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venerdì 17 novembre 2023

L’orgoglio della moneta forte

 

Tra le varie motivazioni (tutte sbagliate) che hanno condotto alla catastrofica decisione italiana di entrare nell’euro, una che può sembrare un po’ folkloristica, un po’ naif, ma che ha avuto un suo peso, è la seguente.

Il tipico funzionario della Banca d’Italia o del Ministero del Tesoro si sentiva un qualche modo sminuito, in qualche modo esponente di istituzioni “deboli”, o “problematiche”, quando le oscillazioni valutarie, quando i riallineamenti dei tassi di cambio, avvenivano con la lira che regolarmente si indeboliva nei confronti del marco tedesco.

Il tipico funzionario ma anche i vertici. Non è motivo di orgoglio utilizzare una moneta forte e stabile ? possibile che dobbiamo essere sempre dal lato debole dell’equazione ? Questi erano tra i pensieri dominanti, al MEF e in Bankitalia.

La domanda che si sarebbero dovuti porre ai tempi (ma a quanto pare non l’hanno fatto) è: ma perché una moneta di cui “andare orgogliosi”, o, semplicemente, una moneta che funziona ragionevolmente bene in Italia, deve essere forte tanto quanto quella tedesca ? o addirittura essere la stessa ?

Dagli anni Cinquanta del Ventesimo Secolo in poi, tutte le valute mondiali con pochissime eccezioni (il franco svizzero e non so chi altro) si sono gradualmente, costantemente, più o meno velocemente indebolite nei confronti della moneta tedesca. Il dollaro, la sterlina, la peseta, il franco francese, la corona svedese.

Perché proprio noi, e solo noi, avremmo dovuto percepire questa situazione come un problema, come una diminutio ?

Mai sentita una risposta minimamente razionale e ragionevole a questa domanda.

Eppure come un problema era percepita. E sulla tragica scelta dell’ingresso nella moneta unica anche questo ha avuto un peso.

sabato 19 gennaio 2019

Tanto peggio tanto meglio ?


Bankitalia stima che il PIL possa essere calato anche nel quarto trimestre 2018, il che implicherebbe una recessione tecnica (due trimestri consecutivi con segno meno). E ha ridotto le stime 2019 di crescita reale del PIL dall’1% allo 0,6%.

Il rallentamento dell’economia è un fenomeno internazionale e, in particolare, europeo. E’ possibile che sia in recessione tecnica anche la Germania, o che comunque ci sia arrivata (nel secondo semestre 2018) molto vicina.

Ora, impostare una manovra correttiva con tagli di spesa (o con maggiori tasse) per centrare comunque gli obiettivi di deficit pubblico 2019 sarebbe semplicemente folle. Si avrebbe un ulteriore rallentamento del PIL e ne risulterebbe vanificato il beneficio sul deficit, rendendo il 2019 un anno disastroso a livello di produzione e occupazione (come ha provato l'esperienza del 2012-2013).

O si accetta un maggior deficit, o, finalmente, si pone mano all’unica possibilità (unica a mia conoscenza da quando la propongo, quantomeno, cioè da più di sei anni) di rilanciare la domanda e l’economia senza incrementare il Maastricht Debt.

Possibilità che si concretizza in uno scenario ben noto ai lettori di questo blog - il progetto CCF / Moneta Fiscale.

E’ lecito sperare che l’aggravarsi delle condizioni esterne smuova le acque, come finora non è accaduto (o quantomeno, io non ne ho indicazioni).

mercoledì 3 gennaio 2018

Bankitalia, che c'entrano le monetine ?


Vari lettori si sono stupiti leggendo, in uno degli ultimi post, che le monete metalliche sono incluse del computo del debito pubblico, anche e soprattutto ai fini del Patto di Stabilità e Crescita nonchè del Fiscal Compact.

Il controvalore delle monete metalliche coniate in Italia è modesto (4-5 miliardi circa) rispetto all’ammontare complessivo del debito pubblico lordo (2.290 miliardi al 31 ottobre 2017). Però non è irrilevante in cifra assoluta.

E vale la pena di soffermarsi sull’argomento anche perché la Banca d’Italia, nel documento ampiamente commentato qui, ha espresso l’opinione che la Moneta Fiscale “sulla base delle norme statistiche in vigore” e “come già avviene per le monete metalliche” andrebbe inclusa “tra gli strumenti che concorrono a formare il debito pubblico” il che la renderebbe soggetta “alle regole del Patto di Stabilità e Crescita”.

