Salvo sorprese, al momento pare che SVB non stia innescando una crisi bancaria sistemica. Sta insomma avvenendo quanto prevedevo una settimana fa. Le banche centrali e i governi stanno intervenendo con l’intensità adeguata, tamponando i rischi di contagio. Non solo la Federal Reserve negli USA, ma anche la banca centrale svizzera con Credit Suisse.
E per quanto folle sia l’assetto dell’eurosistema, credo che se necessario la BCE farà quanto serve per soccorrere istituzioni eurozoniche potenzialmente nei guai. Anche perché le principali indiziate sono francesi e tedesche, per cui figuriamoci.
Quindi tutto più o meno sotto controllo, grazie al fatto che il ricordo del 2008 è troppo fresco per ricascarci oggi. Però l’instabilità potenziale del sistema rimane un dato di fatto, e la possibilità che un intervento carente o tardivo di fronte a problemi simili, in un futuro non vicinissimo, lasci deflagrare una crisi, resta un elemento di preoccupazione.
Come evitare rischi del genere ? il dato di fatto è che un sistema dove la grande maggioranza dei mezzi di pagamento in circolazione, altrimenti detto di quella che comunemente chiamiamo moneta, sono in effetti passività di istituti privati, non può funzionare senza una garanzia pubblica su queste passività, cioè sui depositi bancari.
Ma se ci deve essere garanzia pubblica, si pone il problema che gli istituti privati emettono passività a condizioni di favore grazie alla garanzia e investono in attività rischiose. Se va bene gli utili sono degli azionisti ma ancora di più del management degli istituti, se va male le perdite sono spalmate sulla collettività.
Quando succede, invariabilmente in molti pongono la domanda “perché devo pagare io per i danni fatti da altri ?” la risposta di prima battuta è “perché quando un incendio rischia di espandersi prima lo spegni, poi indaghi sulle responsabilità. Non lasci bruciare una città per “dare una lezione” a chi ha appiccato il fuoco”.
Giusto, però quello che dovrebbe andare di pari passo con la garanzia pubblica sui depositi è un rigoroso controllo sulle attività svolte dagli istituti. Che non si riesce mai ad introdurre perché troppe persone influenti profittano, almeno finché il rischio non si concretizza. Come dicevo nell’altro post, il settore pubblico ripulisce i cocci, mentre i trader i bonus milionari incassati nel frattempo se li tengono.
In effetti c’è da pensare seriamente a nazionalizzare la funzione di deposito bancario. Permettendo a cittadini e aziende di depositare presso l’istituto di emissione, e vietando invece la raccolta di depositi da parte delle istituzioni private.
Il che non implica la fine della finanza privata. Vuole dire che le istituzioni finanziarie non devono più emettere passività a vista o a breve termine. Devono investire soldi raccolti con vincolo di scadenza omogeneo alle attività di investimento o di finanziamento che pongono in atto.
Voglio fare credito ? raccolgo un fondo di durata per esempio decennale, erogo finanziamenti e a fine periodo ripartisco gli utili che ho prodotto, compresi i premi al management. E se gli utili non ci sono anzi ci sono perdite, questo è il normale rischio che si assume l’investitore del fondo. Senza però che abbia la possibilità di forzare il fondo a liquidare di colpo gli attivi perché una crisi reale o immaginaria innesca una fuga di depositi.
Si farà mai
qualcosa di simile ? difficile, perché gli interessi che andrebbe a ledere sono
potenti. Ma finché non si fa, si può solo sperare che i pompieri arrivino in
tempo a spegnere l’incendio quando scoppia. Perché di tanto in tanto scoppia,
questo è sicuro.