Visualizzazione post con etichetta Alessandro Pedone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alessandro Pedone. Mostra tutti i post

venerdì 18 aprile 2014

Due ottime recensioni

Ottime non tanto perché parlano bene del libro (anche se questo ovviamente mi fa piacere !) quanto perché gli autori delle recensioni dimostrano di aver capito e analizzato il tema e la proposta con grande attenzione ed efficacia.

Questa, di Tino Oldani per Italia Oggi.


Grazie alla segnalazione di Matteo Thomann, sono adesso in grado di mettere il link (si legge meglio, decisamente...)

E questa, di Alessandro Pedone per ADUC.

venerdì 11 ottobre 2013

CCF: modello di previsione del debito pubblico

In merito al progetto CCF una delle domande più ricorrenti è “OK tu proponi di emettere e assegnare senza corrispettivo, a cittadini e aziende, questi Certificati che sono negoziabili immediatamente, quindi hanno valore fin da subito. Saranno utilizzabili (due anni dopo l’emissione) per pagare le tasse. Su che basi prevedi che questo non crei difficoltà, in futuro, riguardo alla sostenibilità del debito pubblico ?”
 
Domanda molto legittima (formulata tra gli altri, pochi giorni fa, da Alessandro Pedone). Qui di seguito illustro un modello numerico, dove mi sono sforzato al massimo di chiarire i dati essenziali senza introdurre nessuna complicazione superflua.
 
Parto dalle previsioni dell’ultimo documento rilasciato dal Ministero dell’Economia (MEF) (20.9.2013). Per il 2013 si prevede un PIL di 1.557 miliardi e un rapporto debito pubblico lordo / PIL del 133%.
 
Per gli anni successivi (2014-2017) il documento prevede tassi di crescita reali positivi (1-1,7-1,8-1,9%), troppo bassi tuttavia per ridurre la disoccupazione e il sottoutilizzo della capacità produttiva dell’economia. Dal 2018 in poi, ho ipotizzato un 1,5% costante.
 
L’inflazione (deflatore del PIL) è prevista sotto il 2% fino al 2017. Ho mantenuto il 2% successivamente.
 
Il documento MEF prevede anche che si riesca, tra il 2014 e il 2015, a portare il bilancio pubblico in pareggio. Il debito pubblico quindi finisce per stabilizzarsi a 2.140 miliardi nel 2017, e cala gradualmente in rapporto al PIL.
 
Questo è lo scenario “inerziale”, senza CCF.
 
Lo scenario “con CCF” prevede di assegnare, a partire dall’1.1.2014, 200 miliardi (all’anno) di Certificati di Credito Fiscale.
 
Essendo moneta (sia pure a utilizzo differito) i CCF immediatamente aumentano il potere d’acquisto di chi li riceve e diminuiscono il costo del lavoro effettivo delle aziende (destinatarie di una quota rilevante di assegnazioni, al fine di riallineare la competitività delle imprese italiane ai livelli dei paesi più efficienti dell’area euro-nord – Germania in primo luogo).
 
Moltissimi tra i più affermati economisti (Olivier Blanchard e Paul Krugman tra gli altri) affermano che in una situazione di domanda molto depressa, un’azione di sostegno alla domanda produce una crescita di PIL più che proporzionale. Questo accade perché il maggior potere d’acquisto mette in moto una catena di eventi: il percettore aumenta i consumi, le aziende espandono la produzione, riprendono ad assumere, si rivitalizza il credito bancario perché le imprese e gli individui migliorano la loro affidabilità, eccetera.
 
Ho qui ipotizzato un effetto moltiplicativo di 1,5, distribuito però su tre anni. In pratica 200 miliardi di potere d’acquisto in più espandono il PIL di 300, in ragione di 100 all’anno nel 2014, nel 2015 e nel 2016.
 
Infine, nel 2013 le entrate delle pubbliche amministrazioni sono state pari al 48,7% del PIL. Ho lasciato la percentuale costante: quindi 100 miliardi di PIL in più producono 48,7 miliardi di maggiori incassi statali. Nel 2014 e nel 2015 questo genera una riduzione del debito pubblico.
 
A partire dal 2016, continua il beneficio del maggior PIL sugli incassi statali, a fronte del quale però ogni anno 200 miliardi di CCF vengono utilizzati per pagare tasse e altri oneri dovuti allo Stato.
 
Alla fine i due effetti, in termini di valore assoluto del debito pubblico lordo, si compensano. Anche nello scenario “con CCF” ci si stabilizza a circa 2.100-2.200 miliardi.
 
Naturalmente con un’importantissima differenza: nello scenario “con CCF” il PIL è molto più alto, la disoccupazione è molto più bassa e il rapporto debito pubblico lordo / PIL già nel 2016 è del 100% circa, e rimane costantemente, nettamente inferiore rispetto al caso “senza CCF”.
 
Ecco qui i numeri.
 
 
Anno  201320142015201620172018201920202021202220232024202520262027202820292030
PIL senza CCF 1.5571.6021.6611.7191.7821.8451.9101.9772.0472.1192.1942.2712.3522.4352.5212.6102.7022.797
Crescita reale1,0%1,7%1,8%1,9%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%
Inflazione   1,9%1,9%1,7%1,7%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%
Debito pubblico lordo2.0712.1282.1492.1492.1402.1402.1402.1402.1402.1402.1402.1402.1402.1402.1402.1402.1402.140
Debito pubblico lordo / PIL %133,0132,8129,4125,0120,1116,0112,0108,2104,5101,097,594,291,087,984,982,079,276,5
Beneficio da CCF  100100100              
PIL con CCF 1.5571.7021.8642.0302.1042.1782.2552.3352.4172.5022.5912.6822.7772.8752.9763.0813.1903.303
Crescita reale escluso beneficio CCF1,0%1,7%1,8%1,9%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%
Crescita reale incluso beneficio CCF7,3%7,5%7,1%1,9%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%1,5%
Inflazione   1,9%1,9%1,7%1,7%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%2,0%
Debito pubblico lordo2.0712.0792.0012.0502.0832.1212.1522.1782.1982.2112.2182.2182.2102.1962.1742.1442.1052.059
Debito pubblico lordo / PIL %133,0122,1107,3101,099,097,495,593,390,988,485,682,779,676,473,069,666,062,3
Maggior PIL  100204311322333345357370383397411425440456472488506
Maggiori incassi fiscali  48,7%4999152157163168174180187193200207215222230238247
Effetto utilizzo CCF    -200-200-200-200-200-200-200-200-200-200-200-200-200-200-200
Differenza debito  491481005719-13-38-58-71-78-78-70-56-34-43481