En passant, quella di Banca d’Italia è un’opinione. Legittima come qualsiasi altra, ma niente più che un’opinione, perché le “norme statistiche” non sono sua materia di competenza: valgono i regolamenti Eurostat che a loro volta si rifanno ai principi contabili internazionali.

E i principi contabili internazionali sono chiarissimi: un titolo che dà diritto a uno sconto non è un debito.

Non sorprende quindi che la Banca d’Italia abbia formulato la sua affermazione ma non sia stata in grado di supportarla con alcun riferimento normativo: il motivo è che, semplicemente, non ne esistono.

La Banca d’Italia si limita, appunto, a citare il caso delle monete metalliche. Riferimento estremamente vago, in quanto sfugge il motivo per cui il trattamento contabile di un diritto di sconto dovrebbe essere equiparato a quello degli spiccioli.

Ad ogni modo, sul tema monete metalliche vale quanto stabilito da un corposo documento dal titolo “ESA 2010” (dove ESA sta per European System of Accounts) che alle pagine 134-135 ci fa sapere quanto segue.

“Box 5.2 – Currency issued by the Eurosystem

B5.2.1. Euro banknotes and coins issued by the Eurosystem are the domestic currency of the Member States in the euro area. Although treated as domestic currency, holdings of euro currency by residents of each partecipating Member State are liabilities of the resident national central bank only to the extent of its notional share in the total issue, based on its share in the capital of the ECB. A consequence is that, in the euro area, from a national perspective, part of residents’ holdings of domestic currency may be a financial claim on non-residents.

B.5.2.2. Currency issued by the Eurosystem includes notes and coins. Notes are issued by the Eurosystem: coins are issued by central governments in the euro area, although, by convention, they are treated as liabilities of the national central banks which as a counterpart hold a notional claim on general government. Euro banknotes and coins may be held by euro area residents or by non-residents of the euro area”.

Il passaggio chiave si trova in B.5.2.2.: l’emissione di monete metalliche (al contrario di quella delle banconote) è effettuata dagli Stati Membri e non dalle banche centrali, ma “per convenzione” le monete metalliche sono trattate come passività delle banche centrali medesime, che a fronte di tale passività vantano un diritto nei confronti dei rispettivi governi.

In pratica, le monete metalliche sono un debito (dello Stato che le conia) in quanto la loro produzione è possibile a seguito di una concessione da parte del Sistema Europeo delle Banche Centrale (SEBC, o Eurosystem).

Va notato che ESA 2010 sente la necessità di precisare che tutto ciò è una “convenzione”. Quasi un’excusatio non petita, piuttosto sorprendente all’interno di un testo regolamentare. In effetti è un trattamento contabile discutibile, perché le monete metalliche non sono un debito di cui possa essere richiesta la restituzione da parte di chi ha concesso la facoltà di conio (il SEBC).

In ogni caso, nulla di tutto ciò è applicabile alla Moneta Fiscale e ai CCF. L’emissione in questo caso non avviene per concessione del SEBC, o di qualsiasi altra entità diversa dallo Stato emittente. Lo Stato la esercita nell’ambito della definizione delle sue politiche fiscali. E vale il principio che, trattandosi di non-payable tax credits, di sconti a utilizzabilità futura, non c'è alcun effetto sul debito al momento dell'emissione.




venerdì 15 dicembre 2017

Bankitalia, la Moneta Fiscale e la necessità di ripassare (per bene...) i principi contabili...

Pochi giorni fa, la Banca d'Italia ha pubblicato sul suo sito istituzionale un commento sul progetto Moneta Fiscale, a cui ci è sembrato doveroso replicare in modo esauriente.


E qui le repliche pubblicate su Micromega, che sono in effetti due, una predisposta da me insieme a Biagio Bossone, Massimo Costa e Stefano Sylos Labini; l'altra, da Enrico Grazzini e Guido Ortona.

In parte i temi delle due repliche si sovrappongono, ma nello stesso tempo si completano e si rafforzano.

Gli amici di Micromega sono forse stati un filo cattivelli nell'intitolare il (doppio) pezzo "Le bugie di Bankitalia". Fino a prova provata del contrario, io non sospetto nessuno di essere un bugiardo.

Non c'è dubbio però che l'autore del commento di Bankitalia abbia frainteso le caratteristiche del progetto (può capitare, ma un esame più approfondito l'avrebbe evitato; e in caso di dubbio bastava chiedere, siamo qui...) e abbia preso una grossa topica per quanto attiene ai principi contabili che definiscono la natura dei Certificati di Credito Fiscale.

