Credo sia opportuno chiarire un equivoco, relativo a un’intervista rilasciata da Mario Monti a Fareed Zakaria nel 2012. Intervista molto nota ma molto mal compresa.
Si parla di quando Monti era presidente del consiglio del suo (catastrofico) governo.
Trovate qui il video e il testo. Il punto chiave è il seguente (dal minuto 2:10).
Zakaria: “In
Italia, come lei dice, avete fatto più consolidamento fiscale di qualsiasi
altro paese. Avete anche realizzato riforme strutturali. Ora, da dove arriverà
la domanda ? Serve che qualcuno acquisti i vostri prodotti. State dicendo che la
Germania dovrebbe essere il compratore ?”
Monti: “Beh noi stiamo
migliorando la nostra competitività grazie alle riforme strutturali. In
effetti stiamo distruggendo domanda interna via consolidamento fiscale.
Da qui in poi, serve un intervento sulla domanda in Europa, un’espansione della
domanda. Come lei ha chiaramente indicato, in Italia abbiamo problemi perché abbiamo
ottenuto ottimi risultati sul piano fiscale – ma saranno davvero sostenibili
nel lungo termine se il denominatore, il PIL, non cresce ?”.
L’equivoco è che
queste frasi di Monti, o più esattamente quella evidenziata, sono state
interpretate nel senso che il suo obiettivo fosse distruggere domanda interna
per eliminare il deficit commerciale (che in effetti dal 2014 in poi è diventato un robusto surplus,
“grazie” al crollo delle importazioni causato, come era logico aspettarsi, dalla
violenta contrazione della domanda interna).
La mia opinione
è che il (confuso) pensiero di Monti fosse un altro. Nella sua testa, il
consolidamento fiscale e le riforme strutturali erano una necessità
imprescindibile. Per ottenere una contrazione dei rapporti deficit pubblico /
PIL e debito pubblico / PIL, era però ovviamente necessaria anche la crescita
del denominatore.
Il
consolidamento fiscale invece abbatteva la domanda interna e di conseguenza il
PIL. Perché il meccanismo funzionasse, era quindi necessaria un’azione espansiva
da parte di altri paesi, in particolare altri paesi dell’Eurozona – primo fra
tutti la Germania.
Che cosa ne
deduco ? che Monti NON aveva in mente il deficit commerciale come problema, ma
il deficit e il debito pubblico. Il consolidamento fiscale li avrebbe fatti
calare A CONDIZIONE CHE la domanda interna persa in Italia fosse sostituita da
domanda esterna. Il che richiedeva, come detto sopra, una forte azione
espansiva da parte dei nostri principali partner commerciali. Leggasi in primo
luogo Germania. Ma la finalità non era la sistemazione dei conti con l’estero, bensì
la riduzione dei saldi passivi del bilancio pubblico.
Questo assolve
Monti ? no, per niente. Per due ragioni.
La prima è che
la riduzione del deficit e del debito pubblico è un obiettivo sbagliato se
si tenta di raggiungerlo in un contesto economico depresso; e l’Italia era
ancora in quella situazione al momento dell’avvento di Monti, in quanto
soffriva dei postumi della crisi finanziaria mondiale del 2008.
In secondo
luogo, la repressione della domanda interna era, come detto, controproducente
ANCHE ai fini del riequilibrio delle finanze pubbliche, SE NON accompagnata da
una forte azione espansiva proveniente dall’estero. E questa azione espansiva
chi mai aveva dato assicurazioni a Monti che sarebbe stata effettuata ?
nessuno, tantomeno i tedeschi.
Anche accettando
il concetto (in realtà sbagliato) che l’accoppiata contrazione domanda interna
/ espansione domanda estera fosse la strategia migliore, Monti ha attuato la
prima parte senza poter intervenire sulla seconda. Ne è risultata la peggior
catastrofe economica della storia del nostro paese, quantomeno dall’unità d’Italia
in poi.
Il mio giudizio
su Monti quindi è pesantemente (con tutti i superlativi possibili) negativo. Ma
mi sembra utile chiarire che il suo scopo NON era quello di riequilibrare i
conti con l’estero, ma di risolvere un (presunto) problema di finanza pubblica.
Questo, perlomeno, è quanto risulta sulla base di quell’intervista.