Nelle ultime
settimane, di pari passo al continuo aggravarsi della crisi economica europea,
ho letto vari commenti in merito a un possibile mutamento dell’atteggiamento
tedesco verso la crisi dell’euro.
L’evidenza dei
fatti ha una sua forza, ovviamente, e il disastroso fallimento delle politiche
di austerità imposte dall’asse Bruxelles – Berlino – Francoforte è sempre più
difficile da negare.
E le voci che
esprimono opinioni ragionevoli hanno spazio sui media “tradizionali”, in
Germania, anche più che in Italia. Vedi per esempio questo talk-show dello
scorso 7 marzo sulla ZDF. L’esperto finanziario, il leader della Linke,
Lafontaine, e il capofila del neonato movimento antieuro Alternative fur Deutschland,
Lucke, esprimono concetti sensati e ben motivati. Suscitando un’ottima impressione
rispetto al ministro lussemburghese “sognatore-europeista” e al capo della FDP,
Bruderle.
Ma sarebbe un
errore gravissimo adagiarsi sull’attesa che la realtà dei fatti produca da sé la
soluzione del problema. Può succedere, ma nel frattempo i due maggiori partiti
tedeschi, la CDU e l’SPD, non sono retrocessi di un millimetro sui dogmi dell’euro,
dell’austerità, delle riforme come unica soluzione per i paesi in difficoltà
eccetera.
Dopo le elezioni
tedesche del prossimo autunno, il quadro politico vedrà forse un rafforzamento,
ma comunque ancora un ruolo marginale dei partiti critici dell’attuale
euro-assetto. Una strategia negoziata di riforma del sistema monetario europeo
rischia di non avere, ancora, interlocutori di peso in Germania. Senza contare
l’enorme complicazione di gestire e contemperare gli interessi dei vari paesi,
che sono e rimarranno divergenti.
Ma poi, a che
scopo ? l’Italia (e tutti i paesi in difficoltà dell’eurozona) hanno a
disposizione le modalità tecniche per ristrutturare da sole il
proprio sistema monetario. Senza ledere gli interessi di nessun altro paese.