venerdì 20 novembre 2015

NoEuro sì, NoEuro no…



Si commentava, nei giorni scorsi, un articolo apparso sul Foglio. L’autore mi sembra essere uno tra i parecchi opinionisti che ha in forte antipatia lo posizione cosiddetta “NoEuro”: cosa in sé legittima, ovviamente, che spinge tuttavia lui e altri, ogni volta che – ad esempio – Grillo o Salvini parlano dieci minuti e non menzionano l’euro (perché stanno parlando d’altro, d’immigrazione o di reddito di cittadinanza, magari) a balzare in piedi al grido di “ecco ! hanno cambiato idea !”

Dietro a tutto questo c’è un equivoco che sarebbe utile chiarire. Che cos’è un NoEuro ?

Se NoEuro è solo ed esclusivamente chi vuole il breakup immediato e deflagrante della moneta unica, e non vede e non accetta di prendere in considerazione alcuna alternativa – i NoEuro in questa accezione probabilmente non esistono.

La distinzione rilevante, a mio parere, è un’altra. E’ tra chi:
è pronto a intraprendere, ANCHE UNILATERALMENTE, una strada che porta all’uscita dai vincoli dell’Eurosistema,
e chi invece
critica l’Eurosistema ma ritiene che nessuna azione possa essere attuata se non in modo concordato con la UE, la BCE, i partner dell’Eurozona eccetera eccetera.

La mia posizione è la prima delle due sopracitate. Se questo è essere NoEuro, mi riconosco come tale. Dopodiché c’è un tema di modalità pratiche, che è importante, anzi fondamentale: proprio da lì prende le mosse la proposta CCF, finalizzata a raggiungere l’obiettivo, appunto, senza far deflagrare nulla.

Detto ciò, chiaramente qualsiasi “unilateralista” che non sia un fanatico squilibrato, alla domanda “accetteresti di discutere una soluzione concordata, se i partner dell’Eurozona se ne dichiarassero disponibili” risponde affermativamente. Di Maio per esempio tempo fa ha affermato che, a suo parere, avverrà proprio questo, se un governo italiano si mostrerà deciso a percorrere una via autonoma. Salvini direbbe invece (penso) “certo che sì, ma non ci credo”.

Il dato di fatto politico, comunque, mi sembra essere che due schieramenti – M5S e centrodestra – che complessivamente valgono il 60% dell’elettorato, oggi manifestano la volontà / disponibilità ad attuare azioni unilaterali.

Sono quindi NoEuro nel senso di cui sopra. Detto ciò, alla luce di quanto detto, la definizione NoEuro probabilmente non è né la più precisa né la più opportuna. Io ne userei un’altra, ma mi rendo conto che “EuroRiformatoriAncheUnilateralistiSedelcaso” (ERAUS ??) sul piano della comunicazione non è probabilmente il massimo. Graditi suggerimenti…

Molto più importante, comunque, è il dato del 60% sopra citato. Un livello molto significativo, che personalmente mi spinge a considerazioni ben diverse rispetto all’articolista del Foglio.

NB HERAUS (con l'acca davanti) in tedesco significa "fuori". Giuro che me ne sono ricordato solo dopo essermi inventato l'acrostico. Forse non è così male...

24 commenti:

  1. il 60% del 50% che va a votare.

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    1. Certo. Ma chi tace acconsente...

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    2. acconsente all'euro perché se fosse contro l'euro voterebbe in massa per i partiti che propongono l'uscita. in grecia chi voleva uscire dall'euro non è neanche stato eletto alle ultime elezioni. oppure a questo 50% non interessa nulla né l'euro né la lira

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    3. Acconsente che venga eletto chi ha più voti. E se chi viene eletto è NoEuro (o ERAUS...) chi non ha votato, per definizione e nei fatti, si allinea...

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    4. come ci si fa ad allineare ai no euro se i no euro (veri) non esistono.

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    5. non hanno le idee chiare. chi non ha le idee chiare non convince neanche se stesso figuriamoci gli elettori

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    6. Dai sondaggi non si direbbe...

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    7. in grecia non sono stati eletti come lo spiegate

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    8. Due ipotesi non mutualmente esclusive: gli ERAUS li' erano costituiti da poco in partito autonomo, disorganizzati e non avevano possibilità di arrivare al governo; e l'elettorato era stanco e sfiduciato a causa di tutto quanto e' avvenuto prima.

