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giovedì 29 maggio 2025

La moneta fiscale, qualche anno dopo

 Ad anni di distanza, ho trovato interessante rileggere questo articolo di Roberto Perotti ma soprattutto il dibattito che si è sviluppato nei commenti, tra l'autore e i proponenti del progetto - Biagio Bossone, Massimo Costa, Stefano Sylos Labini, Giovanni Zibordi e naturalmente il sottoscritto.

Qualcuno ha fatto considerazioni assennate, qualcun altro meno. A voi il giudizio.

lunedì 24 gennaio 2022

Video: Rilanciare l'economia con i Conti di Correnti di Risparmio

Un video con Giovanni Zibordi, che propone l'utilizzo dei Conti Correnti di Risparmio e dibatte sul tema con Marcello Spanò e con me. Il tutto moderato da Francesco Chini.


Molto in sintesi, in questo post ho chiarito perché ritengo i Conti Correnti di Risparmio una buona idea - della quale bisogna fare però attenzione a non esagerare le potenzialità. Ma nel video tutto questo è ampiamente discusso, con molti dettagli in più...

venerdì 9 luglio 2021

Video su Moneta Fiscale e Conti di Risparmio

Un video di presentazione su Moneta Fiscale, Conti di Risparmio... e in generale su disfunzioni dell'eurosistema - e come risolverle.



lunedì 8 febbraio 2021

Draghi ha a disposizione vari meccanismi

 

Poniamo che (è un’ipotesi, non una certezza) Mario Draghi voglia ottenere una forte ripresa economica, un rapido pieno recupero del PIL ai livelli pre-Covid e poi una crescita del 3% medio per i cinque anni successivi.

Per ottenere questo risultato, le “riforme strutturali” (di cui sicuramente non mancherà di decantare, a parole, l’utilità) sono totalmente irrilevanti (se non controproducenti). Serve invece immettere potere d’acquisto nel sistema economico. Servono soldi in tasca a cittadini e aziende, servono investimenti pubblici, assunzioni nel settore pubblico, sostegno e incentivi agli investimenti privati, minori tasse.

Quali meccanismi ha a disposizione, Draghi ?

Secondo Giovanni Zibordi, la chiave potrebbe consistere nella ripartenza del credito privato. Di cui si parla poco: ma è vero che la depressione economica italiana è stata pesantemente aggravata dalla contrazione dei finanziamenti bancari, calati di 300 miliardi su base annua dalla crisi Lehman del 2008 in poi.

Quindi invertire la tendenza sarebbe senz’altro molto utile. Ma il credito privato riparte DOPO che qualche altro meccanismo ha immesso il potere d’acquisto necessario a stimolare consumi e investimenti, DOPO che la domanda si riavvia e si inizia a creare un clima generale di maggiore ottimismo, di maggiore fiducia.

Il credito privato, in altri termini, svolgerà un ruolo di amplificazione e accelerazione della ripresa. Ma il segnale di partenza deve arrivare da qualcos’altro.

Draghi, tuttavia, può utilizzare varie altre leve, ovviamente anche in combinazione.

Può spingere sul deficit pubblico, almeno fino al momento in cui il patto di stabilità e crescita rimarrà sospeso. Quantomeno per il 2021 e forse / probabilmente anche per il 2022.

Può rendere più solidi ed efficienti i germogli di Moneta Fiscale contenuti in iniziative quali l’ecobonus 110%: estendendoli, semplificandone l’utilizzo, affiancandoli ad altre iniziative simili, avviando la piattaforma di negoziazione e scambio dei crediti fiscali.

Un contributo di breve termine può darlo anche il recovery fund. Che è pessimo, ma temporaneamente può aiutare: nella misura in cui almeno per il 2021 e il 2022 un po’ di contributi a fondo perduto saranno erogati senza che siano ancora entrati in vigore (quantomeno, non per pari importo) gli interventi compensativi (tasse e maggiori versamenti al bilancio UE).

Anche l’espansione del credito bancario, in effetti, può essere parte del “pacchetto d’innesco”, ma solo in conseguenza di un intervento pubblico. In altri termini, se verranno offerte forme di garanzia statale (come ha già fatto il Decreto Liquidità, ma con schemi d’intervento molto più ampi e molto meno burocratici). Naturalmente occorre poi che la ripresa parta vigorosamente. E’ la condizione per evitare che le garanzie pubbliche non vengano escusse in futuro (se non in parte minore, o minima).

