Gli europeisti
in buona fede sono ingenui come pochi altri. Un esempio tra i tanti è questo articolo, dove in pratica
si accusano i governanti del Nord Europa di non capire il progetto politico
sottostante all’Unione Europea.
Altrimenti
detto, di non comprendere la gioie e le bellezze dell’integrazione politica, della
condivisione delle politiche fiscali, del promuovere meccanismi di solidarietà
eccetera eccetera.
Anche,
beninteso, a costo di andare contro la volontà dei loro elettorati.
Ma una volta per
tutte: dove sta scritto, nei trattati UE, che l’Unione Europea dev’essere un
meccanismo di solidarietà e di condivisione ?
Dove è stato
stabilito che si arriverà all’integrazione politica ?
La UE è
un’insieme di trattati che promuovono un’area di libero scambio e
(limitatamente all’eurozona) un’unione monetaria.
I trasferimenti
finanziari (salvo le forme di intervento molto specifiche e limitate previste
nel bilancio UE) e la condivisione dei debiti sono non solo non contemplate, ma
esplicitamente escluse.
La volontà di
modificare i trattati in modo cooperativo e solidale non esiste. La UE e gli
organi di governo dell’Eurozona continuano a fare lo strettissimo minimo
indispensabile perché l’intera struttura, in perenne precario equilibrio, non
collassi.
Niente di più,
perché il di più non sta negli accordi e non si desidera (da parte degli
elettorati) introdurlo.
Sono miopi gli
euronordici ? Sono avidi ? Sono insensibili ? può essere.
Ma l’errore
degli europeisti-in-buona-fede è considerare la UE non quello che è, ma quello
che loro vorrebbero diventasse.
Le probabilità
di ottenere questa evoluzione “solidale” sono minime, ma che ci provino pure se
credono.
Nel frattempo
però è catastrofico per l’Italia fare appello a uno spirito cooperativo che sta
solo nella fantasia di pochi illusi.
Il risultato
(pessimo) della nostra trattativa sul Recovery Fund (una trattativa che non
dovevamo neanche avviare) nasce da questa valutazione sballata.
L’assurdo è che
l’Italia non ha bisogno della solidarietà di nessuno. Ha 60 miliardi di surplus
commerciale, è creditrice netta sull’estero.
Ha solo bisogno
di introdurre il suo strumento monetario: la Moneta Fiscale.