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    9. La cosa sicura è che il rifiuto di Tsipras di adottare una strategia ERAUS ha condotto la Grecia a un risultato catastrofico.

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    10. ma tsipras è stato eletto quindi perché lo considerate un disastro?

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    11. Un disastro per la Grecia. Se poi per lui l'unica cosa che contava era restare al potere, può considerarlo un successo. I metri di giudizio sono soggettivi e soprattutto dipendono dagli obiettivi. Se si vuole far uscire la Grecia dalla catastrofe economica in cui l'eurosistema l'ha infilata, la strada che ha preso Tsipras non è quella giusta. Proprio per niente...

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    12. un interessante articolo che ho letto poco fa....ove da in brevissima sintesi il quadro anti UE in Europa.

      http://vocidallestero.it/2015/11/23/zerohedge-la-crisi-europea-in-60-secondi/

      Bye
      Shardan

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    13. Una mappatura significativa...

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    14. Soprattutto metto in evidenza la quasi totale repulsione dell'UE di uno dei Paesi più importanti dell'Unione : l'Inghilterra (che non solo non aderirà MAI all' Euro...ma c'è un radicale rifiuto da parte della popolazione di qualsiasi colore politico anche dell'UE...)

      Tutti hanno capito...ed il sentimento anti euro è ovunque.

      Shardan

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    15. Poi mi domando cosa succederà quando l'Euro sarà insostenibile (lo è già da adesso )

      ---si ritornerà alle monete nazionali ?
      ---l'UE resterà...e con quali prospettive dopo un fallimento totale della moneta unica (importante collante per il progetto di unificazione ) ??
      --- Si dissolverà anche l'UE? (e se si ...come ??..visto la struttura legislativa consolidata negli anni )

      --- Resta l'UE...e si lavorerà per reintrodurre la moneta unica molto più in là ? e dopo questa traumatica esperienza e pensabile una riproposizione della moneta unica ??(si opporrebbero tutti )

      in sintesi: cosa può succedere ?

      a dire che son proprio i CCF che potrebbero salvare il tutto (moneta unica compresa )....ma toc toc toc...ai piani alti sono teste dure...
      cioè voglio dire...se si introducono i CCF ..e l'economia risale...la gente del problema euro si /euro no se ne frega ...

      Shardan

      ps- comunque sto notando che anche giornali importanti (es Financial Times )...sempre più spesso ammettono che sto Euro non va....

      non vorrei sbagliare ma è proprio la settimana scorsa che l'Wall Street Journal (mi pare questo giornale adesso non ricordo bene ..) ha scritto che l'Italia farebbe bene ad andarsene (e che comunque sarà costretta ...da una situazione sempre più insostenibile)

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    16. interessante anche quest'articolo a conferma del precedentemente detto:

      http://vocidallestero.it/2015/11/23/ce-consenso-su-crisi-delleuro-giavazzi-blanchard-de-grauwe-ecc-ovvero-la-crisi-delleuro-e-dovuta-alleuro/

      di cui evidenzio :

      ------>>>Una disparata congrega di noti economisti (tra cui Giavazzi, de Grauwe, Blanchard, Tabellini, ecc.) ha deciso che adesso, solo adesso!, c’è ampio consenso sulle cause (tassi di cambio fissi, euro simile a valuta straniera, squilibri di debito estero) e le conseguenze (una generazione perduta di giovani, esplosione dei debiti pubblici, nuove tensioni nazionalistiche) della crisi dell’eurozona.
      In pratica hanno deciso di accorgersi adesso che la crisi dell’euro è stata causata dall’euro. (Shardan: significativo il termine "hanno deciso " ....calza benissimo::: perché prima predicavano cio che sapevano benissimo che non poteva funzionare------>>> sintesi: mentivano sapendo di mentire.....)


