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martedì 8 aprile 2014

Dall’euro alla Lira Fiscale, passando per la Riforma Morbida


Qui di seguito trovate, rifiniti e raggruppati per praticità in un unico articolo, i contenuti di vari post pubblicati nelle ultime settimane. Lo scopo è quello di illustrare come, dopo aver attuato (nei tempi più rapidi possibili) la Riforma Morbida del sistema monetario e il connesso rilancio dell’economia mediante l’introduzione dei Certificati di Credito Fiscale, si potrà in seguito introdurre la moneta nazionale (la Lira Fiscale) anche come moneta circolante, in sostituzione dell’euro.
 
La Riforma Morbida del sistema monetario europeo, che è il principale argomento trattato in questo blog, è “morbida” nel senso che non prevede una “rottura” deflagrante della moneta unica ed evita quindi le difficoltà, le complicazioni e i rischi che la rottura comporta.
Se si vuole evitare la rottura dell’euro, ma c’è d’altra parte la necessità di ripristinare la sovranità monetaria italiana – e di tanti altri paesi europei a cui l’attuale assetto dell’Eurozona impedisce di sviluppare corrette politiche macroeconomiche – l’alternativa è una procedura di affiancamento. L’Italia riprende ad emettere un suo strumento monetario, che convive con l’euro ed è utilizzabile per ripristinare adeguati livelli di domanda e per ridurre il carico fiscale che grava sul lavoro.
In merito a quest’ultimo punto, la riduzione del carico fiscale sul lavoro è necessaria per riportare la competitività delle aziende italiana ai livelli dei paesi più efficienti dell’Eurozona (e in particolare della Germania) evitando quindi che il recupero di domanda si diriga in proporzione eccessiva verso l’acquisto di prodotti esteri, permettendo alle aziende italiane di esportare di più, e di conseguenza evitando che si riformino sbilanci nei saldi commerciali italiani verso l’estero.
La versione originaria del progetto CCF permette di conseguire questi risultati, e potrebbe anche costituire un assetto permanente della futura Eurozona. In questa ipotesi l’euro sopravvive: monete e banconote in circolazione continuano a essere quelle di oggi, e l’unità di conto per i bilanci delle aziende, per i rapporti di debito e credito, e per la contabilità nazionale rimane l’euro.
E’ plausibile tuttavia che questo sia in effetti un passaggio verso una situazione finale in cui il nuovo strumento monetario nazionale diventerà, a tutti gli effetti, l’unica moneta legale in circolazione, sostituendo quindi l’euro in ogni suo impiego corrente.
Da una situazione di partenza in cui i Certificati di Credito Fiscale convivono insieme all’euro, si arriverebbe quindi a trasformare i CCF in Lire Fiscali, quindi nella moneta circolante di utilizzo predominante in Italia.
Mi pare che un esame esauriente delle modalità e dei tempi di questa evoluzione richieda di analizzare e descrivere la transizione con riferimento, come minimo, ai seguenti aspetti.
UNO, debito pubblico.
DUE, finanziamenti, mutui e rapporti di debito privato in genere.
TRE, contratti di lavoro.
QUATTRO, contratti di affitto.
CINQUE, contratti di somministrazione.
SEI, vendite al dettaglio.
SETTE, pensioni (pubbliche e private).
OTTO, possibili problemi per privati il cui reddito si trasforma in Lire Fiscali, a fronte di passività residue in euro (e come risolverli / prevenirli).
NOVE, possibili problemi per aziende il cui reddito si trasforma in Lire Fiscali, a fronte di passività residue in euro (e come risolverli / prevenirli).
 
 
UNO, debito pubblico e finanza pubblica in genere

 
A partire dall’avvio del progetto CCF, lo Stato italiano cessa di emettere titoli di debito pubblico espressi in euro.
Emette al loro posto titoli denominati in Lire Fiscali, sia a breve (dodici mesi o meno: BOT fiscali) che a medio-lungo termine (BTP fiscali, con scadenze analoghe agli attuali BTP in euro).
I titoli denominati in Lire Fiscali danno diritto al sottoscrittore di ricevere interessi (in funzione del tasso applicato) e rimborso di capitale a scadenza, come qualsiasi titoli obbligazionario: ma, appunto, interessi e capitale saranno espressi in Lire Fiscali, non in euro.
Le Lire Fiscali saranno utilizzabili (esattamente come i CCF, quando questi ultimi giungono a scadenza) per soddisfare qualsiasi obbligazione finanziaria nei confronti della Pubblica Amministrazione italiana.
Lo Stato italiano non sarà quindi condizionato né dalla necessità di collocare sul mercato titoli di debito espressi in moneta non sovrana (quale l’euro) né dagli andamenti dei mercati finanziari internazionali.
La percentuale di debito pubblico italiano espresso in moneta non sovrana calerà rapidamente. Oggi quasi due terzi del debito in circolazione scadono entro meno di sei anni (dati Ministero dell’Economia al 28.2.2014):
 
Debito pubblico italiano in circolazione – ripartizione percentuale per scadenza
Anno 2014          20%
Anno 2015          12%  cumulato    32%
Anno 2016          9%    cumulato    41%
Anno 2017          10%  cumulato    51%
Anno 2018          7%    cumulato    58%
Anno 2019          6%    cumulato    64%
Anni 2020-2028  25%  cumulato    89%
Anni 2029-2063  11%  cumulato    100%
 
