La prima proposta
di legge di bilancio del 2019 sarà presentata entro poche settimane. Secondo
alcuni commentatori, il rischio da evitare è quello dell’apertura di una
procedura di infrazione da parte della commissione UE, se la previsione di
rapporto deficit / PIL non sarà in calo rispetto al 2018 (anno per il quale
l’obiettivo era l’1,6%, ma probabilmente a consuntivo sarà un po’ più alto).
Il problema è
veramente quello ? la commissione UE, la procedura d’infrazione ? non ne sono
convinto. Spagna e Francia sono stati in procedura d’infrazione per quasi dieci
anni, ma su spread e tassi del loro
debito pubblico la cosa è risultata del tutto irrilevante.
Il problema (visto
che ci troviamo nella sciagurata situazione di aver convertito il nostro debito
pubblico in un moneta che il nostro paese non emette) è l’atteggiamento dei
mercati. La domanda da porsi è quindi un’altra: che cosa effettivamente si
aspettano, o che cosa temono, i mercati finanziari.
Per i mercati i
punti chiave non sono gli obiettivi di riduzione deficit previsti dal Fiscal
Compact (che è da sempre ampiamente disatteso, e alla cui possibilità di
realizzazione non ha mai creduto nessuno).
Per i mercati i
punti chiave sono:
UNO, rispettare il
limite originario del 3% per il rapporto deficit / PIL: limite che il Fiscal
Compact sulla carta ha fatto decadere, ma tutti (data, appunto,
l’irrealizzabilità del Fiscal Compact nell’ambito dell’attuale Eurosistema)
hanno tuttora in mente. Anche perché le dichiarazioni degli esponenti dei
partiti di maggioranza e del governo continuano a ruotare intorno a questo
punto: rispettare o non rispettare il 3%.
DUE, vedere
l’economia italiana che torna, finalmente, a crescere con vigore.
TRE, constatare
che si riduce non il rapporto deficit / PIL, ma il rapporto debito / PIL.
Ora, come si argomentava qui, è assolutamente plausibile per l’Italia conseguire una
crescita reale del 3% senza superare il rapporto del 3% per il deficit / PIL.
Anzi è possibile
starne al di sotto se verranno almeno in parte attuate una o più
delle seguenti proposte: sblocco di investimenti pubblici già conteggiati nei
deficit degli anni scorsi ma non messi in atto, come propone il Ministro Tria;
accelerazione degli investimenti da parte delle società partecipate dallo Stato
(ENI, ENEL, Leonardo, Terna, Fincantieri ecc.) come propone il Ministro Savona;
e attuazione anche solo parziale del progetto Moneta Fiscale.
Mantenendo
comunque le ipotesi di crescita reale al 3%, crescita nominale al 4,5% (che
richiede una modesta accelerazione dell’inflazione, più che plausibile se la
crescita si incrementa) e deficit / PIL al 3%, che cosa accade al debito / PIL
?
A fine 2018 il
rapporto sarà pari al 132% circa.
A fine 2019, il
PIL passerebbe (fatto pari a 100 il dato 2018) a 104,5 (100 più 4,5), e il
debito a 135 (132 più 3).
Il rapporto
diventa quindi, in questa ipotesi, 135 / 104,5 = 129% circa.
Sarebbe una legge
di bilancio “tre volte tre”: 3% di deficit, 3% di crescita reale, e tre punti
in meno di rapporto debito / PIL.
Una legge di
bilancio con queste (plausibili) previsioni non ci creerebbe nessun problema con
i mercati. Anzi, applausi a scena aperta.