Nei giorni scorsi,
ho ampiamente dibattuto su twitter, con vari interlocutori, in merito a
un’affermazione più volte formulata in articoli di questo blog (vedi ad esempio qui).
L’affermazione è
che se uno Stato emette la propria moneta, può finanziare i propri deficit
pubblici direttamente con quella, e non collocando titoli di debito. Se
esagera, naturalmente, può creare livelli eccessivi di inflazione. Ma questo
avverrebbe anche finanziando a debito.
Mi è stato
domandato più volte come mai, se questo è vero, anche gli Stati che emettono la
propria moneta (praticamente tutte le economie avanzate, esclusa l’Eurozona, e
la grandissima maggioranza delle altre) comunque
collocano titoli di debito denominati in moneta nazionale.
Le mie
considerazioni in merito sono le seguenti.
I titoli del
debito pubblico svolgono due funzioni. La prima è di permettere alla Banca
Centrale di effettuare operazioni – comprandoli e vendendoli – che ne fanno
salire e scendere il valore, e quindi, di riflesso, scendere e salire i tassi
d’interesse. Di conseguenza, sono una leva per regolare i tassi di mercato, che
è una delle principali azioni di politica monetaria demandata alla Banca
Centrale stessa.
La seconda, è che
i cittadini di un paese che ha un deficit pubblico, se questo deficit non è
assorbito da saldi commerciali passivi con l’estero, si ritrovano un incremento del proprio risparmio finanziario netto. E’ quindi un servizio interessante,
proposto alla cittadinanza, offrire l’impiego del risparmio a un tasso
modesto ma sicuro, in uno strumento d’investimento garantito dalla potestà di
emissione nazionale della moneta.
E’ importante
notare che il flusso degli eventi è invertito rispetto a quanto appare
intuitivamente. Lo Stato non ha
bisogno di collocare titoli per finanziare il deficit. Crea risparmio privato
con il suo deficit, e poi offre
titoli come forma di impiego del risparmio.
Va inoltre
aggiunto che le due funzioni sopra descritte potrebbero essere svolte anche
consentendo ai cittadini di depositare il loro risparmio presso la Banca
Centrale, e regolando i tassi offerti sui loro depositi. Già oggi, in effetti,
questa possibilità viene concessa, ma solo alle banche. Nulla impedirebbe di
proporre la stessa cosa anche alle aziende non bancarie e ai privati cittadini.
Perché allora
emettere titoli di Stato ?
Vedo due
spiegazioni. In primo luogo, il mercato finanziario è ben felice che esista un
grande mercato di titoli su cui conseguire commissioni di collocamento e
svolgere attività di trading. Per le grandi istituzioni finanziarie, è business. E sicuramente queste
istituzioni hanno parecchia influenza sui ministeri economici e sulle banche
centrali.
In secondo luogo,
all’establishment piace una cosa
chiamata “vincolo esterno”. Lanciare strali e ammonimenti, nonché far passare
determinate scelte politiche, perché “il debito pubblico rischia di andare
fuori controllo” suona molto convincente (a chi – ma sono ancora parecchi – non
ha capito la natura del debito pubblico in moneta propria).
Molto più
difficile sarebbe persuadere la pubblica opinione che si stanno creando
pericoli perché “i depositi presso la Banca Centrale crescono”.
Poi, c’è anche chi
per dar corpo al “vincolo esterno” ha trovato una via perfino più efficace.
Trasformarlo in una moneta straniera chiamata euro. Ma questa è un’altra (non
tanto altra, diciamo collegata…) faccenda.