giovedì 26 febbraio 2026

L’economia si risana se


Presupposto non sufficiente, ma necessario e indispensabile, per riavviare la crescita economica è che l’opinione pubblica – la maggioranza, quanto meno - comprenda due cose.

La prima: la gestione della moneta deve essere affidata a organismi soggetti a controllo democratico, non a entità “autonome” e “indipendenti” (da chi?).

La seconda: il debito pubblico è ricchezza di chi lo possiede, non impoverimento dello Stato che lo emette, né tantomeno della collettività.

Se certe scelte deleterie di politica economica continuano a essere adottate, è in larga misura dovuto alla diffusa incomprensione di questi due concetti.

domenica 22 febbraio 2026

Il professor Di Maio

 

La notizia che Luigi Di Maio è stato insignito del titolo di professore onorario presso il prestigioso King’s College di Londra è stata accolta con ampie e diffuse reazioni ironiche, perché le credenziali accademiche del sopra citato appaiono carenti, per non dire inesistenti.

La spiegazione di quanto accaduto è in realtà però semplice, e dovrebbe indurre a qualche riflessione.

Di Maio è semplicemente un politico che ha iniziato la sua carriera, presso il Movimento Cinque Stelle, su posizioni antiestablishment e populiste.

Poi si è venduto.

E l’establishment sa essere riconoscente con chi si comporta da bravo bambino diligente e ossequioso, facendo ampia ammenda degli errori di gioventù.

Non è il primo caso, non è l’unico e non sarà l’ultimo.

Del resto, Di Maio è forse più qualificato per ricoprire, presso la UE, la carica di rappresentante speciale della UE per la regione del Golfo Persico?

Comunque, non c’è da preoccuparsi troppo.

Di Maio non farà danni in nessuna di queste due posizioni.

Si limiterà a non fare nulla.

sabato 21 febbraio 2026

Che cosa ha salvato Mario Draghi?

 

In assenza del whatever it takes di Draghi, l’euro si sarebbe spaccato nell’estate del 2012, e diversi stati – Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia, Grecia – sarebbero diventati insolventi sul loro debito pubblico. Per la verità, l’insolvenza avrebbe probabilmente preso la forma della conversione del debito da euro a reintrodotte monete nazionali, che si sarebbero svalutate rispetto al valore precedente dell’euro.

Un danno per gli investitori esteri, molto meno per i residenti locali.

Alla luce di quanto sopra, è corretto affermare che “Mario Draghi ha salvato le economie periferiche dell’eurozona”?

No. Draghi ha tamponato (senza risolverle) le pesantissime disfunzioni di un sistema economico-monetario bacato.

Ha evitato la manifestazione un rischio di insolvenza che senza l’euro non sarebbe mai esistito.

Ma nessuno dei gravissimi difetti strutturali dell’eurosistema è stato risolto.

venerdì 20 febbraio 2026

Il deficit pubblico immette risorse

 

Poche cose sono difficili quanto schiodare dalla testa degli euroausterici la bufala che il deficit pubblico costituisca un drenaggio di risorse finanziarie dal settore privato dell’economia. Quando invece è vero esattamente il contrario.

L’argomentazione base è che se lo Stato fa deficit, quindi se spende più di quanto tassa, il settore privato incassa più di quanto paga. E potrebbe / dovrebbe essere sufficiente fermarsi a questo punto.

L’obiezione che viene formulata però è la seguente: quanto sopra sarebbe vero se lo Stato emettesse moneta. Ma non lo fa, l’emissione monetaria è demandata a un organo, la Banca Centrale, indipendente (con gradi di autonomia più o meno ampi a seconda dei casi; totali nel caso dell’Italia rispetto alla BCE) dal governo.

In questa situazione lo Stato, o più esattamente il settore pubblico, non emettendo moneta non può generare un deficit - salvo se prima non ha raccolto, quindi drenato, risparmio già esistente dal settore privato, tramite l’emissione di titoli. Perché se non emette titoli non ha moneta da spendere.