Se non si effettuano più nuove emissioni in euro, in meno di sei anni resterà in circolazione debito pubblico in moneta non sovrana pari a poco più di un terzo delle consistenze attuali, e il valore continuerà a declinare negli anni successivi (diventando progressivamente sempre più trascurabile).
Nel frattempo, anno dopo anno lo Stato italiano sosterrà quote crescenti di spesa pubblica non più in euro ma in Lire Fiscali, che verranno accettate (in analoga proporzione) dallo Stato stesso in accettazione di pagamenti nei suoi confronti.
Per essere integralmente fedeli al concetto di “Riforma Morbida”, occorre che nessun contratto preesistente vengano forzatamente ridenominato, ex lege, da euro a Lire Fiscali.
Saranno quindi sostenute in Lire Fiscali e non in euro le spese per nuove assunzioni, per nuovi contratti di lavoro, per nuovi appalti, eccetera, mentre resteranno in euro le altre (ma tuttavia incideranno, in proporzione, sempre di meno, via via che i relativi contratti giungono a scadenza).
Per tutelare il potere d’acquisto dei dipendenti in sede di rinegoziazione dei contratti collettivi di lavoro (contratti in euro che scadono e vengono sostituiti da nuovi contratti espressi in Lire Fiscali) è opportuno prevedere adeguate clausole di indicizzazione al costo della vita.
Anche in questo caso, si può stimare che nel giro di cinque-sei anni dall’avvio della Riforma Morbida la quota di spese pubbliche sostenute ancora in moneta non sovrana sia pari a circa un terzo del totale o anche meno. E’ plausibile che questa quota residua di spesa pubblica sia in buona parte costituita da pensioni, per la parte riconducibile a contributi versati prima della Riforma Morbida (vedi anche il punto SETTE successivo).
Il processo potrà essere accelerato offrendo conversioni su base volontaria, anche qui con clausole compensative (in particolare di indicizzazione e tutela del potere d’acquisto).
L’utilizzo di Lire Fiscali per sostenere quote crescenti di spesa pubblica alimenterà la consuetudine generale al loro utilizzo corrente. Questo aiuterà anche lo sviluppo di un segmento specifico del mercato del credito (erogazioni di finanziamenti in Lire Fiscali).
 

DUE, finanziamenti, mutui e rapporti di debito privato in genere
TRE, contratti di lavoro
QUATTRO, contratti di affitto
CINQUE, contratti di somministrazione

 
Il segmento del mercato del credito relativo alle erogazioni di finanziamenti in Lire Fiscali nel giro di alcuni anni diventerà predominante rispetto al mercato del credito denominato in euro.
I contratti di lavoro privati, i contratti di affitto e i contratti di somministrazione (gas, luce, telefoni, utenze eccetera) verranno, anch’essi, con sempre maggiore frequenza stipulati in Lire Fiscali e non più in euro.
Anche in questo caso, il rispetto del principio della Riforma Morbida implica che nessun contratto venga convertito forzatamente. Nuovi contratti in Lire Fiscali verranno stipulati in sostituzione di quelli in euro via via che questi scadranno o, eventualmente, verranno rinegoziati in anticipo su base volontaria.
Sarà opportuno che anche i nuovi contratti collettivi di lavoro stipulati in sostituzione di contratti in scadenza (o oggetto di rinegoziazione anticipata) nel settore privato, come già visto riguardo al settore pubblico, prevedano adeguate clausole di indicizzazione al costo della vita.
Appare ragionevole una stima di tre-quattro anni per arrivare a una situazione in cui la circolazione / utilizzo di Lire Fiscali per finalità correnti e per transazioni anche finanziarie, nell’ambito del settore privato, divenga predominante rispetto alla circolazione / utilizzo di euro.
 
 
SEI, vendite al dettaglio

Nell’arco di tre-quattro anni, in altri termini, l’utilizzo di Lire Fiscali per transazioni correnti diverrà predominante rispetto all’utilizzo di euro.
Quindi la quasi totalità degli operatori privati (individui e aziende) si troverà a disporre di depositi bancari di due tipologie: denominati in euro e denominati in Lire Fiscali.
A partire da una data prefissata, potrà essere previsto che i prezzi al pubblico per le attività di vendita al dettaglio debbano essere espressi non più in euro, ma in Lire Fiscali.
A questo punto, verranno anche emesse banconote e monete metalliche denominate non in euro, ma in Lire Fiscali.
Potrà essere prelevato contante agli sportelli bancari o via Bancomat in Lire Fiscali, effettuati pagamenti con assegni in Lire Fiscali, utilizzate carte di credito collegate a conti bancari in Lire Fiscali, eccetera.
Ad esempio si può ipotizzare che, avviando la Riforma Morbida il 1° gennaio 2015, la data in cui i prezzi al pubblico saranno espressi non più in euro ma il Lire Fiscali sia il 1° gennaio 2018.
Euro e Lire Fiscali saranno convertibili sia prima che dopo tale data. Prima, il pubblico effettuerà pagamenti in euro (alimentando i conti correnti in euro impiegati per utilizzi e prelievi, anche mediante conversioni da Lire Fiscali a euro). Dopo, effettuerà pagamenti in Lire Fiscali (alimentando i conti correnti in Lire Fiscali impiegati per utilizzi e prelievi, anche mediante conversioni da euro a Lire Fiscali).
 