Ben venga il confronto e il dialogo comunque: purché finalizzati a superare un gravissimo problema - le disfunzioni dell'eurosistema e i loro catastrofici impatti sull'economia italiana - che sventuratamente è, e rimane, irrisolto.

giovedì 9 febbraio 2017

Ancora sui saldi Target2


Riflettendoci ulteriormente, la questione comincia a sembrarmi, in definitiva, abbastanza semplice. Beh, diciamo non così complicata…

Finché la Banca d’Italia fa parte dell’Eurosistema, ha facoltà – come l’hanno tutte le banche centrali che ne fanno parte – di emettere euro. La Banca d’Italia è, in effetti, una filiale dell’Eurosistema.

Se i pagamenti dall’Italia verso altri paesi dell’Eurozona sono superiori ai pagamenti in direzione opposta, si forma un saldo netto, finanziato da emissioni di euro da parte della Banca d’Italia (nella sua qualità di filiale dell’Eurosistema, appunto).

Queste emissioni di euro costituiscono un’attività per qualcuno che sta fuori dal nostro paese (coloro che ricevono i pagamenti). Per la Banca d’Italia sono invece una passività contabile: il saldo Target2, appunto.

E’ una passività, ma la Banca d’Italia la deve rimborsare ? no, perché non è un debito derivante da un contratto di finanziamento. Non ha scadenze né garanzie. E’ una passività che deriva da un’attività di emissione monetaria.

Qual è l’impegno della Banca d’Italia a fronte della passività Target2 ? La Banca d’Italia è impegnata ad accettare che questi euro (i saldi attivi di altre banche centrali, accumulati nel sistema Target2) vengano utilizzati per pagamenti nel territorio nazionale.

Vi sembra strano ? la Federal Reserve USA, che (come qualsiasi banca centrale) emette banconote, registrate contabilmente al passivo del suo bilancio, si trova in una situazione per molti aspetti analoga.

Una parte sostanziosa di queste banconote – svariate centinaia di miliardi di dollari – circolano all’estero. E circolano perché vari residenti USA hanno effettuato pagamenti cash verso l’estero, o hanno comunque, per varie ragioni, trasferito dollari (in contanti) all’estero. Non perché residenti USA siano stati finanziati da soggetti esteri (in quest’ultimo caso, infatti, non ci sarebbe stato deflusso di dollari all’estero, ma afflusso di valuta straniera negli USA).

La Fed deve rimborsare queste banconote ? no. Semplicemente, s’impegna a far sì che i dollari detenuti da non residenti USA siano sempre utilizzabili all’interno del territorio statunitense (così come quelli detenuti da residenti).

C’è una differenza: se l’Italia esce dall’Eurozona, la moneta legale italiana non sarà più l’euro, ma la Nuova Lira, o quale che sarà il nome.

Ma cambia poco: la Banca d’Italia sarà impegnata (se richiesta) a convertire gli euro affluiti tramite il canale Target2, al cambio corrente, in Nuove Lire. Finché lo fa – e non ha problemi a farlo, perché emette le Nuove Lire – è perfettamente in regola con i suoi impegni.

giovedì 2 febbraio 2017

Saldi Target2: Draghi “chiede un riscatto” per uscire dall’euro ?


Nelle ultime settimane si è parlato parecchio, su media e social network vari, di uno scambio di lettere tra due europarlamentari, Marco Valli e Marco Zanni, e il presidente della BCE Mario Draghi.

Valli e Zanni sono entrambi stati eletti nelle liste M5S, anche se recentemente Zanni è uscito dal gruppo europarlamentare EFDD, a cui aderisce M5S, per entrare nell’ENF, che ha invece tra le sue componenti la Lega Nord. Qui il testo della loro richiesta d'informazioni.

L’interesse mediatico è stato suscitato dall’affermazione finale contenuta nella risposta di Draghi. Testualmente: “Se un paese lasciasse l’Eurosistema, i crediti e le passività della sua BCN (Banca Centrale Nazionale) nei confronti della BCE dovrebbero essere regolati integralmente”.

Questa frase ha creato molto scalpore, per due motivi differenti.

In primo luogo, appare un’ammissione chiara ed esplicita della non irreversibilità dell’euro: che, provenendo dalla massima autorità monetaria dell’Eurozona, ha inevitabilmente fatto sensazione.