Ma è davvero così? esaminiamo i passaggi.

Marco ha dei risparmi. Lo Stato emette titoli e Marco li sottoscrive. Lo Stato li usa per assumere Monica, una dottoressa neolaureata, nel sistema sanitario nazionale.

Lo Stato, quindi, paga uno stipendio a Monica. E con questo immette moneta nel settore privato dell’economia. Per l’esatto importo dei titoli sottoscritti da Marco.

Risultato? la moneta in meno nelle tasche di Marco corrisponde alla moneta in più nelle tasche di Monica. La moneta in circolazione è la stessa di prima – è stata solo riallocata. Ma le attività finanziarie totali SONO AUMENTATE: e l’aumento corrisponde ai titoli di Stato posseduti da Marco. 

Con alcune altre conseguenze.

Il PIL aumenta perché lo stipendio di Monica è una componente del PIL.

Monica spenderà una parte del suo reddito, dando un ulteriore contributo al PIL.

Marco non diminuirà la sua spesa perché ha semplicemente convertito una parte dei suoi risparmi (attività finanziarie che NON stava spendendo) da moneta a titoli. Anzi un’ulteriore spinta alla domanda e al PIL è dovuta agli interessi che percepirà, in futuro, sui titoli acquistati.

Non c’è drenaggio di risparmio finanziario. C’è IMMISSIONE di attività finanziarie nell’economia, e c’è INCREMENTO di risparmio finanziario, di PIL, di domanda e di occupazione.

lunedì 16 febbraio 2026

Intelligenza artificiale e produttività

 

Ancora sul tema IA: una cosa da chiarire, quando si parla di impatto sulla produttività, è che sicuramente l’IA può innalzarla nel senso di aumentarne il LIVELLO, ma non necessariamente questo implica che se ne incrementi IL TASSO DI CRESCITA. Non la derivata prima, per chi ha in mente l’analisi infinitesimale.

Ogni innovazione tecnologica colpisce l’immaginazione del pubblico per i suoi effetti sulla produttività, creando scenari prima impensabili, ma questo non significa che l’innovazione più recente ACCELERI il percorso di sviluppo. In effetti un nuovo ciclo di innovazione è necessario per EVITARE che la curva della produttività si appiattisca. Il nuovo ciclo di innovazione ha per effetto la CONTINUAZIONE, non l’accelerazione della crescita.

Il mondo post IA sarà più produttivo del mondo ante IA, ma la derivata prima della curva non sarà necessariamente più inclinata di quanto avvenuto per effetto dell’aratro meccanico, del telaio automatico, del motore a scoppio, del computer – eccetera.

Tutte queste innovazioni non hanno prodotto l’estinzione del lavoro umano, e neanche tassi di disoccupazione del 40% o del 60%. Non succederà nemmeno per effetto dell’IA.

domenica 15 febbraio 2026

Intelligenza artificiale e occupazione

 

A chi si preoccupa dell’impatto dell’AI, anzi parliamo italiano, dell’IA, sull’occupazione, pongo il seguente quesito.

Dall’inizio della rivoluzione industriale, la produttività procapite si è incrementata di svariate decine, se non centinaia, di volte.

Questo ha fatto scomparire il lavoro ? ha portato la disoccupazione al 99% ? non risulta.

Ammettiamo allora che l’IA produca un raddoppio della produttività. Perché dovrebbe, stavolta, generare disoccupazione di massa ?

I conduttori di carri e calessi sono diventati autisti di camion e autobus. I programmatori che scrivono codice stanno diventando, anzi forse sono già diventati, coordinatori di applicazioni che producono programmi sulla base di indicazioni generali.

La tecnologia accresce la produttività e produce l’evoluzione delle mansioni lavorative e la riallocazione della forza lavoro. Sono fenomeni da gestire.