Quest’ultimo è lo strumento descritto da Draghi stesso nell’articolo pubblicato sul Financial Times nel marzo scorso. Utile se ben disegnato, ma da solo insufficiente.

La combinazione di questi interventi può funzionare, soprattutto se nel frattempo il lockdown terminerà (il che naturalmente è già da solo un fattore di rimbalzo, almeno parziale, del PIL).

Insomma Draghi può ottenere una forte ripresa dell’economia italiana. Ne ha le competenze. Ne ha gli strumenti.

La domanda è se ne ha anche la volontà e l’agibilità politica.

La risposta l’avremo entro poche settimane, due mesi al massimo.

 

martedì 26 maggio 2020

CCF: perché forse è la volta buona


Il Decreto “Rilancio” ha introdotto vari meccanismi di assegnazione di crediti d’imposta, cedibili ai fornitori o, in alternativa, negoziabili contro euro sul mercato finanziario. E di altre ancora si sta parlando.

Si va dall’Ecobonus 110% per le ristrutturazioni immobiliari, al Bonus Turismo, a indennizzi per affitti e canoni pagati da attività commerciali che hanno ridotto il fatturato nel periodo più acuto dell’emergenza Covid.

Non è ancora un vero e proprio “progetto CCF”. Le dimensioni sono limitate, e vanno messi a punto i meccanismi di cessione e circolazione dei crediti d’imposta.

Però sono “teste di ponte” molto significative. Vanno estese, potenziate, migliorate sul piano operativo. Ma ci sono, e costituiscono un importantissimo passo in avanti.

Idee collegate alla Moneta Fiscale e ai Certificati di Compensazione Fiscale stanno a loro volta facendosi strada, per il tramite di una pattuglia di parlamentari M5S, nell’ambito della maggioranza di governo.

In primo luogo, la possibilità di creare una piattaforma informatica di scambio dei crediti fiscali (il SIRE di Fabio Conditi).

Da segnalare anche l’idea dei conti fiscali di risparmio, proposta da Giovanni Zibordi riprendendo un’idea di John Cochrane. Conti presso il Ministero dell’Economia su cui i privati cittadini possono depositare euro, con una remunerazione per esempio dell’1% (competitiva, quindi, rispetto allo zero che offrono attualmente i normali conti bancari).

Con i conti fiscali di risparmio, il Tesoro può fare raccolta senza passare tramite il collocamento di titoli sul mercato, evitando in particolare di piazzare BTP su cui le istituzioni finanziarie fanno trading e alimentano la volatilità di prezzi e spread (con i connessi effetti di panico, spesso e volentieri enfatizzato e strumentalizzato dai media e da chi li controlla).

Come dice il nome, i conti fiscali di risparmio possono essere anche utilizzati per effettuare pagamenti di tasse o comunque per soddisfare qualsiasi obbligazione finanziaria nei confronti della pubblica amministrazione. Il che li rende maggiormente tutelati rispetto a un titolo che promette semplicemente di essere rimborsato in euro (senza ulteriori possibili utilizzi).

E’ un paradosso che questi strumenti siano in corso di valutazione, e almeno in alcuni casi anche di introduzione, da parte di un governo pro-UE. Ma non mi stupisce: ho sempre pensato – e la proposta CCF nasce appunto da questa riflessione – che la rottura dell’euro sia troppo complessa e controversa, sul piano tanto operativo quanto politico, per avere significative possibilità di essere realizzata.

In altri termini, dubito che esistano le condizioni per vincere un confronto “muro contro muro” con la UE e con l’eurosistema.

C’è invece la possibilità di adottare una posizione di “fermezza costruttiva”: abbiamo identificato che cosa non funziona, ma sappiamo anche come correggerlo, senza passare tramite una deflagrazione. E lo faremo.

E senza passare tramite strumenti – il MES, il Recovery Fund – da cui (si è capito benissimo) non arriverà nulla di concreto, se non spiccioli con vincoli e condizionamenti che produrranno più danni di quanto possano valere gli (eventuali) benefici finanziari.

La “fermezza costruttiva” verrà adottata – si spera - in misura adeguata proprio perché i paurosi effetti economici della crisi sanitaria non possono, altrimenti, essere superati.

La “fermezza costruttiva” è quella che è mancata alla Lega nel periodo del governo gialloverde.

La Lega, di conseguenza, si è mosso in modo ambiguo e confuso (o percepito all’esterno come tale: ma è quello che conta).

