venerdì 5 luglio 2013

Riforme strutturali: facciamoci una cultura


Essì. Ne parla un sacco di gente. Cattedratici, opinionisti, alti burocrati internazionali. Lo dicono, tutti questi signori: dalla crisi si esce con le riforme strutturali.
 
Evidentemente a me sfugge qualcosa. A me sembra che l’economia stia sprofondando perché non c’è credito, la moneta non circola e ci ammazzano di tasse. Ma la realtà è moooooolto più complessa. Mi devo documentare, allora.
 
Da qualche parte bisogna cominciare, no ? e allora vediamo un po’ che cosa ha detto Angel Gurria, segretario generale OCSE, il 24 settembre 2012. E’ venuto a Roma e ha tenuto il discorso d’apertura alla Conferenza Internazionale Sulle Riforme Strutturali In Italia (tutto maiuscolo). Qui si parte bene, mi sono detto.
 
Gurria nel suo discorso, per citarlo alla lettera, si limita a “sottolineare soltanto cinque piste che l’Italia deve seguire nel cavalcare quest’onda tumultuosa delle riforme”. Perché, dice, c’è un rapporto che ne elenca dodici o tredici (non se lo ricordava neanche lui). Vabbè, il rapporto lo leggerò. Cominciamo da queste cinque, se le sottolinea saranno le più importanti (credo).
 
Primo, migliorare la competitività – che significa “aumentare la produttività, mantenere moderate le dinamiche salariali in modo che siano in linea con la produttività, e ridurre la pressione fiscale sul reddito da lavoro, a condizione di farlo in modo fiscalmente neutro”.
 
Volevo chiamare uno dei tanti imprenditori che conosco per dirgli “lo sai che la prima riforma strutturale è aumentare la produttività ?” Però mi sono trattenuto. Non mi sembra una riforma strutturale. Questi signori pensano a aumentare la produttività tutti i giorni, e tutti i giorni trovano il modo di migliorare qualcosina. Certo, non è che per vent’anni non l’hanno fatto e adesso si svegliano perché hanno sentito Gurria, e migliorano del 20% in un mese.
 
Ridurre la pressione fiscale sul lavoro suona meglio ma “a condizione di farlo in modo fiscalmente neutro” ? cioè miglioriamo una cosa e ne tagliamo un’altra ? dà un grosso aiuto per uscire da una crisi così pesante, questo ? Boh. Vado avanti.
 
Secondo, consolidare le finanze pubbliche. “Questo richiede ulteriori sforzi per ridurre a livelli più sostenibili l’alto debito sovrano italiano”. Ah ecco. Non è che miglioro di 10 le tasse sul lavoro e taglio di 10 altre spese. No, le taglio di 20 perché “bisogna ridurre l’alto debito sovrano italiano”. Mmh. Proseguo.
 
Terzo, rafforzare le politiche sociali. “Attuare le riforme strutturali” ma nello stesso tempo “migliorare la coesione sociale”. Gurria è scandalizzato perché la disoccupazione ha superato l’11% e quella giovanile il 35%. Lo sanno tutti che questo si risolve “consolidando le finanze pubbliche”. Infatti nel frattempo le percentuali sono aumentate. Ma forse Gurria non è ripassato in Italia e non lo sa.
 
Quarto, “cambiamento strutturale, sociale, ma anche verde, questo lo chiamiamo eco-compatibilità”. Non si può più fare affidamento sulle “stesse energie altamente inquinanti che stanno distruggendo il nostro pianeta”. Bravo Gurria. Questa è sicuramente una riforma strutturale. Ma come risolve il problema della disoccupazione e della coesione sociale – come lo risolve OGGI, intendo ?
 
Quinto, “il ruolo fondamentale dell’attuazione. Implementation, implementation, implementation”, che “richiede istituzioni competenti ed efficaci per guidare e valutare i progressi” tra l’altro compiendo “ulteriori passi a favore dell’integrità e della trasparenza, e della lotta alla corruzione”. Cioè per attuare le riforme strutturali bisogna saper attuare le riforme strutturali. Lo diceva anche mio nonno: “ci vuole essere capaci”. Elementare Watson. Come mai non c’ero arrivato da solo.
 
A questo punto mi è venuto in mente Mario Missiroli, direttore del Messaggero e del Corriere della Sera negli anni Cinquanta. Quando il suo critico cinematografico gli portava un pezzo particolarmente incomprensibile, gli diceva più o meno: “perdoni, il torto è mio. Ho letto Voltaire, e l’ho capito. Ho letto Kant, e l’ho capito. Ho letto anche Hegel, e l’ho capito. La sua critica però, il torto è mio ma non l’ho capita. Me la riscrive per favore ?”.
 
Insomma Gurria non l’ho capito. E non gli posso chiedere neanche di riscrivere. Pazienza, ci sono altri sette (o otto ?) punti nel rapporto. Leggo, e se capisco qualcosa vi faccio sapere. Chissà perché sono scettico. Non fateci caso, sarà un cattivo umore di giornata.

3 commenti:

  1. Caro Cattaneo,ho letto il suo post-come sempre-
    con estremo interesse.
    Anch'io-a mio modo-ho cercato di farmi una cultura e mentre lei si documentava con Gurria
    (discorso di apertura),io mi sono documentato
    andandomi a studiare il Rapporto annuale della
    BCE pubblicato il 21 febbraio 2013.
    Pur essendo dotato di una laurea di Economia &
    Commercio (di vecchia data)ci ho capito poco
    anzi niente.
    Ma almeno l'ho confessato pubblicamente.
    L'ho confessato sul mio blog negli ultimi due
    post del 28 e 30 giugno.
    E dal blog ho lanciato un grido d'aiuto
    " HELP ME!!".
    Ha voglia di darci un'occhiata?
    Se non ha tempo,grazie lo stesso GFC.
    P.S. So che scriverà un libro con Zibordi e
    altri...mi tenga informato

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le confermo intanto che il libro sarà in circolazione a inizio ottobre (anche per e-book). Per il report BCE mi lasci qualche giorno... Interessa anche a me approfondire il tema, ne parliamo a inizio settimana prossima.

      Elimina
  2. @Branca Doria scusi il ritardo contavo di essere più sollecito... Ho finalmente analizzato (un minimo) il report BCE: le LTRO si vedono nei conti consolidati (pubblicati in fondo, senza note, mentre c'è ne è una tonnellata nei molto meno significativi conti della BCE "a se stante"...) Se ho ben capito i dati consolidati recepiscono anche le BC nazionali, e le LTRO sono avvenute appunto tramite quelle. Spero aiuti, a presto !

    RispondiElimina