SETTE, pensioni (pubbliche e private)
 
Via via che i contratti di lavoro saranno sempre più frequentemente espressi in Lire Fiscali, si diffonderanno polizze assicurative e previdenziali di natura pensionistica (pensioni private) sempre più frequentemente espresse, a loro volta, in Lire Fiscali e non in euro.
Resteranno peraltro in euro le pensioni stipulate precedentemente alla Riforma Morbida: continueranno a essere effettuati in euro sia i contributi che le prestazioni, salvo anche in questo caso (analogamente a quanto ipotizzato per i contratti di lavoro) attuare rinegoziazioni su base volontaria e con opportune clausole di indicizzazione.
Riguardo alle pensioni pubbliche, basate su un meccanismo parzialmente o totalmente a ripartizione o comunque non contributivo, dalla data della Riforma Morbida in poi andrà lasciata al titolare del diritto pensionistico la facoltà di proseguire le contribuzioni sia in euro che in Lire Fiscali, prevedendo però che anche le prestazioni future vengano effettuate, corrispondentemente e in proporzione, parte in euro e parte in Lire Fiscali (sulla base delle contribuzioni effettuate).
Anche qui potrà essere offerta la possibilità di convertire integralmente, su base volontaria, tutti i diritti futuri in Lire Fiscali, introducendo opportuni meccanismi di indicizzazione.
 
 
OTTO, possibili problemi per privati il cui reddito si trasforma in Lire Fiscali, a fronte di passività residue in euro (e come risolverli / prevenirli).
NOVE, possibili problemi per aziende il cui reddito si trasforma in Lire Fiscali, a fronte di passività residue in euro (e come risolverli / prevenirli).

 
Ricapitolo quando fin qui enunciato. La Riforma Morbida prevede di introdurre uno strumento monetario sovrano (i Certificati di Credito Fiscale, o CCF) a fianco dell’euro, e di utilizzarlo (da parte dello Stato emittente) per integrare il reddito dei lavoratori, per ridurre il costo effettivo del lavoro per le aziende, e per effettuare altre azioni di sostegno della domanda.
In particolare, l’assegnazione di CCF alle aziende, in quantità dipendente dai costi di lavoro lordi sostenuti, viene effettuata in misura adeguata a riportare il Costo del Lavoro per Unità di Prodotto (CLUP) italiano ai livelli dei paesi più efficienti dell’Eurozona, e in particolare della Germania.
Questo permette al recupero di domanda e di PIL di svilupparsi senza che la maggior domanda produca maggiori importazioni nette, ed evitando quindi squilibri nei saldi commerciali esteri.
Come visto in precedenza, inoltre, lo Stato italiano anno dopo anno potrà sostenere quote crescenti di spese pubbliche in Lire Fiscali, cioè in moneta utilizzabile per soddisfare obbligazioni finanziarie (tasse e imposte in primo luogo) nei confronti dello Stato medesimo.
E la crescente introduzione di Lire Fiscali per sostenere quota di spesa pubblica alimenterà anche la consuetudine al loro utilizzo da parte del settore privato nonché lo sviluppo di un segmento specifico del mercato del credito (erogazione di finanziamenti in Lire Fiscali).
L’abbandono definitivo dell’euro per utilizzi correnti e la sua sostituzione con la Lira Fiscale potrà avvenire, come si ipotizzava, qualche anno dopo l’avvio della Riforma Morbida: per esempio, il 1° gennaio 2015 si introducono i CCF; il 1° gennaio 2018 i prezzi al pubblico cessano di essere espressi in euro, vengono emesse banconote e monete metalliche in Lire Fiscali, eccetera.
Per rimanere fedeli al concetto di Riforma Morbida, nessun contratto dovrà essere forzosamente convertito da euro a Lire Fiscali.
Questo potrebbe creare difficoltà a cittadini e aziende che si trovano a operare in un’economia che lavora, a questo punto, in Lire Fiscali – quindi i redditi di lavoro per contratti stipulati successivamente all’avvio della Riforma sono in Lire Fiscali, le aziende che operano sul mercato domestico conseguono proventi in Lire Fiscali, eccetera – mentre mutui, debiti privati, e finanziamenti alle imprese, almeno in parte sono ancora espressi in euro.
All’atto pratico, comunque, il problema è di rilievo molto inferiore a quanto si potrebbe temere, in primo luogo perché la Riforma Morbida non è basata su un meccanismo di svalutazione: come visto, il riequilibrio del CLUP tra Italia e altri paesi dell’Eurozona (Germania in particolare) viene effettuato riducendo il carico fiscale effettivo sui costi di lavoro delle aziende.
La Lira Fiscale non è quindi destinata, al momento del passaggio sopra indicato (e ipotizzato, come si diceva, per il 1° gennaio 2018) ad essere negoziata sul mercato per un valore sostanzialmente difforme da quello dell’euro.
Inoltre, nel periodo intercorrente tra avvio della Riforma Morbida e passaggio finale alla Lira Fiscale, molti contratti di finanziamento (anzi molti rapporti giuridico-economico di qualsiasi natura: anche contratti di lavoro, pensioni, affitti eccetera) saranno scaduti o saranno stati rinegoziati su base volontaria.
Buona parte dei rapporti contrattuali, in altri termini, saranno già in Lire Fiscali e non più in euro, fin da prima del 2018.
Gli effetti di trasferimento di ricchezza saranno quindi nettamente inferiori a quanto avverrebbe in seguito a un break-up dell’euro, con conseguente automatica (e forzata) trasformazione in Nuove Lire di tutta una serie di rapporti economici, accompagnata a una significativa svalutazione della Nuova Lira rispetto all’euro.
Casi particolari potranno essere gestiti con provvedimenti di sostegno ad hoc, fermo restando che, con ogni probabilità, si tratterà di fenomeni di importo molto modesto (in confronto agli effetti di un break-up con svalutazione).