Claudio Borghi, per esempio, ha lasciato intendere (prima delle elezioni del marzo 2018) che i Minibot (una forma di moneta fiscale) fossero un passo verso la rottura dell’euro. Poi (maggio 2019) la proposta è venuto alla luce ma è stata presentata come un mezzo per rimborsare i crediti verso fornitori della Pubblica Amministrazione, tra l’altro con un limite di 25.000 euro a posizione.

Era evidente che posta così la proposta Minibot risolveva poco o nulla, il che lasciava supporre che fosse un passo verso qualcos’altro. Troppo facile, a quel punto, spararle contro: “la Lega prepara il break-up”.

Le valenze di un programma di emissioni fiat, come i CCF, sono di ben altra portata. Si crea potere d’acquisto supplementare e lo si distribuisce; non ci si limita ad anticipare (una tantum, tra l’altro) l’effetto finanziario del pagamento di crediti già esistenti.

E nello stesso tempo, il progetto CCF spiega dettagliatamente come le disfunzioni dell’euro ne risultino superate, senza passare tramite la deflagrazione del sistema.

Preferireste lasciarvi completamente l’euro alle spalle ? le preferenze sono una cosa, la costruzione del consenso politico è un’altra e deve tener conto degli interessi in gioco e delle oggettive difficoltà tecniche.

Se no si fa battage mediatico, che magari ha la sua funzione, magari aiuta a prendere voti in campagna elettorale, ma di per sé non risolve nessun problema.


giovedì 8 febbraio 2018

"Sovranità monetaria e sviluppo economico": il video

Convegno organizzato lo scorso sabato 3 febbraio a Bologna, da Fabio Conditi coadiuvato da Claudio Zanasi.

Interventi di Giovanni Zibordi, Marco Mori, Giacomo Bracci, Nino Galloni nonché... del sottoscritto.

Io parlo all'incirca da 2.16.30 a 2.35.30. Ma è molto interessante anche tutto il resto, ovviamente...



sabato 1 aprile 2017

CCF e Moneta Fiscale: riassunto degli eventi fino a oggi...

In questa presentazione di Giovanni Zibordi, un'utilissima sintesi di alcuni anni di proposte e argomentazioni sul tema CCF / Moneta Fiscale / moneta parallela per risolvere le disfunzioni dell'euro.

Proposte su cui finalmente si stanno accendendo i riflettori del dibattito politico.

sabato 4 febbraio 2017

Minibot e CCF

Pochi giorni fa, Claudio Borghi, durante un convegno organizzato a Milano della Lega Nord, ha fornito alcuni dettagli in merito alla sua proposta di emettere BOT di piccolo taglio, utilizzabili anche per pagare tasse, come transizione verso l’uscita dall’euro.

La sintesi dello schema la trovate in questo “Storify Twitter” predisposto da Borghi stesso. Solo una precisazione: Borghi effettivamente aveva pubblicato in precedenza (su “Il Giornale”) un articolo sul tema, ma io non l’avevo letto. L’avevo tuttavia sentito accennare all’idea in un intervento televisivo (all’”Ultima Parola” di Gianluigi Paragone, se non sbaglio), e da qui è nato il contatto e l’incontro che abbiamo avuto nel novembre del 2012. Non fa nessuna differenza, ci tengo solo a dirlo perché se avessi conosciuto allora quell’articolo, sarebbe stata da parte mia una scorrettezza non citarlo come riferimento nel libro Hoepli e nell’ebook Micromega.

Confermo che Minibot e CCF sono strumenti con molte somiglianze: il vero elemento differenziante è che i Minibot vengono concepiti in funzione di uno scioglimento completo dell’Eurozona, o de minimis come “scivolo” verso l’uscita dell’Italia. I CCF, non necessariamente.

Rispetto ai Minibot, i CCF sono infatti costruiti in modo da poter essere un assetto permanente, nel senso che l’Italia e altri paesi potrebbero emettere e far circolare CCF nazionali pur continuando a utilizzare l’euro come moneta a corso legale.

A quest’ultima eventualità Borghi non crede (ed è la stessa opinione, tra gli altri, di Giovanni Zibordi) ma per ragioni politiche, non tecniche. L’euro è nato per “forzare” il processo di integrazione dei principali paesi europei in un superstato, ed essendo ormai acclarato che questo progetto è fallito, non c’è ragione per mantenere in essere l’Eurozona, neanche in forma riveduta e corretta.

