Si continua a
parlare dell'episodio britannico e della situazione giapponese, che suscitano
opinioni contrapposte in merito alle implicazioni sulla validità, o meno, della
Modern Monetary Theory.
Detto
altrimenti, quanto avvenuto smentisce la MMT (come sostengono gli
euroausterici) o la conferma (come ribadiscono i sostenitori della MMT) ?
Torno in
particolare sul Giappone, che pratica lo Yield Curve Control, cioè la
sistematica compressione a livelli molto bassi dei tassi d’interesse. Gli
euroausterici affermano che certo, un paese che emette e controlla la sua
moneta può sempre fissare come vuole i tassi sui titoli di Stato (basta farli
comprare all’istituto di emissione a un prezzo prefissato). Ma questo ha un
impatto negativo sul cambio, nel senso che tende a svalutarlo, specialmente
quando, invece, gli altri paesi stanno aumentando i tassi (che è la situazione
odierna).
Questa
possibilità, in effetti, non è mai stata negata dalla MMT. Ma l’implicazione
che ne traggono gli euroausterici è che la svalutazione sia negativa, per non
dire disastrosa.
La posizione
degli autori MMT è invece che la svalutazione del cambio non è in sé nulla di
preoccupante. Il limite che si ha di fronte nell’attuare politiche espansive
non è la svalutazione ma l’inflazione. Finché non si innesca inflazione a
livelli elevati, persistenti, tendenti a uscire di controllo, le politiche
espansive sono legittime ed adeguate.
Ora, se è vero
che il cambio giapponese subisce un impatto negativo dallo YCC (molto meno drammatico, per la verità, di quanto si direbbe ascoltando i commenti degli
euroausterici) è ancora più vero che l’inflazione giapponese, al 3%, è
nettamente più bassa dell’8%, 10% che oggi si rileva negli USA e nell’Eurozona.
Il rischio d’inflazione incontrollata ha tutta l’aria di stare altrove, non in
Giappone.
E del resto chi
segue questo blog sa da tempo che il nesso causale da svalutazione a inflazione
è molto ma molto labile.
Per cui, di che
cosa si dovrebbero preoccupare i giapponesi ?
Tra l’altro
stanno guadagnando competitività rispetto al resto del mondo, grazie appunto
alla combinazione di inflazione più bassa e cambio più debole. Il che mostra
che nella situazione corrente il rischio che la svalutazione giapponese divenga
“enorme” o “catastrofica” è privo di fondamento: in nessun paese che guadagna
competitività reale può accadere nulla del genere. La situazione giapponese
darà ragione agli euroausterici se e solo se la loro inflazione supererà, e di
parecchio, quella occidentale. Esattamente il contrario di quanto sta avvenendo.
Ulteriore
considerazione: tutte queste “preoccupazioni” sullo YCC nascono dal presupposto
che il deficit pubblico debba essere finanziato emettendo titoli, e che il
rendimento offerto sui titoli di Stato sia un “attrattore” verso cui i rendimenti
di mercato devono necessariamente convergere.
In realtà non
c’è nessuna ragione per cui questa emissione di titoli debba necessariamente
verificarsi. Uno Stato che emette e gestisce la sua moneta può attuare il
deficit pubblico, semplicemente, spendendo moneta di nuova emissione e ritirandone
una parte (inferiore alla spesa) con le tasse.
Poi, se quello
Stato vuole attuare una determinata politica sui tassi d’interesse e,
indirettamente, sul cambio, può dare la possibilità alle istituzioni
finanziarie, e volendo anche ai risparmiatori, di depositare le proprie
disponibilità presso l’istituto di emissione, a un tasso variabile e gestito in
funzione degli obiettivi sopra citati. E può offrire rifinanziamento al sistema
bancario a tassi analoghi. Tutte cose peraltro che (nei confronti delle istituzioni finanziarie, quantomeno) le banche centrali fanno già, da sempre.
In sintesi, ammesso
e non concesso che fare YCC causi necessariamente la svalutazione del cambio,
dire che la svalutazione implichi l’insuccesso della strategia significa
accettare due presupposti errati:
che questa
svalutazione, posto che avvenga, sia di dimensioni “enormi”
che questa
svalutazione, posto che avvenga, inneschi inflazione.
E questo senza
contare che l’emissione di titoli, come visto, non è nemmeno indispensabile per
finanziare il deficit. Si può emettere direttamente moneta, che è un
finanziamento a tasso zero (e senza obbligo di rimborso del capitale). Nel qual
caso di YCC, di Yield Curve Control, non si potrebbe neanche parlare, perché non
esisterebbe alcuno “Yield” da controllare…