L’ultimo post chiariva la (fondamentale) differenza tra impulso
fiscale e variazione del deficit
pubblico. Il tema è tutt’altro che accademico e, anzi, è estremamente
rilevante nell’attuale contesto economico italiano.
Il motivo è molto
semplice. Il governo M5S – Lega ha un programma espansivo, che comporta
l’immissione nel sistema economico di circa 100 miliardi di euro tra minori
tasse, maggiori pensioni e trasferimenti, e maggiore spesa pubblica. Moltissimi
commentatori hanno lanciato alti strali, in quanto 100 miliardi sono circa il
6% del PIL italiano. Si è quindi parlato di “sfondamento dei conti pubblici”,
di “esplosione del deficit”, di “terribile irresponsabilità fiscale”, eccetera.
Questi commenti
nascondono un (gravissimo) equivoco tra i due concetti sopra menzionati.
Effettivamente l’ordine di grandezza degli interventi proposti è di 100
miliardi: ma si tratta di 100 miliardi di impulso fiscale. Che a questo
corrisponda un incremento del deficit di pari dimensione, è possibile
sostenerlo solo sulla base dell’ipotesi che questa immissione di potere
d’acquisto abbia ZERO effetto espansivo sull’economia.
Un’ipotesi completamente infondata, sia sul piano teorico, che su quello pratico (come,
per nostra disgrazia, ampiamente dimostrato dagli eventi del periodo 2011-2013,
quando manovre di segno contrario – restrittive e non espansive – hanno affondato il PIL e, nello stesso tempo, prodotto solo una modestissima diminuzione del
deficit pubblico).
Per rendersi conto
della differenza, applicata al possibile contesto italiano del prossimo futuro,
tra impulso fiscale e variazione del deficit pubblico, proviamo a ipotizzare
quanto segue:
UNO, il
moltiplicatore keynesiano dell’impulso fiscale è pari a 1,00x (ipotesi
cautelativa, nel contesto attuale italiano caratterizzato da fortissima
depressione della domanda e da pesante sottoutilizzo dei fattori produttivi).
DUE, i 100
miliardi di impulso fiscale vengono distribuiti nell’arco di tre anni
(2019-2020-2021).
Le più recenti
previsioni “tendenziali” (cioè in assenza di interventi) elaborati dal
precedente governo (Documento di Economia e Finanza del Ministero
dell’Economia, aprile 2018) si sintetizzano come segue.
Miliardi
di euro
|
2017
|
2018 DEF
|
2019 DEF
|
2020 DEF
|
2021 DEF
|
|
PIL
|
1.717
|
1.765
|
1.822
|
1.877
|
1.928
|
|
Crescita
reale
|
1,5%
|
1,4%
|
1,3%
|
1,2%
|
||
Inflazione
|
1,3%
|
1,8%
|
1,7%
|
1,5%
|
||
Deficit
pubblico
|
-39
|
-28
|
-15
|
4
|
||
Altre
variazioni debito pubblico
|
-18
|
-8
|
-9
|
-15
|
||
Debito
pubblico
|
2.263
|
2.309
|
2.332
|
2.341
|
2.352
|
|
Deficit
pubblico %
|
-2,3%
|
-1,6%
|
-0,8%
|
0,2%
|
||
Debito
pubblico %
|
131,8%
|
130,8%
|
128,0%
|
124,7%
|
122,0%
|
|
L’applicazione dei
100 miliardi di impulso fiscale, sulla base delle (semplici e conservative)
ipotesi sopra menzionate, porta a quanto segue:
2018 con
|
2019 con
|
2020 con
|
2021 con
|
|||
Miliardi
di euro
|
2017
|
impulso
|
impulso
|
impulso
|
impulso
|
|
PIL
|
1.717
|
1.765
|
1.855
|
1.944
|
2.028
|
|
Crescita
reale
|
1,5%
|
3,3%
|
3,0%
|
2,8%
|
||
Inflazione
|
1,3%
|
1,8%
|
1,7%
|
1,5%
|
||
Deficit
pubblico
|
-39
|
-28
|
-33
|
-35
|
-49
|
|
Altre
variazioni debito pubblico
|
-18
|
-8
|
-9
|
-15
|
||
Debito
pubblico
|
2.263
|
2.309
|
2.350
|
2.394
|
2.457
|
|
Deficit
pubblico %
|
-2,3%
|
-1,6%
|
-1,8%
|
-1,8%
|
-2,4%
|
|
Debito
pubblico %
|
131,8%
|
130,8%
|
126,6%
|
123,1%
|
121,2%
|
|
Moltiplicatore
|
1,00
|
1,00
|
1,00
|
|||
Impulso
fiscale
|
33
|
67
|
100
|
|||
Maggior
PIL per impulso fiscale
|
33
|
67
|
100
|
|||
Entrate
/ PIL
|
47,5%
|
47,5%
|
47,5%
|
47,5%
|
47,5%
|
|
Maggiori
entrate
|
16
|
32
|
48
|
|||
Altrimenti detto:
tre anni di crescita reale intorno al 3% annuo invece che sotto l’1,5%; 100
miliardi di PIL in più nel 2021; un rapporto debito pubblico / PIL in calo più rapido rispetto all’ipotesi
“tendenziale” (quella senza impulso fiscale); e…
…il deficit / PIL
che rimane comunque sempre sotto il 3%.
E tutto questo
senza neanche bisogno di attuare la manovra espansiva mediante emissione di Moneta Fiscale / CCF – che non essendo debito, migliorerebbe nettamente sia il
deficit / PIL che il debito / PIL.
In sintesi, in un
contesto di forte sottoutilizzo delle risorse produttive, l’espansione fiscale produce
un notevolissimo miglioramento della crescita economica a fronte di un modesto
innalzamento del deficit. Al contrario, politiche restrittive hanno scarsi impatti
riguardo agli obiettivi di contenimento del deficit, mentre danneggiano
enormemente produzione e occupazione.