Capisco la logica di questa posizione. D’altra parte continuo a non escludere che, introdotta una moneta fiscale complementare (che poi si chiami Minibot, CCF o Asdrubale ovviamente è secondario) e creato un sistema economico-monetario che consente di superare la crisi, il nuovo assetto duri nel tempo semplicemente perché non crea più problemi, e l’inerzia spinge al mantenimento in essere della struttura, una volta che se ne sono risolte (finalmente) le disfunzioni.

Lo diranno i fatti. Per ora, molto importante è che si sta mettendo in chiaro come il primo e fondamentale passaggio, da effettuare appena ce ne saranno le condizioni politiche (con ogni probabilità, e tanto per cominciare, un governo senza PD…) è emettere uno strumento monetario nazionale. E che il titolo utilizzabile a fini fiscali appare la via di gran lunga più plausibile.


martedì 22 novembre 2016

Becchi e Dragoni sui CCF


Paolo Becchi – docente universitario vicino in passato a M5S, oggi alla Lega – e Fabio Dragoni intervengono su Libero Quotidiano con un articolo che menziona la Moneta Fiscale parallela, e specificamente i Certificati di Credito Fiscale, come strumento-ponte per l’uscita dall’euro. Qui il link alla pagina facebook di Stefano Sylos Labini, che riporta l’articolo.

La mia attività di proposta e promozione del progetto CCF è partita ormai da più di quattro anni, quindi i segnali d’interesse sono sempre graditi. Diversamente da Becchi e Dragoni, comunque, ho sempre concepito i CCF come uno strumento che può convivere con l’euro su base permanente, senza necessariamente doverlo sostituire.

L’affiancamento e sostituzione naturalmente è una possibilità, e infatti ne avevo delineato, in prima approssimazione, i possibili passaggi tecnici. Che cosa si verificherà in pratica – affiancamento senza o con sostituzione finale – sarà tuttavia la conseguenza di evoluzioni e decisioni di natura politica.

L’euro è destinato a essere completamente rimpiazzato dalla moneta nazionale introdotta via CCF ? è l’opinione non solo di Becchi e Dragoni ma anche, ad esempio, di Enrico Grazzini e di Giovanni Zibordi. Personalmente non mi ritengo in grado di stimare la probabilità dei diversi scenari.

Ritengo invece che la via Moneta Fiscale sia un progetto tecnicamente e operativamente molto più semplice, rispetto al break-up, per superare le disfunzioni dell’Eurosistema.

Schemi alternativi (quali la revisione dei vincoli di deficit o l'Helicopter Money effettuata dalla BCE) esistono in teoria, ma non vedo nessun segno che sia stia formando un consenso politico, tra gli stati membri dell’Eurozona, per attuarli.

In assenza di questo consenso politico, la soluzione dell’Eurocrisi non può arrivare che da azioni unilaterali di singoli stati: quali, appunto, l’introduzione di Moneta Fiscale nazionale.


venerdì 9 settembre 2016

Elezioni USA e tassi d’interesse

Giovanni Zibordi segnala un’interessante intervista a un grosso gestore di fondi obbligazionari USA, Jeffrey Gundlach, secondo il quale i tassi d’interesse USA hanno toccato un minimo e sono prossimi a risalire.

In particolare, il rendimento del titolo di stato decennale, attualmente intorno all’1,6% dopo essere stato anche più basso nei giorni scorsi, dovrebbe riportarsi oltre il 2% entro fine 2016.

Il punto interessante, mi pare, non è costituito dalla variazione dei tassi in sé, ma dalla motivazione. Entrambi i candidati alla presidenza sono favorevoli a un’azione espansiva sulla domanda interna USA, in particolare mediante investimenti in infrastrutture, per evitare un indebolimento del ciclo economico che, oltreoceano, si sta avvertendo.

In assenza di interventi, una recessione USA nell’arco dei prossimi dodici mesi non è da escludere. E comunque lo stato della principale economia mondiale non è in assoluto brillante (lo è solo relativamente alla catastrofe dell'Eurozona…). Il tasso di disoccupazione al 5% è in larga misura un effetto di un calo di partecipazione alle forze di lavoro. La percentuale di popolazione sottooccupata, o che ha semplicemente rinunciato alla ricerca di lavoro perché il mercato non offre prospettive, è troppo alta perché si possa parlare di una situazione tonica e soddisfacente.

Un rilancio della domanda aggregata interna è quindi molto opportuno, e questo spingerebbe al rialzo tutta la curva dei tassi. C’è un dettaglio, tuttavia. Sia Hillary Clinton che Donald Trump parlano di muoversi in questa direzione, ma a novembre non si elegge solo il presidente. Viene rinnovata anche tutta la camera dei rappresentanti, nonché un terzo del senato.