Ma la tecnologia non crea disoccupazione di massa. E non lo farà neanche l’IA.

giovedì 12 febbraio 2026

Cooperazione rafforzata

 

Emerge il modello della “cooperazione rafforzata” per superare l’impossibilità di trovare accordi sensati tra i 27 paesi dell’Unione Europea. E qualcuno si preoccupa che si tratti di un modello che porta all’estinzione, nei fatti se non nella forma, della UE stessa.

Beh quel qualcuno ha perfettamente ragione, ed è (con buona pace degli eurolirici) potenzialmente un’ottima notizia. Cooperazione rafforzata vuol dire accordi tra singoli paesi per collaborare su temi di comune interesse, senza imporre niente a chi non ci vuole stare.

Se la via è questa, a che cosa serve il carrozzone di Bruxelles ? precisamente a nulla.

Anche perché questi accordi non hanno nessun motivo per essere limitati a gruppi di stati membri UE. Possono benissimo includere stati europei non UE. Ma anche stati non europei.

In attesa degli eventuali sviluppi, ricordo che il singolo più grave problema, riguardo quantomeno alla dimensione economica, è la mefitica accoppiata Maastricht – euro. L’abbinata tra i demenziali vincoli fiscali e la disfunzionale moneta unica.

Risolvibile, date le difficoltà politiche e operative di rompere l’euro, con l’introduzione di monete fiscali, paese per paese.

Come questo blog argomenta da solo tredici anni.

martedì 10 febbraio 2026

Saggezza antica e saggezza moderna

Il tetto si è bruciato ?  ora si può vedere la luna.

Mizuta Masahide, circa 1700.


Si però se piove che facciamo ?

Marco Cattaneo, 2026

venerdì 6 febbraio 2026

Gli estimatori di Giorgetti non si lamentano

 Gli estimatori di Giancarlo Giorgetti non si lamentano, gli elettori di Claudio Borghi sì. Il motivo è chiaro.



domenica 1 febbraio 2026

martedì 27 gennaio 2026

Eurolirici e modello sociale europeo

 

Se metti sotto il naso a un eurolirico i catastrofici risultati della gestione economica UE-euro, spesso lo vedi arroccarsi in difesa con l’affermazione che “sì va bene però l’Europa è, rimane, un posto migliore dove vivere rispetto agli USA perché abbiamo il welfare, la sanità pubblica, l’istruzione universitaria accessibile a tutti”.

Tutte cose vere.

Solo che sono anche tutte cose che da questa parte dell’Atlantico sono state realizzate PRIMA di Maastricht e PRIMA dell’euro.

Da allora in poi, si è invece andati nella direzione di “attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere”, per usare la nota espressione di Tommaso Padoa-Schioppa.

Espressione della quale ho sempre trovato rimarchevole il contrasto tra la soavità della forma e la sociopatia del contenuto.

Gli eurocrati hanno fatto parecchia strada verso il raggiungimento dell’obiettivo delineato da TPS. Certo, non ci sono ancora riusciti del tutto.

Però la direzione è quella, e seguirla non ha creato benefici in qualche modo compensativi in termini di crescita economica. Al contrario, ha fatto perdere terreno rispetto agli USA e al resto del mondo ANCHE sul piano della produttività e dello sviluppo.

lunedì 26 gennaio 2026

Eurosclerosi

 

Non so bene perché, ma ultimamente leggo articoli e commenti che cercano di argomentare come la differenza di prestazioni economiche tra USA ed Eurozona sia più apparente che reale, in quanto dovuta interamente o quasi ai diversi tassi di crescita della popolazione.

I dati della Banca Mondiale dicono altro. Il PIL procapite misurato a parità di potere d’acquisto, sulla base dei prezzi interni 2021, si è evoluto come segue.

Nel 1998, appena prima dell’avvio dell’euro, era pari a 51.620 dollari per gli USA e a 42.788 per l’Eurozona. Una differenza del 20,6%. 