martedì 1 aprile 2014

Parte quarta - Affiancamento e sostituzione della nuova moneta nazionale all’euro: come potrà avvenire


OTTO, possibili problemi per privati il cui reddito si trasforma in Lire Fiscali, a fronte di passività residue in euro (e come risolverli / prevenirli).

NOVE, possibili problemi per aziende il cui reddito si trasforma in Lire Fiscali, a fronte di passività residue in euro (e come risolverli / prevenirli).

 
La Riforma Morbida prevede di introdurre uno strumento monetario sovrano (i Certificati di Credito Fiscale, o CCF) a fianco dell’euro, e di utilizzarlo (da parte dello Stato emittente) per integrare il reddito dei lavoratori, per ridurre il costo effettivo del lavoro per le aziende, e per effettuare altre azioni di sostegno della domanda.

In particolare, l’assegnazione di CCF alle aziende, in quantità dipendente dai costi di lavoro lordi sostenuti, viene effettuata in misura adeguata a riportare il Costo del Lavoro per Unità di Prodotto (CLUP) italiano ai livelli dei paesi più efficienti dell’Eurozona, e in particolare della Germania.

Questo permette al recupero di domanda e di PIL di svilupparsi senza che la maggior domanda produca maggiori importazioni nette, ed evitando quindi squilibri nei saldi commerciali esteri.

Come visto in articoli precedenti, inoltre, lo Stato italiano anno dopo anno sosterrà quote crescenti di spese pubbliche in Lire Fiscali, cioè in moneta utilizzabile per soddisfare obbligazioni finanziarie (tasse e imposte in primo luogo) nei confronti dello Stato medesimo.

E la crescente introduzione di Lire Fiscali per sostenere quota di spesa pubblica alimenterà anche la consuetudine al loro utilizzo da parte del settore privato nonché lo sviluppo di un segmento specifico del mercato del credito (erogazione di finanziamenti in Lire Fiscali).

L’abbandono definitivo dell’euro per utilizzi correnti e la sua sostituzione con la Lira Fiscale potrà avvenire, come si ipotizzava qui, qualche anno dopo l’avvio della Riforma Morbida: per esempio, il 1° gennaio 2015 si introducono i CCF; il 1° gennaio 2018 i prezzi al pubblico cessano di essere espressi in euro, vengono emesse banconote e monete metalliche in Lire Fiscali, eccetera.

Per rimanere fedeli al concetto di Riforma Morbida, nessun contratto dovrà essere forzosamente convertito da euro a Lire Fiscali.

Questo potrebbe creare difficoltà a cittadini e aziende che si trovano a operare in un’economia che lavora, a questo punto, in Lire Fiscali – quindi i redditi di lavoro per contratti stipulati successivamente all’avvio della Riforma sono in Lire Fiscali, le aziende che operano sul mercato domestico conseguono proventi in Lire Fiscali, eccetera – mentre mutui, debiti privati, e finanziamenti alle imprese, almeno in parte sono ancora espressi in euro.

All’atto pratico, comunque, il problema è di rilievo molto inferiore a quanto si potrebbe temere, in primo luogo perché la Riforma Morbida non è basata su un meccanismo di svalutazione: come visto, il riequilibrio del CLUP tra Italia e altri paesi dell’Eurozona (Germania in particolare) viene effettuato riducendo il carico fiscale effettivo sui costi di lavoro delle aziende.

La Lira Fiscale non è quindi destinata, al momento del passaggio sopra indicato (e ipotizzato, come si diceva, per il 1° gennaio 2018) ad essere negoziata sul mercato per un valore sostanzialmente difforme da quello dell’euro.

Inoltre, nel periodo intercorrente tra avvio della Riforma Morbida e passaggio finale alla Lira Fiscale, molti contratti di finanziamento (anzi molti rapporti giuridico-economico di qualsiasi natura: anche contratti di lavoro, pensioni, affitti eccetera) saranno scaduti o saranno stati rinegoziati su base volontaria.

Buona parte dei rapporti contrattuali, in altri termini, saranno già in Lire Fiscali e non più in euro, fin da prima del 2018.

Gli effetti di trasferimento di ricchezza saranno quindi nettamente inferiori a quanto avverrebbe in seguito a un break-up dell’euro, con conseguente automatica (e forzata) trasformazione in Nuove Lire di tutta una serie di rapporti economici, accompagnata a una significativa svalutazione della Nuova Lira rispetto all’euro.

