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lunedì 8 settembre 2025

L’assurda austerità francese

 

Oggi sapremo se il governo francese regge o viene sfiduciato. Qualunque cosa succeda, è bene integrare le considerazioni dell'ultimo post con un ulteriore dato.

Si è visto che la motivazione di “mettere sotto controllo il debito pubblico” è infondata e pretestuosa. Una manovra restrittiva manderebbe l’economia in recessione e con ogni probabilità PEGGIOREREBBE il rapporto debito pubblico / PIL. Vedi Italia 2011.

Altrettanto infondata è la spiegazione secondo la quale la Francia ha bisogno di ridimensionare il debito privato a causa di presunti, eccessivi livelli di saldi commerciali esteri e di posizione finanziaria internazionale. Per due ragioni: queste variabili non si trovano a livelli preoccupanti, e in ogni caso i problemi di debito privato, anch’essi, si aggravano se viene attuata una manovra fortemente restrittiva. Motivo ? esplodono le insolvenze di aziende e di privati. Anche qui, vedi Italia post 2011.

L’unica ragione sensata per fare austerità in Francia sarebbe un livello troppo elevato di inflazione, purché causata da eccesso di domanda aggregata.

Ma a quanto si attesta l’inflazione in Francia ? all’1%.

L’austerità che si cerca di imporre alla Francia è un pretesto, o se vogliamo una leva, per ottenere altri risultati. Attacco ai diritti, ai redditi, allo stato sociale. Crescita delle diseguaglianze.

Vediamo se passa. Spero e credo di no.

mercoledì 27 agosto 2025

Francia, ma che crisi è ?

 

La Francia è in una situazione di forte instabilità politica. Il governo Bayrou, che non ha a sua disposizione una maggioranza parlamentare, sta cercando di far approvare una manovra fiscale restrittiva invisa sia alle destre che alle sinistre. La sua sopravvivenza è in forte dubbio, e ci si chiede se la stessa presidenza Macron potrà raggiungere la scadenza naturale (che è il 2027).

La spiegazione diciamo così “ufficiale” è che siamo in presenza di un problema di finanza pubblica. Sappiamo, dall’orribile esperienza italiana del 2011, che questo è una scusa dietro cui si nascondono altre finalità. Imporre austerità aggrava la situazione dell’economia e non risolve il problema degli alti livelli di debito pubblico (116% del PIL a fine 2025 in Francia, secondo le ultime previsioni FMI – World Economic Outlook Aprile 2024.).

Problema, è quasi superfluo ripeterlo, che è inventato dal nulla. Il rischio di solvibilità del debito pubblico non esisterebbe se la Francia non avesse adottato l’euro, e nella misura in cui è reale si risolve istantaneamente se (ma solo se) la BCE (presieduta oggi da una francese, come nel 2012 lo era da un italiano…) reitera il whatever it takes draghiano. 

Non mi convince però neanche una diffusa interpretazione alternativa, secondo la quale imporre austerità in Francia serve a tamponare un problema di debito estero privato, che nascerebbe da forti deficit commerciali. Il già citato WEO FMI prevede in effetti per il 2025 un saldo delle partite correnti francesi positivo, sia pure marginalmente, per lo 0,2% del PIL. E la Net International Investment Position francese a fine 2024, informa Eurostat, è negativa ma per il 20,2% del PIL: che non è uno squilibrio pesante (si avvicinava al 30% in Italia nel 2011).

Inoltre non è affatto vero che un problema di debito privato si risolva con una manovra fiscale restrittiva. L’austerità, certo, spingerebbe la Francia in surplus commerciale; ma produrrebbe disoccupazione e fallimenti aziendali. Famiglie e imprese indebitate in uno scenario del genere vedrebbero le insolvenze aumentare, non viceversa (vedi anche in questo caso l’esperienza italiana negli anni immediatamente successivi al 2011).

Quindi ?

Quindi, l’austerità non è la soluzione di problemi (inventati o inesistenti) né di debito pubblico né di debito privato.

L’austerità serve a quello a cui è sempre servita: attaccare il welfare, aumentare le diseguaglianze, comprimere redditi e diritti delle fasce sociali deboli.

E’ la storia di sempre. La finanza pubblica è una scusa, e le spiegazioni alternative sono fuori strada.

 

mercoledì 20 febbraio 2013

La Francia sta andando sulla strada...

...dei Certificati di Credito Fiscale ? a una prima lettura superficiale di questo articolo ne avevo avuto la sensazione, ma non è così. O almeno, non nella forma che questo blog illustra, e che (ritengo) è quella che funziona.

Si parla di 20 miliardi di crediti fiscali, concessi all'aziende per ridurre la tassazione del lavoro (il cuneo fiscale). Compensati da un aggravio di IVA.

L'effetto sarebbe di ridurre i consumi interni e migliorare i saldi commerciali. Ma ci sono alcuni problemi.

La dimensione è sicuramente troppo bassa rispetto a quanto necessario per coprire l'"output gap", ovvero la differenza tra PIL odierno e PIL potenziale, della Francia. L'ordine di grandezza necessario è più vicino a 100 miliardi che a 20.

Ma ancora più importante è che lo Stato dà da una parte e prende dall'altra. Quindi è una manovra che non inserisce maggior potere d'acquisto nel sistema economico. Migliora la competitività francese a danno dei vicini (ammesso che non ci siano manovre di ritorsione). Ma è un gioco a somma zero.

Il gioco è a somma positiva solo se gli sgravi fiscali vengono concessi senza che ci siano contemporaneamente interventi restrittivi. Meglio ancora se assumono la forma di titoli negoziabili, quindi, a tutti gli effetti, attuando un'espansione di natura monetaria. Che non è, come detto in vari altri post, inflazionistica fino al momento in cui non si recupera l'"output gap",  e quindi la piena occupazione.

Apparentemente (giudico sulla base dell'articolo, in attesa di maggiori dettagli) in Francia si sta cercando di riallineare la competitività interna a quella tedesca, ma continua a sfuggire che per tornare a un corretto livello di occupazione, il saldo netto della manovra deve essere espansivo.