Blog dedicato al progetto Moneta Fiscale / Certificati di Compensazione Fiscale - MF / CCF), soluzione per la crisi dell'Eurozona. Progetto reperibile in questo post. Cronistoria degli eventi rilevanti qui. I CCF sono anche noti come Certificati di Credito Fiscale.
sabato 17 gennaio 2026
martedì 13 gennaio 2026
Banche centrali, a che cosa servono
Non c’è nessuna ragione tecnica o economica perché le banche centrali debbano essere indipendenti. Anzi: non c’è nessuna ragione tecnica o economica perché le banche centrali debbano esistere.
L’emissione di moneta è uno strumento essenziale della politica economica di uno Stato. Affidarla a un organo indipendente dal governo vuole semplicemente dire sottrarre potere al governo medesimo per affidarlo a qualcun altro. Controllato da chi ? influenzato da chi ? attivo per fare gli interessi di chi ?
E’ ridicolo affermare che l’emissione monetaria sia una funzione così critica e così tecnica da doverla porre sotto il controllo di specialisti indipendenti. Perché allora non la politica sanitaria ? perché non l’esercito ? perché non le forze dell’ordine ?
L’esistenza delle banche centrali e ancora di più la
loro indipendenza è soltanto un meccanismo finalizzato a sottrarre potere alle
entità statali e governative, con il risultato di rendere meno trasparente la gestione dell’economia.
venerdì 9 gennaio 2026
Il non problema del debito pubblico
Uno Stato che emette la propria moneta non ha nessuna necessità di emettere titoli di debito pubblico per “finanziare il deficit”. Crea moneta e la spende. Se decide di emettere debito, è solo per offrire una forma di impiego al risparmio finanziario che viene AUTOMATICAMENTE generato dal deficit pubblico.
Il risparmio finanziario viene automaticamente generato dal deficit pubblico perché nel momento in cui il settore pubblico spende più di quanto preleva in tasse, il settore privato AUMENTA le proprie disponibilità finanziarie.
Il limite al deficit pubblico esiste ma non è un parametro numerico: è l’inflazione che si produce se l’immissione di potere d’acquisto nell’economia (che il deficit necessariamente mette in atto) attiva domanda di beni e servizi eccedente la capacità del sistema economico di produrle.
I mercati finanziari non hanno nessun potere di condizionare
i livelli massimi di deficit pubblico che lo Stato decide di mettere in atto, SALVO
NEL CASO IN CUI lo Stato scelga di NON emettere moneta e di utilizzare, quindi,
moneta emessa da terzi.
martedì 6 gennaio 2026
Interessi e spesa pubblica
Tra le quotidiane geremiadi di cui si dilettano i commentatori economici attivi sui principali media cartacei, una delle più ricorrenti è che non si può andare avanti con questi livelli di debito pubblico perché l’Italia “spende più in interessi che in istruzione” “quasi come per la sanità” “più che per gli investimenti in infrastrutture” e varianti sul tema.
A nessuno dei suddetti commentatori viene in mente che esiste un sistema semplicissimo per ridurre gli interessi pagati sul debito.
E’ smettere di emettere debito.
Uno Stato che controlla e gestisce la propria moneta attua la spesa pubblica semplicemente creandola (la moneta) e spendendola.
La moneta che entra in circolazione rimane, per quanti passaggi faccia, nelle tasche di qualcuno. Si crea risparmio finanziario privato. Lo Stato può ma non deve, PUO’ MA NON DEVE, PUO’ MA NON DEVE, offrire ai detentori di questo risparmio la possibilità di investirlo in titolo di debito pubblico.
La spesa per interessi, in altri termini, esiste perché lo Stato ha deciso di farla esistere. Non perché ce ne sia una necessità tecnica o economica.
La spesa per interessi esiste perché lo Stato ha deciso di non esercitare la propria funzione di emittente monetario.
Se vogliamo eliminare gli interessi sul debito pubblico, questa è la via. Tornare a esercitare quella funzione.
Il resto sono fandonie.
sabato 3 gennaio 2026
Maastricht ha impedito all’Italia di crescere
L’economia italiana ha cessato di svilupparsi a partire dalla firma del trattato di Maastricht e dall’aggancio all’euro. Vale a dire da una trentina d’anni.
Perché questo è accaduto a noi e non ad altri stati membri dell’Eurozona?
Perché i paesi nordeuropei hanno scambiato le loro monete forti con una più debole, guadagnando quindi in competitività.
Mentre altri paesi del Sud Europa, che (come l’Italia) hanno scambiato monete deboli con una più forte (e sono comunque passati attraverso pesanti crisi bancarie) hanno evitato di prendere alla lettera i vincoli di deficit pubblico previsti da Maastricht.
In particolare, nella prima metà degli anni 10 Spagna, Portogallo, Francia hanno attuato deficit tre o quattro volte più elevati dell’Italia, mentre noi ci dissanguavamo per tenere il 3%.
Perché, si diceva, i loro debiti pubblici erano più bassi di quello italiano, e quindi l’interpretazione dei vincoli poteva essere più “elastica”.
Ma il maggior rigore fiscale italiano ha compresso la crescita. E ha impedito che il debito pubblico scendesse rispetto al PIL. Fallendo l’obiettivo che il rigore fiscale si proponeva di ottenere.
E occorre sempre ricordare che il debito pubblico, se lasciato in lire, non sarebbe minimamente stato un problema. Il debito pubblico può creare problemi di rifinanziamento e di insolvenza solo se è denominato in una moneta che lo Stato non emette, in una moneta straniera: come l’euro, appunto.