Casi particolari potranno essere gestiti con provvedimenti di sostegno ad hoc, fermo restando che, con ogni probabilità, si tratterà di fenomeni di importo molto modesto (in confronto agli effetti di un break-up con svalutazione).

sabato 29 marzo 2014

Riforma Morbida: è compatibile con i “sette punti M5S per l’Europa” ?


Domanda posta da un lettore del blog: “Una delle condizioni per potersi candidare alle europee nel M5S è quella di essere in linea con i sette punti della proposta di Grillo per l’Europa. Ritiene che la proposta della “Riforma Morbida” sia compatibile con i suddetti punti ? e in particolare con il referendum sull’euro ?”

Mi sembra che si tratti di un tema sufficientemente interessante per farne un articolo apposito.

Punti incompatibili non ce ne sono. Casomai, va precisato che, pur potendo essere mantenuti come obiettivi, i sette punti non sono indispensabili per implementare la Riforma Morbida. Chiarisco – i punti sono i seguenti:

UNO, Referendum per la permanenza nell’euro.

DUE, Abolizione del Fiscal Compact.

TRE, Adozione degli Eurobond.

QUATTRO, Alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune.

CINQUE, Investimenti in innovazione e nuove attività produttive esclusi dal limite del 3% annuo di deficit di bilancio.

SEI, Finanziamenti per attività agricole e di allevamento finalizzate ai consumi nazionali interni.

SETTE, Abolizione del pareggio di bilancio.

I punti QUATTRO e SEI non sono, evidentemente, di stretta attinenza alla Riforma Morbida. Non sono incompatibili, ma neanche ad essa necessari.

I punti DUE, CINQUE e SETTE non sono incompatibili e sicuramente è opportuno eliminare questi vincoli (il pareggio di bilancio, tra parentesi, è stato inserito nella Costituzione italiana a seguito di “calde raccomandazioni” di UE e BCE, ma non è previsto da trattati internazionali). Tuttavia la Riforma Morbida è attuabile anche se vengono mantenuti, PURCHE’ sia chiaro che i vincoli si applicano a deficit e debito ESCLUSA la quota riconducibile a emissioni di Certificati di Credito Fiscale (il che è corretto perché i CCF sono una forma di moneta: non sono debito).

Punto TRE: la Riforma Morbida permette allo Stato italiano di finanziarsi mediante emissione della sua nuova forma di moneta sovrana (i CCF). Questo rende superflui gli Eurobond.

Punto UNO: la Riforma Morbida restituisce all’Italia sovranità monetaria e possibilità di sviluppare politiche di pieno impiego, rispettando anche i vincoli di equilibrio commerciale verso l’estero. Tutto questo SENZA attuare il breakup dell’euro. La decisione se sostituire l’euro, per tutti gli impieghi correnti (circolazione di monete metalliche e banconote, utilizzo come moneta di conto eccetera)  con una valuta circolante nazionale quale la Lira Fiscale (per esempio secondo le modalità descritte in questo articolo e nei successivi) può essere presa in seguito, e sicuramente può essere sottoposta a referendum.

giovedì 27 marzo 2014

Parte terza - Affiancamento e sostituzione della nuova moneta nazionale all’euro: come potrà avvenire


SEI, vendite al dettaglio

A seguito di quanto descritto nell’articolo precedente, è ipotizzabile che nell’arco di tre-quattro anni l’utilizzo di Lire Fiscali per transazioni correnti divenga predominante rispetto all’utilizzo di euro.

Quindi la quasi totalità degli operatori privati (individui e aziende) si troverà a disporre di depositi bancari di due tipologie: denominati in euro, e denominati in Lire Fiscali.

A partire da una data prefissata, potrà essere previsto che i prezzi al pubblico per le attività di vendita al dettaglio debbano essere espressi non più in euro, ma in Lire Fiscali.

A questo punto, verranno anche emesse banconote e monete metalliche denominate non in euro, ma in Lire Fiscali.

Potrà essere prelevato contante agli sportelli bancari o via Bancomat in Lire Fiscali, effettuati pagamenti con assegni in Lire Fiscali, utilizzate carte di credito collegate a conti bancari in Lire Fiscali, eccetera.

Ad esempio si può ipotizzare che, avviando la Riforma Morbida il 1° gennaio 2015, la data in cui i prezzi al pubblico saranno espressi non più in euro ma in Lire Fiscali sia il 1° gennaio 2018.

Euro e Lire Fiscali saranno convertibili sia prima che dopo tale data. Prima, il pubblico effettuerà pagamenti in euro (alimentando i conti correnti in euro impiegati per utilizzi e prelievi, anche mediante conversioni da Lire Fiscali a euro). Dopo, effettuerà pagamenti in Lire Fiscali (alimentando i conti correnti in Lire Fiscali impiegati per utilizzi e prelievi, anche mediante conversioni da euro a Lire Fiscali).

 

SETTE, pensioni (pubbliche e private)

Via via che i contratti di lavoro saranno sempre più frequentemente espressi in Lire Fiscali, si diffonderanno polizze assicurative e previdenziali di natura pensionistica (pensioni private) sempre più frequentemente espresse, a loro volta, in Lire Fiscali e non in euro.

Resteranno peraltro in euro le pensioni stipulate precedentemente alla Riforma Morbida: continueranno a essere effettuati in euro sia i contributi che le prestazioni, salvo anche in questo caso (analogamente a quanto ipotizzato per i contratti di lavoro) attuare rinegoziazioni su base volontaria e con opportune clausole di indicizzazione.