Il problema è che attualmente i repubblicani controllano camera e senato. L’azione espansiva in realtà l’avrebbe voluta effettuare anche Obama, che però non è stato in grado di farla approvare da un congresso in cui il suo partito è minoritario.

Dopo le elezioni di novembre, gli scenari possibili sono tre. Vince Trump (probabilità attualmente stimate intorno al 30%) e di conseguenza i repubblicani mantengono o addirittura rafforzano il controllo del congresso (la vittoria presidenziale tende a “trainare” anche i candidati del proprio partito alle elezioni di camera e senato: per quanto Trump sia un “outsider” – il che forse renderebbe questo fenomeno meno accentuato del solito – ai repubblicani basta non peggiorare, dato che partono già da una situazione di controllo).

Ma più probabile, al 70%, è una vittoria di Hillary Clinton. In questo caso occorre che l’effetto di traino a favore dei candidati democratici sia così forte da dare alla neo-presidente, o meglio al suo partito, il controllo del congresso, ribaltando le maggioranze attuali. Il che appare piuttosto difficile.

Grosso modo, c’è quindi un 50% di probabilità che si finisca col rimanere nella situazione odierna: presidente democratico e congresso repubblicano. Nel qual caso bisognerà sperare nelle capacità tattiche e diplomatiche di Hillary nel costruire un consenso bipartisan (era una delle specialità del marito…).


lunedì 7 marzo 2016

Vibo Valentia, 16.4.2016



Per chi è in zona… e per chi è interessato a esserci…

Sabato 16 aprile prossimo (mattina) tengo, insieme a Giovanni Zibordi, un intervento nell’ambito del Festival per l’Economia (qui alcune informazioni su quello dell’anno scorso).

Titolo: Certificati di Credito Fiscale per risolvere le disfunzioni del sistema monetario europeo
Breve descrizione: uno strumento monetario parallelo, utilizzabile a fini fiscali, è in grado di risolvere tutti i principali fattori di inefficienza dell’attuale Eurosistema. Rende possibile espandere la domanda aggregata e riassorbire la disoccupazione, riducendo nello stesso tempo il debito denominato in euro e i connessi rischi di default e instabilità del sistema finanziario-bancario. Il tutto senza squilibrare i saldi commerciali esteri.

Marco Cattaneo (1962): presidente di CPI Private Equity, società attiva nella strutturazione e gestione di investimenti in private equity e credito strutturato. E’ inoltre autore e coautore di vari libri e articoli su temi di macroeconomia, sistemi monetari, valutazione d’azienda, pianificazione e controllo di gestione. 

Fondatore e promotore, insieme a Biagio Bossone, Massimo Costa, Luciano Gallino, Enrico Grazzini, Stefano Sylos Labini e Giovanni Zibordi, del gruppo di ricerca “Progetto Moneta Fiscale”.

lunedì 15 febbraio 2016

Reddito minimo corrisposto via carta di credito fiscale



Il progetto di corrispondere un reddito minimo (“reddito vitale”, “reddito di cittadinanza”) a una parte della popolazione, in condizioni economiche disagiate, ha una doppia valenza: redistributiva, da un lato; di contributo al superamento della crisi economica, dall’altro.

L’effetto redistributivo è intuibile, e può essere conseguito semplicemente finanziando il reddito minimo con incrementi di tassazione, tagli di spesa, o incrementi tariffari, che vadano a gravare in misura esclusiva o preponderante su soggetti diversi da quelli che ricevono il reddito minimo.

La crisi economica italiana richiede, tuttavia, per essere affrontata in modo efficace e superata in tempi ragionevoli, interventi che non siano di pura redistribuzione, ma anche e soprattutto di espansione TOTALE del potere d’acquisto disponibile per la collettività nazionale.

Si ottiene poco, in altri termini, proseguendo nella logica degli interventi “a saldo zero”. Prova ne è stata l’introduzione, nel maggio 2014, del bonus di 80 euro mensili a una serie di lavoratori con retribuzioni inferiori a soglie predeterminate. Non si sono verificati incrementi apprezzabili di domanda, consumi e PIL, ma non perché gli 80 euro non siano stati spesi. Il governo, sulla base di sondaggi effettuati con riferimento ai dodici mesi successivi all’avvio dell’intervento, stima in effetti che gli 80 euro siano stati mediamente spesi per il 90%, quindi con un’elevata propensione marginale al consumo.

