Curiosamente, la riduzione (temporanea) delle accise
sui carburanti decisa dal governo per contrastare gli effetti della crisi
iraniana è stata tacciata, da parecchi commentatori euroausterici pseudoliberali,
di essere “regressiva”.
Motivo addotto? è un beneficio sia per chi gira in Seicento sia per chi viaggia in Ferrari.
A me però questo non torna, alla luce della definizione di progressività e di regressività della tassazione come me l’hanno insegnata, e come l’ho capita.
Progressive sono le forme di tassazione che colpiscono in misura più accentuata i segmenti di popolazione “forti”, s’intende a livello di reddito e/o di patrimonio.
Regressive sono al contrario quelle che incidono maggiormente sulle categorie “deboli”.
Ora, mi pare evidente che un agiato, a fronte ad esempio di redditi e/o patrimoni dieci volte superiori a un disagiato (economico), non spende dieci volte di più in carburanti.
Ancora più evidente è che per l’agiato il rincaro di benzina e gasolio è al massimo un piccolo fastidio, per il disagiato un serio problema.
Le accise sono quindi, senza alcun dubbio, una forma
di tassazione regressiva, e ridurle è un’azione di politica economica
progressiva.