Riguardo alle pensioni pubbliche, basate su un meccanismo parzialmente o totalmente a ripartizione o comunque non contributivo, dalla data della Riforma Morbida in poi andrà lasciata al titolare del diritto pensionistico la facoltà di proseguire le contribuzioni sia in euro che in Lire Fiscali, prevedendo però che anche le prestazioni future vengano effettuate, corrispondentemente e in proporzione, parte in euro e parte in Lire Fiscali (sulla base delle contribuzioni effettuate).

Anche qui verrà offerta la possibilità di convertire integralmente, su base volontaria, tutti i diritti futuri in Lire Fiscali, introducendo opportuni meccanismi di indicizzazione.

domenica 23 marzo 2014

Parte seconda - Affiancamento e sostituzione della nuova moneta nazionale all’euro: come potrà avvenire


DUE, finanziamenti, mutui e rapporti di debito privato in genere
TRE, contratti di lavoro
QUATTRO, contratti di affitto
CINQUE, contratti di somministrazione

Come accennato nella parte conclusiva dell’articolo precedente, l’utilizzo di Lire Fiscali per sostenere quote crescenti di spesa pubblica alimenterà la consuetudine generale al loro utilizzo.

Si formerà, di conseguenza, un segmento specifico del mercato del credito (erogazioni di finanziamenti in Lire Fiscali) che nel giro di alcuni anni diventerà predominante rispetto al mercato del credito denominato in euro.

I contratti di lavoro privati, i contratti di affitto e i contratti di somministrazione (gas, luce, telefoni, utenze eccetera) verranno con sempre maggiore frequenza stipulati in Lire Fiscali e non più in euro.

Anche in questo caso, il rispetto del principio della Riforma Morbida implica che nessun contratto venga convertito forzatamente. Nuovi contratti in Lire Fiscali verranno stipulati in sostituzione di quelli in euro via via che questi scadranno o, eventualmente, verranno rinegoziati in anticipo su base volontaria.

I nuovi contratti collettivi di lavoro stipulati in sostituzione di contratti in scadenza (o oggetto di rinegoziazione anticipata) dovranno prevedere, anche nel settore privato come già visto riguardo al settore pubblico, adeguate clausole di indicizzazione al costo della vita.

Appare ragionevole una stima di tre-quattro anni per arrivare a una situazione in cui la circolazione / utilizzo di Lire Fiscali per finalità correnti e per transazioni anche finanziarie, nell’ambito del settore privato, divenga predominante rispetto alla circolazione / utilizzo di euro.

giovedì 20 marzo 2014

Parte prima - Affiancamento e sostituzione della nuova moneta nazionale all’euro: come potrà avvenire


UNO, debito pubblico e finanza pubblica in genere

A partire dall’avvio del progetto CCF, lo Stato italiano cessa di emettere titoli di debito pubblico espressi in euro.
 
Emette al loro posto titoli denominati in Lire Fiscali, sia a breve (dodici mesi o meno: BOT fiscali) che a medio-lungo termine (BTP fiscali, con scadenze analoghe agli attuali BTP in euro).

I titoli denominati in Lire Fiscali danno diritto al sottoscrittore di ricevere interessi (in funzione del tasso applicato) e rimborso di capitale a scadenza, come qualsiasi titolo obbligazionario: ma, appunto, espressi in Lire Fiscali, non in euro.

Le Lire Fiscali saranno utilizzabili (esattamente come i CCF, quando questi ultimi giungono a scadenza) per soddisfare qualsiasi obbligazione finanziaria nei confronti della Pubblica Amministrazione italiana.

Lo Stato italiano non sarà quindi condizionato dalla necessità di collocare sul mercato titoli di debito espressi in moneta non sovrana (quale l’euro) e dai connessi andamenti dei mercati finanziari internazionali.

La percentuale di debito pubblico italiano espresso in moneta non sovrana calerà rapidamente. Oggi quasi due terzi del debito in circolazione scadono entro meno di sei anni (dati Ministero dell’Economia al 28.2.2014):
 
Debito pubblico italiano in circolazione – ripartizione percentuale per scadenza
Anno 2014          20%
Anno 2015          12%  cumulato    32%
Anno 2016          9%    cumulato    41%
Anno 2017          10%  cumulato    51%
Anno 2018          7%    cumulato    58%
Anno 2019          6%    cumulato    64%
Anni 2020-2028  25%  cumulato    89%
Anni 2029-2063  11%  cumulato    100%
 
Se non si effettuano più nuove emissioni in euro, in meno di sei anni resterà quindi in circolazione debito pubblico in moneta non sovrana pari a poco più di un terzo delle consistenze attuali, e il valore continuerà a declinare negli anni successivi (diventando progressivamente sempre più trascurabile).
 
Nel frattempo, anno dopo anno lo Stato italiano sosterrà quote crescenti di spesa pubblica non più in euro ma in Lire Fiscali, che verranno accettate (in analoga proporzione) dallo Stato stesso in accettazione di pagamenti nei suoi confronti.

Per essere integralmente fedeli al concetto di “Riforma Morbida”, occorre che nessun contratto preesistente venga forzatamente ridenominato, ex lege, da euro a Lire Fiscali.