Ma altrettanto rumore ha generato l’interpretazione della richiesta di “regolare integralmente” le posizioni nei confronti della BCE. Al 31 dicembre 2016, la principale partita patrimoniale tra Banca d‘Italia e BCE è uno sbilancio debitorio pari a circa 357 miliardi di euro, ai sensi dei saldi “Target2”.

Sul primo punto, il mio sospetto è che a Draghi si siano attribuite volontà di “inviare messaggi” (più o meno subliminali…) che forse non esistevano. L’affermazione finale della risposta di Draghi in effetti sembra scritta “en passant”, per completezza.

Altrimenti detto, la lettera di Valli e Zanni conteneva tre quesiti. I primi due riguardavano punti tecnici su cui Draghi (o chi ha redatto la risposta per suo conto) si dilunga diffusamente. La terza e ultima chiedeva “che cosa succede in caso di uscita” e Draghi si è limitato a un’affermazione per la verità quasi ovvia, formulata (sospetto io) per non dare l’impressione di eludere la domanda: se si esce, vanno regolati i conti.

Detto ciò, che cosa si può dire riguardo all’eventuale “regolazione di crediti e passività” tra Banca d’Italia e BCE ?

Lo stato patrimoniale Bankitalia al 31.12.2016 evidenzia le seguenti posizioni (qui la fonte dei dati).


BILANCIO STATISTICO
Milioni

DELLA BANCA D'ITALIA
di euro
31/12/2016
Oro e crediti in oro

86.558
Crediti verso FMI
10.169
Altre attività verso non residenti eurozona
34.047
Prestiti a istituzioni finanziarie dell'eurozona
204.239
Attività in valuta verso residenti eurozona
1.288
Titoli in euro emessi da residenti eurozona
336.761
Crediti verso amministrazioni pubbliche
18.820
Partecipazioni al capitale BCE
1.333
Crediti vs €sistema connessi a trasferimento riserve
7.134
Altre attività verso Eurosistema
35.253
Altre attività
59.422
TOTALE ATTIVITA'


795.024
Banconote in circolazione
181.208
C/C e depositi da istituzioni finanziarie eurozona
71.984
Passività in euro verso altri residenti eurozona
15.649
Passività verso non residenti eurozona
2.568
Passività in valuta verso residenti eurozona
304
Passività verso l'Eurosistema
356.559
Contropartite DSP
8.387
Altre passività
34.430
TOTALE PASSIVITA'

671.089
PATRIMONIO NETTO

123.935


Bankitalia ha un patrimonio netto pari (arrotondando) a 124 miliardi di euro.

Ci sono effettivamente “Passività verso l’Eurosistema” per 357 miliardi, ai sensi dei sopracitati saldi Target2. Il Target2 è una specie di conto corrente permanente tra le banche centrali nazionali e la BCE. Se un paese dell’Eurozona ha flussi di pagamento verso gli altri, a qualsiasi titolo (importazioni, investimenti finanziari, suoi residenti che trasferiscono disponibilità bancarie all’estero) superiori agli analoghi movimenti di segno opposto, quindi flussi negativi più elevati dei flussi positivi, il Target2 finanzia automaticamente lo scompenso. Si trova in posizione negativa nei saldi Target2, mentre altri si troveranno in posizione positiva. Il saldo netto del sistema è per definizione zero.

Il patrimonio netto di Bankitalia è però ampiamente positivo, il che significa che esistono attività notevolmente superiori all’importo delle passività. Una prima riflessione da fare è che cosa accadrebbe in termini di valori, tenuto conto che se l’Italia esce dall’euro ci si può attendere che alcuni attivi e passivi di Bankitalia si trasformerebbero in Nuove Lire (NL).

Ipotizziamo che dopo l’uscita un euro valga 1,3 NL. Bankitalia dovrebbe saldare le passività verso l’Eurosistema ai sensi del Target2 – 357 miliardi di euro – a fronte dei quali esistono però posizioni attive, sempre nei confronti dell’Eurosistema, per complessivi 44 miliardi (partecipazioni al capitale BCE, crediti verso Eurosistema per trasferimento riserve, e altre attività vero Eurosistema).

Il saldo netto è quindi 357 – 44 = 313 miliardi. Tra le attività che potrebbero essere utilizzate per compensare questo saldo esistono 87 miliardi di riserve auree, 35 miliardi di attivi verso non residenti in Eurozona (o verso residenti, ma in valuta) e 337 miliardi di titoli.

