Eh sì, uscirà presto un ebook. Questa è la prima bozza dell'introduzione. La versione finale sarà sicuramente un po' - o molto - diversa. Quindi vi lascio intanto leggere questa, e rifletterci...
Questo ebook
nasce dalla collaborazione di un gruppo di persone provenienti da variegate
attività professionali e di ricerca. Un gruppo che include docenti
universitari, operatori nel campo della consulenza aziendale e finanziaria e
delle attività d’investimento, collaboratori di istituzioni monetarie e
bancarie sovranazionali.
Attraverso vari
percorsi, siamo stati mossi da un genuino interesse scientifico, che ci ha
spinto ad analizzare le cause e le possibili soluzioni dell’attuale contesto
economico, riguardo in particolare all’Europa e all’Eurozona. Ma a questo
interesse si è accompagnata, e va considerata predominante, la volontà non solo
di analizzare ma anche e soprattutto di proporre e di agire, di dare il nostro contributo
per portare il nostro paese e il nostro continente ad uscire da una
pesantissima, assurda situazione di disagio economico.
Assurda nel
senso che non esistono fattori esterni, oggettivi, che rendano difficile risolverla.
La maggior parte di noi sono sufficientemente anziani per aver vissuto gli anni
Settanta, gli shock petroliferi, l’inflazione a due cifre. Anni complicati per
le nostre economie e per le nostre società, dove le difficoltà avevano però
un’origine ben chiara e ben identificata: la lievitazione del prezzo di una
materia prima (il petrolio) di importanza chiave per i sistemi produttivi
(allora ancora più di oggi).
I disagi
economici nascevano da fattori geopolitici che nessun paese europeo aveva
consapevolmente creato. Furono gestiti e affrontati. Non perfettamente perché
nulla è perfetto. Non con la maggiore efficacia possibile, o nei tempi più
rapidi. Ma si lavorava per risolvere un problema, che alla fine fu risolto.
Oggi stiamo, al
contrario, attraversando una crisi deflattivo-depressiva. A seguito di una
catena di effetti avviata dalla crisi finanziaria del 2008, si è venuta a
determinare una carenza di potere d’acquisto e di domanda, analoga a quella
sperimentata negli anni Trenta dalla maggior parte delle economie avanzate, e
nata da cause analoghe.
Oggi come
allora, la soluzione è concettualmente semplice, addirittura banale: immettere
potere d’acquisto nel sistema economico, con azioni di sostegno della domanda
(spesa pubblica, incentivi alla spesa privata, minori tasse) finanziate da
emissione di moneta. I nemici da combattere sono la depressione della domanda
(la sua carenza rispetto alle capacità produttive dei sistemi economici) e il
conseguente rischio di deflazione. Emettere moneta, sostenere la domanda,
rimettere le risorse produttive al lavoro, ridurre la disoccupazione sono
politiche attuabili con grande efficacia e senza costi.
Eppure, oggi
come allora, le origini del problema vengono negate. L’Eurozona ha adottato un
sistema di trattati, un insieme di meccanismi di governo delle economie degli
stati membri, che sta inasprendo e protraendo, senza nessuna soluzione in
vista, una crisi che poteva essere risolta da anni. Si impongono agli stati
politiche restrittive della domanda come se la moneta avesse un costo di
emissione, con l’effetto di distruggere potere d’acquisto e alimentare
disoccupazione.
La crisi in
corso viene spesso definita crisi dell’euro, della moneta unica europea. Come
avviene per qualsiasi definizione sintetica, l’etichetta, tuttavia, rischia di semplificare
il problema all’eccesso. L’Eurozona è in crisi profonda non perché l’euro non
possa essere gestito in modo da conciliare pieno impiego e stabilità monetaria,
ma per fattori politici. Le politiche espansive servono in alcuni dei
diciannove stati membri ma non (o non allo stesso livello) in tutti: la
mancanza di accordo su un insieme di interventi appropriato per risolvere la
crisi nasce da questo.
Non c’è dubbio
che sia possibile modificare in modo appropriato il sistema di governo
economico dell’Eurozona, ma il consenso necessario appare lontanissimo dal
poter essere conseguito.
E non c’è dubbio
che ritornare a un sistema di monete nazionali e a un regime di cambi flessibili
creerebbe presupposti adeguati a superare la crisi: ma la rottura del sistema
mediante breakup è tecnicamente, operativamente, politicamente complessa e
pericolosa.
Se non si riesce
a far funzionare l’euro come moneta unica, e “spaccarlo” è un processo
difficile e insidioso, la situazione è senza via d’uscita ?
In realtà, e per
fortuna, le cose stanno diversamente.
Stefano Sylos
Labini stava da tempo analizzando le politiche adottate da Hjalmar Schacht tra
il 1933 e il 1937. Schacht, contemporaneamente ministro dell’economia e
governatore della banca centrale tedesca, superò brillantemente i vincoli e i
controlli che il trattato di Versailles imponeva alla Germania finanziando
politiche di lavori pubblici e di sostegno della domanda mediante emissione di
titoli (i “MEFO bills”) di natura “quasi-monetaria”, in quanto traevano il loro
valore dall’accettazione da parte dello stato, anche per onorare impegni
finanziari pregressi (quali le tasse) nei suoi confronti.
Indipendentemente,
Marco Cattaneo, riflettendo sul medesimo episodio storico, intravide il nesso
tra i “MEFO bills” e i “tax-backed bonds” (TBB) proposti a inizio 2012 da
Warren Mosler e Philip Pilkington per calmierare i costi di emissione del
debito pubblico nei paesi periferici dell’Eurozona. Da qui nasce la possibilità
di creare una Moneta Fiscale nazionale, i Certificati di Credito Fiscale (CCF),
utilizzabili per espandere domanda e occupazione nella misura appropriata paese
per paese, e anche per attuare i riallineamenti di competitività che,
nell’ambito di un’unione monetaria, non sono gestibili mediante fluttuazioni
delle parità di cambio.
Il progetto è
stato ulteriormente sviluppato con Giovanni Zibordi e con Biagio Bossone, in
particolare approfondendo le modalità di introduzione di CCF e TBB che meglio
rispondono alla necessità di garantire la solvibilità dei creditori esteri dei
vari stati, il potere d’acquisto dei cittadini residenti, e in generale la
stabilizzazione finanziaria del sistema.
Enrico Grazzini
e Luciano Gallino hanno esaminato e approfondito i riflessi politici e sociali
delle azioni di politica economica proposte, sposandone la logica e le finalità
e suggerendo come ottimizzarne le valenze di equità sociale e di
democratizzazione dell’economia.
Altri studiosi e
professionisti stanno, in numero via via crescente, aderendo al progetto:
l’ebook accoglie contributi di alcuni di loro – Maria Luisa Bianco, Massimo
Costa, Guido Ortona, Richard Wood – che mettono in luce varie altre tematiche
di implementazione dello strumento (quali l’applicazione a politiche di
sostegno del pubblico impiego) e lo esaminano inoltre sotto il profilo
macroeconomico, normativo e contabile.
E’ nostra ferma
intenzione proseguire e rafforzare non solo l’attività di ricerca che si è
sviluppata intorno al Progetto Moneta Fiscale, ma anche e soprattutto di
divulgazione, comunicazione e sensibilizzazione delle forze politiche.
Riteniamo che superare l’attuale crisi finanziaria ed economica e le sue
pesantissime conseguenze sociali sia un passaggio fondamentale per la
democrazia, per il benessere e per la civile e concorde convivenza dei popoli
europei.