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martedì 23 luglio 2024

Niente scuse per la Fornero

 


Cottarelli si sbaglia, come si è sbagliata Elsa Fornero, e nessun suo critico si deve scusare. Lo squilibrio tra occupati e pensionati può essere riequilibrato allungando l'età lavorativa (di chi è nelle condizioni di lavorare, s'intende) ma SOLO a condizione che I POSTI DI LAVORO CI SIANO. Il problema della riforma Fornero, in un contesta di feroce austerità promossa da Monti su istruzioni UE, non è di aver fatto lavorare di più ma di aver creato disoccupazione ed esodati. QUESTO è il problema del sistema pensionistico, ma prima ancora dell'economia, finché si seguono le euroricette.

venerdì 29 ottobre 2021

Cosa penso dell’età pensionabile

 

Quota 100 non verrà rinnovata, ha detto Mario Draghi, e “sia pure gradualmente” si tornerà alla “situazione normale”: che sarebbe, par di capire, la legge Fornero (legge fino a dieci anni fa non era per nulla la “situazione normale”, visto che l’ha introdotta lo scellerato governo Monti, ma transeat).

Data l’attualità del tema, rispondo volentieri a chi (non pochi) mi ha chiesto cosa penso del ripristino dell’età pensionabile a 67 anni (risultato finale del ritorno alla “normalità” della Fornero).

Ne penso una cosa molto semplice. L’età pensionabile in sé non è il punto. Il punto è se il governo metterà in atto (o meno) politiche di pieno impiego.

Lavorare fino a 67 anni, SE (un se molto importante, ovviamente) una persona sta bene di salute, si può.

Quello che non è accettabile è che l’economia venga mantenuta in una condizione di domanda artificialmente compressa e depressa. Perché la depressione economica implica che parecchie persone perdano il lavoro a 50, 55, 60 anni, con scarsissime prospettive di trovarne un altro.

E in queste condizioni non avere né lavoro né pensione è un autentico dramma.

Lo Stato è un grado di immettere nell’economia la quantità di potere d’acquisto adeguata per assicurare il pieno impiego. Poi c’è un tema di allocazione: e se la popolazione invecchia, è sicuramente sostenibile che questa allocazione non possa andare ai pensionati in misura superiore a un determinato livello. Il che implica di far lavorare la popolazione (la parte IN BUONA SALUTE fisica e mentale, s’intende) più a lungo.

Ma di FARLA LAVORARE a condizioni dignitose. Non di creare drammi sociali come i trecentomila esodati di forneriana memoria.

Per cui separare il tema delle pensioni (o qualunque altro tema di politica economica) dal contesto in cui si trova l’Italia da un quarto di secolo (le regole deflattive e depressive dell’Eurosistema) ci porta fuori strada.

Su QUELLE, sulle regole, il governo deve intervenire.

mercoledì 21 luglio 2021

Anziani, tasso d’occupazione e il ritorno di Elsa Fornero

 

Elsa Fornero, la cui riforma pensionistica è stata uno dei provvedimenti di maggiore impatto (anche mediatico) del catastrofico governo Monti, è entrata a far parte di un comitato tecnico presieduto da Bruno Tabacci.

Il ruolo svolto da questo comitato non sarà (per fortuna, mi viene da dire) necessariamente di peso significativo. Tabacci è attualmente sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega alla programmazione economica: la definizione suona di notevole impatto, ma nel passato il ruolo effettivo di questo sottosegretariato è risultato, di regola, ampiamente dimenticabile.

Interessante comunque una dichiarazione della sopra menzionata ex-ministra: un suo obiettivo è “aumentare l’occupazione tra la popolazione anziana, purché in buona salute”.

Per aumentare l'occupazione tra la popolazione anziana, l’unica via realmente efficace è aumentare l’occupazione tra la popolazione (punto). Se c’è più domanda nel sistema economico, crescono evidentemente le possibilità d’impiego, per gli anziani, per i giovani, per le persone di mezza età, per chiunque abbia voglia e necessità di lavorare (e che sia in buona salute, certo. In cattiva salute, diventa difficile).

Che Elsa Fornero sia in grado di aiutare a raggiungere questo obiettivo stride un filino, per la verità, con il ruolo da lei ricoperto in passato, nelle sue vesti di ministro di peso in un governo che tanto efficacemente si è prodigato per distruggere la domanda interna e quindi l’occupazione di giovani, meno giovani, quasi anziani ed anziani.

Al posto di anziani occupati, si sono quindi ottenuti un paio di centinaia di migliaia di (non troppo anziani) esodati. Persone intorno alla sessantina, difficili da ricollocare (soprattutto in un contesto di economia depressa), contemporaneamente privi di stipendio e di pensione.

Può essere che nel frattempo Elsa Fornero abbia modificato le sue idee e quindi sia sul punto di formulare validissime proposte per ottenere il risultato desiderato. Ma non ci scommetterei.

Diversamente, possiamo sempre sperare (e almeno su questo ci sono ragioni per essere ottimisti) che il comitato tecnico risulti come spesso capita un organismo inutile alle dipendenze di un sottosegretario altrettanto inutile.