Saranno quindi sostenute in Lire Fiscali e non in euro le spese per nuove assunzioni, per nuovi contratti di lavoro, per nuovi appalti, eccetera, mentre resteranno in euro le altre (ma tuttavia incideranno, in proporzione, sempre di meno).

Per tutelare il potere d’acquisto dei dipendenti in sede di rinegoziazione dei contratti collettivi di lavoro, andranno inserite adeguate clausole di indicizzazione al costo della vita.

Anche in questo caso, si può stimare che nel giro di sei anni dall’avvio della Riforma Morbida la quota di spese pubbliche ancora sostenute in moneta non sovrana sia pari a circa un terzo del totale o anche meno. E’ plausibile che questa quota residua di spesa pubblica sia in buona parte costituita da pensioni (per la parte riconducibile a contributi versati prima della Riforma Morbida: vedi anche il punto SETTE negli articoli successivi).

Il processo potrà essere accelerato offrendo conversioni su base volontaria, anche qui con clausole compensative (in particolare di indicizzazione e tutela del potere d’acquisto).

L’utilizzo di Lire Fiscali per sostenere quote crescenti di spesa pubblica alimenterà la consuetudine generale al loro utilizzo corrente anche da parte del settore privato. Questo accelererà lo sviluppo di un segmento specifico del mercato del credito (erogazioni di finanziamenti in Lire Fiscali).

sabato 15 febbraio 2014

Riforma Morbida del sistema monetario e dell’economia italiana: principali caratteristiche e vantaggi rispetto al break-up dell’euro


Le controindicazioni di un processo di break-up dell’euro derivano dal fatto che una serie di rapporti contrattuali e di posizioni di debito e credito subiscono una conversione della valuta in cui sono espressi.

Stipendi, pensioni, contratti d’affitto, contratti di fornitura, contratti di finanziamento, in caso di break-up trasformano la loro valuta di denominazione in una moneta di minor valore.

Confusione, complicazioni, contenziosi legali, effetti redistributivi, incertezza sulle reazioni delle controparti, turbolenze sui mercati finanziari, instabilità del sistema bancario, sotto TUTTE in un modo o nell’altro conseguenze derivanti dalla ridenominazione dei contratti in essere al momento del break-up.

Sono prevedibili forti ostilità a qualsiasi ipotesi di questa natura da parte di gruppi d’interesse molto influenti quali:

le aziende tedesche e degli altri paesi dell’area ex-marco, che si troverebbero immediatamente a operare con una moneta rivalutata; e

i mercati finanziari, dove gli operatori che detengono crediti verso l’Italia subirebbero una perdita sui loro crediti.

Tuttavia anche i cittadini italiani, compresi molti di coloro che stanno sempre più capendo la relazione tra disfunzionalità del sistema monetario e problemi economici del paese, vivono comunque con disagio la possibilità di vedere i loro risparmi, le loro retribuzioni e le loro pensioni trasformate in un’unità monetaria di minor valore.

Queste ultime preoccupazioni sono di natura prevalentemente psicologica, in quanto non c'è da aspettarsi l'emergere di fenomeni inflattivi (in seguito al break-up) se non su scala molto inferiore all’entità della svalutazione. Ma costituiscono comunque un forte freno all’emergere di un netto consenso della pubblica opinione in favore del break-up.

Ci sono poi le difficoltà tecniche di gestire un processo di break-up senza che si producano fughe di notizie, turbative di mercato, corse agli sportelli bancari e fughe di depositi, eccetera.

Una riforma del sistema monetario che permette di conseguire TUTTI i risultati che ci si propongono in seguito al break-up:

PRIMO, eliminazione degli squilibri di competitività tra paesi appartenenti all’eurozona

SECONDO, sviluppo di politiche economiche di pieno impiego

TERZO, finanziamento del settore pubblico senza emettere debito in una moneta che lo stato non gestisce e non controlla

senza che si ridenomini nessuno dei rapporti contrattuali pregressi è quindi nettamente più efficace e meno rischiosa di un break-up, suscita di gran lunga meno ostilità, meno inquietudini e dubbi nella pubblica opinione, e ha difficoltà di esecuzione enormemente inferiori.

Tra l’altro, la Riforma Morbida è attuabile SENZA che debbano essere effettuate richieste di alcun tipo ad altri stati membri dell’Eurozona e in particolare alla Germania (richieste quali eurobond, trasferimenti finanziari o qualsiasi altra forma di sostegno).

La strada da seguire non è quindi di rottura, ma di affiancamento e sostituzione.

Fermo restando che tutti gli effetti benefici del recupero di sovranità monetaria possono, e devono, essere conseguiti immediatamente.

 
Tutto quanto sopra esposto è ottenibile con un processo articolato nei seguenti passaggi.

UNO: Certificati di Credito Fiscale (CCF) vengono assegnati gratuitamente a cittadini e aziende, e utilizzati dallo stato per finanziare provvedimenti di spesa. Le assegnazioni annue sono adeguate, in quantità, a riportare l’economia italiana al pieno impiego (stima attuale: 200 miliardi annui). Una quota è assegnata alle aziende in funzione dei costi di lavoro sostenuti, per riportare la loro competitività al livello dei paesi più efficienti dell’Eurozona (principalmente la Germania: stima attuale 80 miliardi annui) ed evitare il formarsi di sbilanci commerciali (l’obbiettivo è un saldo import-export tendenzialmente in pareggio).