Questi ultimi sono con ogni probabilità, almeno per la grande maggioranza, titoli di Stato italiani acquistati da Bankitalia nell’ambito del programma QE. Ipotizziamo che questi ultimi si convertano tutti in NL, al cambio di 1,3. Il loro valore in euro scenderebbe a 337 / 1,3 = 259 miliardi circa. Per inciso, la recente crescita del saldo negativo Target2 è proprio legata al fatto che, in buona sostanza, Bankitalia ha utilizzato moneta emessa dall’Eurosistema per acquistare questi titoli.

Bankitalia ha quindi a disposizione, secondo queste stime, l’equivalente di 87 + 35 + 259 = 381 miliardi di euro per saldare un passivo netto verso l’Eurosistema di 313 miliardi.

Non si considera di toccare le posizioni attive e passive verso residenti nell’Eurozona, perché presumibilmente si tratta soprattutto dei rapporti di deposito e finanziamento nei confronti delle banche operanti sul territorio nazionale. Questi rapporti rientrano nella normale (e destinata a proseguire) attività di gestione monetaria di Bankitalia nei confronti del sistema bancario. E naturalmente le banconote continuerebbero a circolare, convertite in NL, e non sono soggette a rimborso.

Sul piano patrimoniale, la capienza per saldare il passivo verso l’Eurosistema quindi esiste. Andrebbero definiti tempi e modalità: Draghi ha scritto che la posizione “andrebbe regolata integralmente”, il che non significa preliminarmente all’uscita, e neanche contemporaneamente. I tempi e i modi sono, beninteso, un tema di grande importanza perché i vari attivi non possono essere liquidati in un istante.

Oltre alle vendite di attivi, Bankitalia avrebbe a disposizione varie opzioni, tra le quali: concordare swap di attività con BCE a riduzione del saldo Target2; acquisire finanziamenti garantiti dagli attivi; utilizzare la sua ritrovata potestà di emissione monetaria per emettere NL da convertire in euro sul mercato valutario – e utilizzarli per estinguere una parte del saldo verso BCE. Tempi e modi rappresentano un fattore critico nell’ambito dell’eventuale processo di “stacco” di Bankitalia dall’Eurosistema.

Una modalità alternativa, con ogni probabilità di più semplice gestione, per regolare le posizioni Bankitalia – BCE è però ipotizzabile alla luce di quanto segue.

Il saldo negativo Target2 è, in effetti, una posizione contabile tra Bankitalia e BCE, nata all’interno di un sistema che oggi deve essere considerato, anche sul piano legale, unitario. Non è un finanziamento fornito dalla BCE a Bankitalia sulla base di uno specifico contratto. Non ha limiti di durata né garanzie.

In effetti, come dicevo qualche paragrafo fa, il Target2 nasce dal fatto che i flussi in uscita dall’Italia verso altri paesi dell’Eurosistema sono stati complessivamente superiori agli incassi. Ma questo è un saldo netto: costantemente si verificano movimenti nelle due direzioni.

Un modo per regolare la partita potrebbe anche essere quello di bloccare i movimenti in uscita dell’Italia tramite Target2, consentendo invece i movimenti in entrata, fino all’estinzione del saldo.

La situazione è confrontabile con quella di due entità economiche, per esempio un grossista di mobili e una catena di vendita. Il grossista vende i mobili alla catena. La catena paga il grossista con una dilazione temporale, ed ha quindi un debito commerciale verso il grossista.

La catena, inoltre, ha concordato con il grossista di mettere a disposizione dei dipendenti del grossista delle “carte sconto” che permettono di comprare i mobili presso la catena a un prezzo ridotto, ad esempio, del 50%. Il grossista ha stipulato l’accordo per offrire un benefit ai suoi dipendenti. Ogni volta che la carta sconto viene utilizzata, il debito della catena verso il grossista si riduce in misura pari allo sconto praticato.

A un certo punto i rapporti commerciali tra grossista e catena si interrompono (magari perché prima facevano parte dello stesso gruppo, e poi il grossista viene ceduto ad altra proprietà).

Un mezzo per regolare la partita residua di debito della catena verso il grossista è che le carte sconto continuino a essere utilizzate, fino a estinzione del debito.

Allo stesso modo, i flussi Bankitalia – BCE continuerebbero a transitare dal sistema Target2, ma in una sola direzione – quella corrispondente a trasferimenti dall’estero in Italia. E si continuerebbe fino all’estinzione del Target2.

