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domenica 19 gennaio 2020

La cosiddetta inflazione da costi


Parecchi testi di economia distinguono tra “inflazione da domanda” e “inflazione da costi”. La prima, generata da un eccesso di domanda rispetto alla capacità del sistema economico di produrre beni e servizi. La seconda, dal fatto che per cause esterne si produce un incremento di costo di determinati input produttivi.

Il tipico esempio della (cosiddetta) inflazione da costi è costituito dagli oil shocks degli anni Settanta. Il prezzo del petrolio è repentinamente salito, prima a seguito della guerra del Kippur (1973), poi della crisi iraniana (1979). Se una materia prima importante come il petrolio sale di prezzo, è inevitabile che l’inflazione (più precisamente, il tasso di crescita del livello generale dei prezzi) si incrementi, giusto ?

In realtà il fenomeno è più complesso. Se un input produttivo aumenta di costo, si verifica una redistribuzione di reddito a favore di chi fornisce quell’input, e a danno degli altri soggetti economici. Ma la domanda complessiva di beni e di servizi non aumenta: anzi, se l’input è importato dall’esterno – come il petrolio per la maggior parte dei paesi occidentali – la capacità di spesa di famiglie e imprese non sale ma, al contrario, scende. Perché mai i prezzi dovrebbero aumentare ?

In prima istanza, l’effetto della crescita di costo di un input produttivo è che il reddito si ridistribuisce. A danno di aziende e cittadini e a favore dei produttori di petrolio, nel caso degli oil shocks. A danno dei datori di lavoro e a favore dei dipendenti se questi ultimi riescono a ottenere rilevanti incrementi salariali. Eccetera.

Spesso si afferma che l’inflazione si genera perché le aziende “passano l’incremento di costo sui prezzi dei beni e dei servizi”. Ma è un’affermazione insufficiente a descrivere quanto accade. Come fa questo “passaggio” ad avvenire, se la capacità di spesa degli acquirenti di questi beni e di questi servizi non è aumentata ?

L’inflazione innescata dagli oil shocks (ma anche, in misura minore ma apprezzabile, dagli incrementi salariali di fine anni Sessanta) non si sarebbe prodotta se non fosse stata “assecondata” da una maggiore disponibilità di moneta e credito messa a disposizione dal settore pubblico e dal sistema bancario. Questa disponibilità ha fatto sì che l’incremento di costo degli input produttivi non si traducesse in un calo degli utili nominali delle aziende, e dei redditi nominali dei lavoratori: calo che avrebbe avuto conseguenze sulla solvibilità dei debitori e sul sistema finanziario, innescando addirittura il rischio di una catena di dissesti bancari.

In ultima analisi, anche la cosiddetta “inflazione da costi” si è prodotta a causa di uno squilibrio tra domanda (a valori nominali) e offerta (intesa come capacità di generazione di valore aggiunto da parte del sistema produttivo).

L’offerta così definita è scesa, la domanda no – perché è stata sostenuta dalle autorità pubbliche per evitare di comprimere i redditi nominali di aziende e cittadini, e di mandare in crisi il sistema bancario. La domanda nominale si è quindi portata al di sopra dell’offerta nominale e ne è seguita inflazione: il male minore, date le circostanze.


martedì 14 maggio 2019

Domanda, reddito potenziale e inflazione


In un recente post, avevo manifestato grande apprezzamento per il testo di Mitchell, Wray e Watts sulla MMT, accennando però anche al fatto che non mi trovavo in totale sintonia – o quantomeno, non ritenevo del tutto chiara – la loro trattazione dell’origine dei fenomeni inflattivi. Torno qui sull’argomento.

Gli autori parlano frequentemente, nel testo, di “inflazione da costi”, soprattutto con riferimento alle crisi petrolifere degli anni Settanta. Introducono anche una distinzione tra questo fenomeno e l’”inflazione da domanda” senza chiarirla del tutto, e accennando (ma senza approfondire) al fatto che i due fenomeni non possono essere completamente separati.

Penso che il tutto possa essere meglio chiarito come segue.

L’inflazione, intesa come una tendenza forte e persistente all’aumento del livello medio dei prezzi, è sempre provocata da un eccesso di potere d’acquisto in circolazione nell’economia, rispetto alla capacità del sistema economico di produrre reddito. In sintesi, dalla domanda che eccede l’offerta.

La cosiddetta inflazione da domanda nasce quando, a causa per esempio di un eccesso di spesa da parte del settore pubblico, la richiesta di beni e servizi cresce troppo velocemente rispetto alla capacità del sistema economico di produrli.

La cosiddetta inflazione da costi proviene anch’essa da uno squilibrio domanda-offerta: ma in questo caso è la crescita del costo di determinati input produttivi – esempio classico, appunto, il petrolio negli anni Settanta – che abbassa la capacità di produrre reddito. Con il risultato che anche a domanda invariata, la capacità di spesa del sistema economico si trova ad essere eccedente rispetto al reddito potenziale.

Su scala più accentuata, del resto, anche i citatissimi (a sproposito) fenomeni di iperinflazione (Weimar, Zimbabwe, Venezuela) sono nati a seguito di crolli della capacità produttiva e quindi del reddito potenziale, provocati, in questo caso, da turbolenze politiche.

La caduta del reddito potenziale deve necessariamente generare inflazione ? in teoria no, se i policymakers reagiscono togliendo potere d’acquisto dal sistema economico: riducendo la spesa pubblica in valore nominale, alzando le tasse, alzando i tassi d’interesse, ecc.

Ma un’azione di questo tipo avrebbe conseguenze disastrose, perché aziende e famiglie subirebbero un calo dei loro redditi nominali (oltre che reali) a fronte di impegni invariati per pagamenti di debiti, mutui, affitti e contratti di varia natura.

Ne seguirebbe una pesantissima catena di default e dissesti.

In pratica, una caduta del reddito potenziale finisce quindi per accompagnarsi a una salita dell’inflazione.

Negli anni Settanta tutti i paesi economicamente più sviluppati hanno visto l’inflazione salire, per periodi più o meno lunghi, a livelli intorno al 10% o anche al 20%. Non c’era altra strada per evitare che la seria recessione economica prodotta dagli oil shocks degenerasse in una gravissima depressione.

Quando si distingue tra inflazione da costi e inflazione da domanda si fa quindi riferimento all’origine dello squilibrio tra capacità di spesa e reddito potenziale – tra domanda e offerta. Ma l’inflazione si verifica sempre a seguito di un eccesso di domanda rispetto all’offerta. E non è certo sorprendente che sia così.