati complessivamente per un
dipendente (stipendio netto più imposte più contributi), CCF per l’importo facciale
di 200.
Una quota di CCF
potrà anche essere utilizzata per finanziare parzialmente programmi di spesa
sociale o investimenti pubblici.
Come dicevo, i
CCF non sono moneta nel senso legale del termine, perché nessuno può essere
obbligato ad accettarli a fronte di un’obbligazione finanziaria espressa in
euro.
Non sono neanche
debito, perché lo stato emittente non s’impegna in alcun modo a rimborsarli.
Sono un diritto
patrimoniale negoziabile. Hanno un valore in quanto esiste la certezza che
potranno essere utilizzati per ridurre pagamenti altrimenti dovuti alla
pubblica amministrazione greca, in un futuro prossimo.
Il soggetto
assegnatario otterrà, di conseguenza, un incremento di reddito effettivo e di
disponibilità patrimoniali.
Potrà mantenere
in portafoglio i CCF come forma di risparmio addizionale, oppure potrà venderli
in cambio di euro, dotandosi di disponibilità finanziarie che incrementeranno
la sua capacità di spesa.
Con ogni
probabilità, cominceranno a diffondersi anche meccanismi di transazione in cui
determinate compravendite verranno direttamente regolate in CCF. In questo
senso i CCF costituiscono un possibile intermediario di scambio (pur non
essendo, come detto, moneta nel senso legale del termine).
L’accresciuta
capacità di spesa dei cittadini greci rivitalizzerà la domanda, la produzione e
l’occupazione. E il fatto che una parte delle assegnazioni vada alle aziende,
in funzione dei costi di lavoro lordi da esse sostenuti, migliorerà la loro
competitività, evitando che la maggiore domanda interna crei squilibri nei
saldi commerciali esteri.
Preciso che
l’assegnazione di CCF ottiene questi effetti perché in Grecia, come in molti
altri paesi dell’Eurozona, esiste oggi un notevole “output gap”: la capacità
produttiva delle aziende greche è fortemente sottoutilizzata, e la
disoccupazione è altissima. Se la capacità produttiva dell’economia greca fosse
satura, una maggiore disponibilità di potere d’acquisto non spingerebbe verso
l’alto la produzione, ma, principalmente, i prezzi.
Il recupero dell’economia
greca implica anche una crescita delle entrate fiscali lorde, il che permette,
nel momento in cui i CCF diventeranno utilizzabili (due anni dopo l’inizio
delle assegnazioni) di compensare abbondantemente il calo di gettito che
sarebbe altrimenti prodotto da tale utilizzo.
La differenza
tra “strada IOU” e “strada CCF”, quindi, è che quest’ultima non è una soluzione
temporanea e instabile. E’, al contrario, la via per ripristinare domanda,
occupazione e produzione, e per rendere anche possibile il servizio del debito
greco.
Rimane il
problema delle imminenti scadenze di pagamento, dovute dalla Grecia ai
creditori internazionali, per un importo di circa sette miliardi complessivi da
qui a luglio. Se la riforma CCF fosse già stata avviata da un anno, forse anche
meno, il recupero dell’economia avrebbe potuto renderle gestibili. A questo
punto, le scadenze sono, al contrario, troppo imminenti.
La Grecia
dovrebbe quindi adottare la seguente linea d’azione:
UNO,
introduzione dei CCF.
DUE, sospensione
dei pagamenti a BCE, FMI e partner dell’Eurozona.
TRE, impegno a
produrre un surplus primario in euro (eccesso di incassi pubblici in euro
rispetto ai pagamenti pubblici in euro, esclusi interessi e rimborsi di
capitale ed escluse assegnazioni di CCF) pari per esempio all’1% del PIL nel
2015 e al 3% del PIL a partire dal 2016.
QUATTRO,
proposta di riscadenziamento dei debiti in essere, che potrebbe limitarsi alla
ridistribuzione, tra il 2016 e il 2018, dei pagamenti originariamente previsti
per il resto del 2015.
Va notato che,
adottando questo assetto, la Grecia ha a disposizione vari strumenti di
flessibilità che le consentiranno di centrare gli obiettivi sub TRE e QUATTRO
nel caso in cui l’evoluzione dell’economia sia, in alcuni anni, meno favorevole
del previsto.
Potrà, se
necessario, adottare uno o più dei seguenti interventi: (i) sostituzione con
CCF di alcuni pagamenti di spese pubbliche dovuti in euro (ii) imposizione di
tasse da versarsi in euro, ricevendo tuttavia un corrispettivo in CCF di pari
valore (iii) proposta, opzionale, ai titolari di posporre l’utilizzo di
determinate tranche di CCF, riconoscendo una maggiorazione in funzione del
differimento (una forma d’interesse, di fatto) (iv) collocamento sul mercato di
tranche di CCF di lunga scadenza (in questo caso non da assegnare
gratuitamente, ma da collocare in cambio di euro).
Le opzioni sub
(i) e (ii) ricordano le ben note (in Italia) “clausole di salvaguardia”, che
impongono azioni restrittive di finanza pubblica (tagli e/o tasse) da mettere
in atto se determinati obiettivi di bilancio non risultano conseguiti. Sono
però molto meno penalizzanti per l’economia, perché non sono tagli o tasse “in
cambio di nulla”: sono, al contrario, sostituite o compensate dall’erogazione
di uno strumento finanziario di pari valore.
Si possono
formulare diverse ipotesi in merito alla reazione dei creditori, e in
particolare di UE e BCE, di fronte all’annuncio della “riforma CCF”. Io non
ritengo plausibile che l’atteggiamento possa essere di ostilità, quantomeno non
nel senso di spingere all’adozione di iniziative che possano farla deragliare –
quali ad esempio la sospensione, da parte della BCE, dell’Emergency Liquidity
Assistance (ELA) nei confronti del sistema bancario greco.
Azioni
fortemente ostili porterebbero, con ogni probabilità, alla Grexit deflagrante.
Proprio l’eventualità che nessuno vuole prendersi la responsabilità di far
accadere.
Sarebbe molto
più saggio, ma tutto sommato anche politicamente più accettabile, per UE e BCE,
assecondare gli eventi, assumendo un’attitudine di “benign neglect” e facendo
notare che, comunque:
si sono create
le condizioni per stabilizzare l’Eurosistema;
si sono evitati
stralci sul debito greco, sia pure a fronte di una modesta dilazione di
scadenze;
e si è ottenuto
un impegno plausibile, da parte della Grecia, a produrre significativi surplus
di bilancio pubblico in euro, utilizzabili per ripagare i debiti.