Questo non vuol dire che in Italia si cesserebbe di effettuare pagamenti in euro verso i paesi che restano nell’Eurozona, per importazioni, investimenti finanziari, o altro. Si continuerebbe, ma previo acquisto della valuta necessaria sul mercato dei cambi (come peraltro si faceva prima dell’euro, e come si fa tuttora per i pagamenti verso i paesi non appartenenti all’Eurozona).

Lo stato patrimoniale di Bankitalia immediatamente dopo lo “stacco” dall’Eurosistema si presenterebbe come segue (ultima colonna a destra), sulla base di ipotesi plausibili riguardo a quali attivi e passivi si convertirebbero in NL, e quali no.

BILANCIO STATISTICO
Milioni

Da convertire
Cambio convers.
Situazione
DELLA BANCA D'ITALIA
di euro
31/12/2016
in NL
1,30
post - milioni NL
Oro e crediti in oro

86.558
SI
112.525
112.525
Crediti verso FMI
10.169
SI
13.220
13.220
Altre attività verso non residenti eurozona
34.047
SI
44.261
44.261
Prestiti a istituzioni finanziarie dell'eurozona
204.239
NO
204.239
204.239
Attività in valuta verso residenti eurozona
1.288
SI
1.674
1.674
Titoli in euro emessi da residenti eurozona
336.761
NO
336.761
336.761
Crediti verso amministrazioni pubbliche
18.820
NO
18.820
18.820
Partecipazioni al capitale BCE
1.333
SI
1.733

Crediti vs €sistema connessi a trasferimento riserve
7.134
SI
9.274

Altre attività verso Eurosistema
35.253
SI
45.829

Altre attività
59.422
NO
59.422
59.422
TOTALE ATTIVITA'


795.024

847.759
790.923
Banconote in circolazione
181.208
NO
181.208
181.208
C/C e depositi da istituzioni finanziarie eurozona
71.984
NO
71.984
71.984
Passività in euro verso altri residenti eurozona
15.649
SI
20.344
20.344
Passività verso non residenti eurozona
2.568
SI
3.338
3.338
Passività in valuta verso residenti eurozona
304
SI
395
395
Passività verso l'Eurosistema
356.559
SI
463.527
406.691
Contropartite DSP
8.387
SI
10.903
10.903
Altre passività
34.430
NO
34.430
34.430
TOTALE PASSIVITA'

671.089

786.129
729.293
PATRIMONIO NETTO

123.935

61.630
61.630
Bankitalia avrebbe un patrimonio netto pari a circa 62 miliardi di NL.

Le “passività verso l’Eurosistema” sono il netto tra i saldi Target2 e le partite attive (come già visto: “Partecipazioni al capitale BCE”, “Crediti verso Eurosistema per trasferimento riserve”, e “Altre attività verso Eurosistema”) valorizzate in NL sulla base del cambio di conversione (supposto 1,3 NL per 1 euro, come detto).

Questa posizione andrebbe gradualmente a scemare, fino ad estinguersi, via via che il canale Target2 viene utilizzato per pagamenti effettuati da paesi appartenenti all’Eurozona, per acquisti di beni o servizi o per investimenti o per trasferimenti di fondi a qualsiasi titolo, in Italia.

In conclusione, la posizione Target2 va effettivamente regolata in caso di uscita dell’Italia dall’Eurozona, ma secondo modalità che andranno specificamente concordate, in quanto sul piano giuridico e legale non esiste un contratto di finanziamento che regoli l’estinzione del rapporto. Esistono varie modalità gestibili da parte di Bankitalia senza particolari traumi.

Mi appare evidente che BCE non potrebbe esigere di punto in bianco il saldo della posizione, né si verrebbe a creare un evento di default a fronte di un mancato saldo istantaneo, appunto perché non esistono accordi legali o contrattuali che prevedano questa eventualità – che, peraltro, sarebbe priva di fattibilità pratica.


Post Scriptum 6.2.2017: Draghi fornisce un'interpretazione autentica della risposta alla lettera di Valli e Zanni, vedi qui: "La mia risposta era una risposta a una domanda tecnica basata su assunzioni non previste dal trattato". Mi suona sincera, e infatti coincide con quanto avevo ipotizzato (vedi inizio articolo). NON mi suonano sincere le parole successive, "l'euro è irrevocabile". Ma nessuna sorpresa, un banchiere centrale negherà sempre la rimozione di un peg, o l'uscita da un currency board, o l'uscita dall'unione monetaria. Fino a un millesimo di secondo prima del suo accadimento...