Il problema è che, per rispettare rigorosamente i vincoli di bilancio concordati in sede UE, gli 80 euro hanno trovato copertura in un ammontare complessivamente uguale di incrementi di imposte (accise, maggior imposizione sulle rendite finanziarie, acconti su redditi d’impresa ecc.) nonché di interventi su spesa pubblica e tariffe.

Il risultato è che un certo numero di persone si è trovato con più soldi da spendere, ma altre con meno (per importi complessivi esattamente uguali). L’impatto netto su consumi e domanda, com’era prevedibile, è risultato irrilevante, in quanto limitato all’eventuale (ma non certa, e comunque molto difficile da stimare) maggior propensione alla spesa dei “riceventi gli 80 euro” rispetto agli altri.

Alla luce di quanto sopra, un reddito minimo corrisposto per il tramite di una “carta di credito fiscale” è da prendere molto seriamente in considerazione per attuare un’azione con valenza sia redistributiva che espansiva.

I percettori del reddito minimo potrebbero ricevere una carta di credito su cui sono caricati non euro ma “unità di sconto fiscale (USF)”, in rapporto 1:1 con gli euro.

Le USF possono essere utilizzate per effettuare pagamenti dovuti alla pubblica amministrazione, a qualsiasi titolo – tasse, imposte, contributi, tariffe, ticket sanitari eccetera. In pratica, un pagamento (ad esempio) di IVA per 1.000 euro si riduce a 600 se il soggetto tenuto ad effettuarlo lo compensa con 400 USF (o anche a zero se lo compensa con 1.000 USF).

Il titolare della carta di credito fiscale potrà spendere le USF presso esercizi commerciali che le accetteranno, avendo a loro volta impegni di pagamento per imposte ecc., e/o potendo farle circolare per pagare fornitori, dipendenti eccetera.

Nel momento in cui le USF vengono utilizzate per conseguire gli sconti fiscali, la pubblica amministrazione subisce, a parità di condizioni, un calo di gettito. Se, tuttavia, intercorre un adeguato periodo di tempo rispetto all’assegnazione iniziale delle USF, l’incremento di scambi e di consumi può produrre una crescita di PIL e, conseguentemente, di gettito, sufficiente a compensare l’utilizzo delle USF.

Per assicurare che questa compensazione si verifichi, possono essere prese in considerazione (e anche combinate) diverse modalità di assegnazione delle USF.

Come prima possibilità, le USF possono essere utilizzabili come sconti fiscali a partire da una data futura rispetto all’assegnazione originaria. Per esempio, 100 USF assegnate il 1° luglio 2016 potranno essere utilizzabili come sconti fiscali a partire dal 1° luglio 2018. Avranno valore però fin da subito (per lo stesso motivo per cui un BTP a due anni ha valore prima della scadenza: è l’attualizzazione di un valore certo a termine). Si può ipotizzare che 100 USF saranno accettate (negli scambi tra privati) in alternativa a 95 euro. L’effetto espansivo su domanda e consumi sarà quindi immediato, e si produrrà di conseguenza un beneficio su occupazione, PIL e gettito fiscale in anticipo rispetto al momento in cui si verificherà la riduzione di gettito.

Come seconda possibilità, le USF possono invece essere utilizzabili come sconti fiscali fin da subito, ma viene riconosciuta una maggiorazione per esempio del 2% su base annua (un tasso d’interesse, in pratica) se l’utilizzo per conseguire sconti fiscali viene volontariamente posposto dal titolare. Qui il differimento è su base volontaria e non obbligatoria, ma l’effetto è comunque analogo: espansione di consumi e PIL in anticipo rispetto all’operatività degli sconti fiscali.

L’utilizzo di titoli a valore fiscale per ottenere effetti espansivi della domanda e del PIL è stato estesamente studiato e analizzato da un gruppo di ricerca formato tra gli altri da Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Massimo Costa, Enrico Grazzini, Stefano Sylos Labini, Giovanni Zibordi e dal compianto Luciano Gallino. Oltre alla carta fiscale per corrispondere il reddito minimo, le applicazioni possono includere Certificati di Credito Fiscale da assegnare a lavoratori e aziende (anche per ottenere un immediato beneficio sulla competitività di queste ultime), nonché titoli fiscali per cofinanziare progetti industriali (a cura, per esempio, della Cassa Depositi e Prestiti).


Il "Progetto CCF" è sinteticamente descritto in questi due articoli, recentemente apparsi su Econopoly (blog del Sole 24Ore), al cui interno si trovano vari altri riferimenti bibliografici.