      ------->>>È importante notare che la crisi dell’eurozona non deve essere interpretata come una crisi del debito pubblico, almeno in origine – anche se poi ha finito per diventarlo.
      ◾A parte la Grecia, i paesi che sono finiti nei programmi di salvataggio non erano quelli con i livelli più alti di debito pubblico su PIL.
      ◾Il Belgio e l’Italia hanno attraversato la crisi con debiti pubblici oltre il 100% del PIL ma non sono finiti nei programmi della Troika.
      ◾L’Irlanda e la Spagna, i cui rapporti tra debito pubblico e PIL allo scoppio della crisi erano sotto il 40%, invece, hanno avuto bisogno dei salvataggi.

      ------>>◾I governi dell’eurozona che vanno in crisi non hanno un prestatore di ultima istanza.

      Senza un prestatore di ultima istanza, un piccolo shock di sostenibilità può amplificarsi senza limite a causa della spirale mortale che si crea tra l’aumento dei premi di rischio e il peggioramento del deficit di bilancio che deriva dall’aumento dei costi di servizio del debito. Questo vortice tra debito e rischio default ha intrappolato il Portogallo e fatto quasi altrettanto con Italia, Spagna e Belgio. Perfino la Francia e l’Austria hanno navigato ai margini di questo vortice del debito, nei periodi peggiori della crisi.
      ◾L’altra classica risposta che si dà alla crisi – la svalutazione della moneta – non era possibile per i paesi che usavano l’euro.

      Nell’insieme, queste due caratteristiche hanno fatto sì che il debito denominato in euro assomigliasse al debito in valuta straniera nelle crisi tradizionali da “sudden stop” che capitano ai paesi in via di sviluppo.


      Shardan

      ps- insomma...adesso anche economisti italiani e stranieri della cosiddetta area "neoliberista"...sono concordi in un analisi seriamente critica nei confronti dell'Euro. LA """REALTA'""" COSTRINGE LORO A PRENDER STA POSIZIONE.

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    17. Inutile dire che il discorso che fa Cattaneo in questo blog è coerente.

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    18. Vediamo un po' a che cosa porta questo "riposizionamento". Entro breve i vari Giavazzi ecc. dovranno anche arrivare a una proposta concreta, penso.

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    19. una cosa devo dire a proposito di "idee chiare " (post precedente di Anonimo ) questi signori qua sono arrivati a queste conclusioni...signori che hanno promosso e difeso l'euro in tutti i modi...oggi arrivando più o meno ad ammettere cio che più o meno dicevano e dicono gli economisti antieuro...bhe la dice lunga di quanto avessero "le idee chiare " (o forse la "mala fede": mentivano sapendo di mentire..andando contro le più elementari logiche economiche )

      chi fa un calcolo matematico con la logica che 2+2 = 5...alla fine si ritrova con un risultato errato...con i conti sballati.

      se erano in buona fede ( allora sono tecnicamente degli sprovveduti...il che ho difficoltà a pensarlo per economisti del calibro di Blanchard, Giavazzi e altri )

      --->> oppure mentivano sapendo di mentire...per essere allineati con le esigenze di un certo establishment.

      tendo alla seconda ipotesi (erano troppi gli economisti di livello da Kaldor negli anni settanta...a Friedman anni dopo... ad averlo previsto....ed ad aver previsto quello che poi è avvenuto...)

      hanno ignorato il tutto in buona fede per diversa "convinzione" ?? non credo. (io invece sono propenso a pensare che abbiano ignorato il tutto per "pressione" e accondiscendenza di un certo "establishment "

      Amato recentemente lo ha ammesso: ci avevano avvertito economisti sia statunitensi che europei (tra cui 7 premi Nobel )dicendoci : guardate che non funzionerà , sarà un disastro ---->>> non abbiamo dato loro ascolto...e disastro è stato (testuali sue parole )

      l'Euro cosi strutturato è I-N-D-I-F-E-N-D-I-B-I-L-E.

      Shardan

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  2. Tanto sarebbe un acronimo in quanto "EuroRiformatoriAncheUnilateralistiSedelcaso" ha pochissimo a che vedere con una poesia o un componimento linguistico di pur minore rilevanza, e quello che ne risulta non è di certo un nome, suggerisco pertanto due alternative, la prima legata alla dialettica e la seconda alla comunicazione: eurosi/eurono/CCF; two currencies is megl' che one! :-)

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    1. Un po' lunghette però queste alternative... :)

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  3. €-raus, suggerisce Zoe Keller ;)

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