Dobbiamo a Maastricht e all’euro trent’anni di mancata crescita economica. Maastricht e l’euro sono una camicia di forza che comprime fisicamente il nostro sviluppo.
E purtroppo sono ancora lì.
giovedì 1 gennaio 2026
Creazione di attività finanziarie nette
Elaborazione su spunti di Giovanni Piva e di Fabio Bonciani
L’emissione di titoli da parte di un’istituzione privata ha una dinamica notevolmente difforme rispetto all’emissione di titoli di uno Stato che utilizza la propria moneta.
Si vedano i seguenti esempi.
La società XYZ emette un prestito obbligazionario di 100 a cinque anni. Marco Rossi lo sottoscrive e dispone quindi di 100 di moneta in meno a fronte di 100 (all’attivo) di obbligazioni in più.
Alla scadenza dei cinque anni la società rimborsa il prestito e Marco Rossi ritorna in possesso della moneta. Il gioco è a somma zero.
Nel caso invece dell’emissione di titoli di Stato in moneta sovrana:
Il governo emette 100 di titoli di Stato a cinque anni. Franco Verdi li sottoscrive e si ritrova con meno moneta e più titoli.
Il governo invece ottiene moneta, ma contestualmente la spende in favore (per esempio) di Carlo Bianchi.
Quindi in sintesi:
Franco Verdi ha meno moneta e più TdS.
Carlo Bianchi ha più moneta.
Il governo ha TdS al passivo.
Ma a differenza di XYZ, alla scadenza dei TdS il governo, SE UTILIZZA MONETA PROPRIA, è sempre sicuro di rifinanziare i TdS.
Quindi i TdS sono in realtà una passività fittizia, in quanto non sarà mai necessario prelevare liquidità dal settore privato per rimborsarli.
E 100 di potere d’acquisto sono PERMANENTEMENTE rimasti nel settore privato. La maggior moneta di Carlo Bianchi compensa la minor moneta di Franco Verdi. Ma mentre Carlo Bianchi ha guadagnato potere d’acquisto, Franco Verdi non l’ha perso, in quanto a fronte di meno moneta ha più TdS.
Solo se il governo utilizza una moneta EMESSA DA TERZI si ritrova nella condizione di XYZ, in quanto diventa necessario prelevare moneta dal settore privato per rimborsare i TdS in scadenza.
Un governo, utilizzando MONETA PROPRIA, ha sempre la possibilità di aumentare le attività finanziarie nette del settore privato.
L’Italia si trovava in questa situazione fino al 1981. Da quell’anno, è venuto meno l’impegno della Banca d’Italia a garantire incondizionatamente la sottoscrizione di TdS governativi. Col che la sovranità monetaria non è cessata di esistere, ma è sorta un'autolimitazione del governo a esercitarla.
Una motivazione fornita per il venir meno di questo impegno è stata l’inflazione degli anni Settanta e la necessità di contenerla. Motivazione priva di affidabilità in quanto quel fenomeno inflattivo era la conseguenza degli shock petroliferi; e infatti con il successivo calo del prezzo del petrolio è rientrata anche l’inflazione.
Una conseguenza è stata che i successivi anni Ottanta sono stati anni d’oro per i rentiers. Il governo, in assenza di garanzia incondizionata da parte della Banca d’Italia, ha alzato gli interessi per collocare i TdS, il che ha disincentivato gli investimenti produttivi a favore della rendita finanziaria. Quantomeno però il governo in quegli anni non ha agito con tasse e tagli ma con espansione di deficit, evitando di bloccare la crescita dell’economia (anche se il maggior deficit, essendo dovuto a spesa per interessi, creava diseguaglianza in quanto andava a favore di chi aveva risparmio accumulato).
Con i limiti di deficit successivamente imposti, a partire dagli anni Novanta, dal trattato di Maastricht e dall’introduzione dell’euro, si è invece fatto qualcosa di molto peggiore: si è introdotto un vincolo alla creazione di attività finanziarie nette da parte del governo.
Va ricordato che le banche centrali NON creano attività finanziarie nette nel settore privato in quanto creano moneta solo per comprare titoli di Stato e per finanziare le banche commerciali. L’unica, limitata, forma di creazione di attività finanziarie nette da parte di una banca centrale è il pagamento di interessi sui depositi, presso la BC medesima, effettuati dalle banche commerciali.
Altro punto da sottolineare è che neanche le banche commerciali creano attività finanziarie nette quando erogano finanziamenti.
Una banca commerciale eroga un mutuo a Giuseppe Neri: gli mette in effetti soldi sul conto. Ma a fronte di questo attivo Giuseppe Neri ha una passività verso la banca.
Poi Giuseppe Neri utilizza la moneta per comprare un immobile da Marta Azzurri.
Marta Azzurri ottiene un incremento dei suoi depositi presso la sua banca.
La banca di Marta Azzurri, eventualmente tramite vari passaggi sul mercato interbancario (ma per semplicità supponiamo che il passaggio sia diretto) presta i soldi alla banca di Giuseppe Neri.
Risultato finale:
Giuseppe Neri ha l’immobile e una passività finanziaria (il mutuo).
La banca di Giuseppe Neri ha un mutuo all’attivo e un debito verso la banca di Marta Azzurri al passivo.
La banca di Marta Azzurri ha un credito verso la banca di Giuseppe Neri e un debito verso Marta Azzurri (il suo deposito).
E Marta Azzurri non ha più l’immobile ma ha un incremento di attività finanziarie (il nuovo deposito presso la sua banca).
Le attività finanziarie nette nel sistema economico SONO LE STESSE DI PRIMA.