DUE: I CCF, che possono anche essere denominati Lire Fiscali, saranno negoziabili tra gli assegnatari e il sistema bancario (gli assegnatari potranno cioè convertirli in euro) e anche utilizzati in transazioni tra privati. Sicuramente tramite supporti elettronici / informatici; eventualmente potranno essere emessi titoli bancari cartacei al portatore rappresentativi di Lire Fiscali (in pratica sarebbero banconote: da valutare le esigenze di compatibilità con l’art. 105 del trattato di Maastricht).

TRE: con effetto immediato, lo Stato italiano cesserà di emettere titoli di debito pubblico in euro. Le emissioni saranno esclusivamente denominate in Lire Fiscali: daranno quindi diritto al rimborso di capitale e interessi in moneta utilizzabile per pagare obbligazioni finanziarie verso lo Stato italiano.

QUATTRO: nessun rapporto di debito / credito, nessun contratto, nessun rapporto di lavoro, nessun impegno per pagamento di pensioni (eccetera) verrà convertito da euro a Lire Fiscali.

CINQUE: tuttavia è prevedibile che i NUOVI contratti di lavoro, finanziamento eccetera vengano sempre più spesso stipulati in Lire Fiscali e non in euro.

SEI: nel giro di qualche anno con ogni probabilità l’utilizzo della Lira Fiscale (moneta sovrana) risulterà predominante rispetto a quello dell’euro (moneta non sovrana).
 
Riguardo ai rapporti con l’Unione Europea, va precisato che quanto sopra deve essere messo in atto SENZA trattative o richieste di autorizzazioni, in quanto non viola nessun trattato ed è, d’altra parte, ESSENZIALE per il ripristino di adeguate condizioni di occupazione e sviluppo.
 
Potrà essere tenuto un referendum per stabilire la completa cessazione dell’utilizzo dell’euro da parte della pubblica amministrazione italiana (in luogo del quale verrebbe, in questo caso, esclusivamente utilizzata la Lira Fiscale). Tutto questo però SUCCESSIVAMENTE a quanto esposto ai precedenti punti UNO, DUE, TRE e QUATTRO (e senza che il referendum sia precondizione per metterli in atto).

giovedì 13 febbraio 2014

Sistema monetario italiano: gli elementi della Riforma Morbida per il rilancio dell’economia


UNO: Certificati di Credito Fiscale (CCF) vengono assegnati gratuitamente a cittadini e aziende, e utilizzati dallo stato per finanziare provvedimenti di spesa. Le assegnazioni annue sono adeguate, in quantità, a riportare l’economia italiana al pieno impiego (stima attuale: 200 miliardi annui). Una quota è assegnata alle aziende in funzione dei costi di lavoro da esse sostenuti, per riportare la loro competitività al livello dei paesi più efficienti dell’Eurozona (principalmente la Germania: stima attuale: 80 miliardi annui) ed evitare la formazione di sbilanci commerciali (l’obbiettivo è un saldo import-export tendenzialmente in pareggio).

DUE: I CCF, che possono anche essere denominati Lire Fiscali, saranno negoziabili tra gli assegnatari e il sistema bancario (gli assegnatari potranno cioè cederli e quindi convertirli in euro) e anche utilizzabili in transazioni tra privati. Sicuramente le transazioni potranno avvenire tramite supporti elettronici / informatici; eventualmente potranno essere emessi titoli bancari cartacei al portatore rappresentativi di Lire Fiscali (in pratica sarebbero banconote: da valutare le esigenze di compatibilità con l’art. 105 del trattato di Maastricht).

TRE: con effetto immediato, lo Stato italiano cessa di emettere titoli di debito pubblico in euro. Le future emissioni saranno esclusivamente denominate in Lire Fiscali: daranno quindi diritto al rimborso di capitale e interessi in moneta utilizzabile per pagare obbligazioni finanziarie verso lo Stato italiano (e non in euro).

QUATTRO: nessun rapporto di debito / credito, nessun contratto, nessun rapporto di lavoro, nessun impegno per pagamento di pensioni, eccetera verrà forzatamente convertito da euro a Lire Fiscali.

CINQUE: tuttavia è prevedibile che i NUOVI contratti di lavoro, finanziamento eccetera vengano sempre più spesso stipulati in Lire Fiscali e non in euro.

SEI: nel giro di qualche anno con ogni probabilità l’utilizzo della Lira Fiscale (moneta sovrana) risulterà predominante rispetto a quello dell’euro (moneta non sovrana).

 
Riguardo ai rapporti con l’Unione Europea, va precisato che quanto sopra deve essere messo in atto SENZA trattative o richieste di autorizzazioni, in quanto non viola nessun trattato in essere ed è, d’altra parte, ESSENZIALE per il ripristino di adeguate condizioni di occupazione e sviluppo.
 
Potrà essere tenuto un referendum per stabilire (ad esempio) la completa cessazione dell’utilizzo dell’euro da parte della pubblica amministrazione italiana (in luogo del quale verrebbe, in questo caso, esclusivamente utilizzata la Lira Fiscale). Tutto questo però SUCCESSIVAMENTE a quanto esposto ai precedenti punti UNO, DUE, TRE e QUATTRO.