Nel 2024, i rispettivi valori erano saliti a 75.489 per gli USA e a 56.432 per l’Eurozona. Lo scarto è salito al 33,8%.

Il tasso di crescita medio annuo in questi ventisei anni è stato dell’1,47% per gli USA e dello 0,72% per l’Eurozona. Esattamente il doppio.

La macchina economica degli USA si muove esattamente al doppio di velocità, da quando esiste l’euro. Quando partendo da un livello più basso, si dovrebbe casomai verificare un processo di convergenza (e infatti prima dell’euro era così).

Se lo scarto fosse rimasto invariato, il PIL procapite dell’Eurozona sarebbe più alto di circa 6.000 dollari, che moltiplicato per 350 milioni di abitanti fa 2.100 miliardi. ALL’ANNO, PER OGNI ANNO.

Unitamente ai diversi trend demografici (che peraltro ne sono in buona parte determinati), l’euro e la delirante governance dell’Eurozona la stanno condannando alla marginalizzazione economica.

domenica 25 gennaio 2026

Il limite dello spazio fiscale

 

Un paese che emette la propria moneta ha spazio fiscale, inteso come spazio per incrementare il deficit pubblico e immettere, di conseguenza, potere d’acquisto e capacità di spesa nel settore privato dell’economia, fino a un certo limite…

…che non è un parametro numerico di qualsiasi tipo

…che non è il “giudizio favorevole dei mercati finanziari”.

Il limite è SOLO l’inflazione. Finché rimane pari a qualche punto percentuale, c’è spazio fiscale, e lo spazio fiscale deve essere utilizzato, per alimentare domanda, occupazione, produzione, crescita, benessere economico e sociale.

venerdì 23 gennaio 2026

Finanza pubblica, quello che non si comprende

 

Le regole fiscali dell’Unione Europea uccidono la crescita dell’economia. Il debito pubblico è ricchezza finanziaria privata, adottare politiche economiche che puntano a contenerlo nella presunzione di “arricchire il paese riducendone il debito” è la non soluzione di un non problema.

L’alto debito pubblico italiano non avrebbe mai creato nessuna difficoltà se l’avessimo lasciato in lire. E non esiste nessun “onere sulle future generazioni”. Le future generazioni erediteranno il CREDITO, non il debito.

Il (cosiddetto) debito pubblico se emesso in moneta propria è rifinanziabile all’infinito. In effetti è una forma di emissione monetaria. L’unica cosa di cui preoccuparsi è che l’inflazione rimanga stabile e moderata.

martedì 13 gennaio 2026

Banche centrali, a che cosa servono

 

Non c’è nessuna ragione tecnica o economica perché le banche centrali debbano essere indipendenti. Anzi: non c’è nessuna ragione tecnica o economica perché le banche centrali debbano esistere.

L’emissione di moneta è uno strumento essenziale della politica economica di uno Stato. Affidarla a un organo indipendente dal governo vuole semplicemente dire sottrarre potere al governo medesimo per affidarlo a qualcun altro. Controllato da chi ? influenzato da chi ? attivo per fare gli interessi di chi ?

E’ ridicolo affermare che l’emissione monetaria sia una funzione così critica e così tecnica da doverla porre sotto il controllo di specialisti indipendenti. Perché allora non la politica sanitaria ? perché non l’esercito ? perché non le forze dell’ordine ?

L’esistenza delle banche centrali e ancora di più la loro indipendenza è soltanto un meccanismo finalizzato a sottrarre potere alle entità statali e governative, con il risultato di rendere meno trasparente la gestione dell’economia.

venerdì 9 gennaio 2026

Il non problema del debito pubblico

 

Uno Stato che emette la propria moneta non ha nessuna necessità di emettere titoli di debito pubblico per “finanziare il deficit”. Crea moneta e la spende. Se decide di emettere debito, è solo per offrire una forma di impiego al risparmio finanziario che viene AUTOMATICAMENTE generato dal deficit pubblico.

Il risparmio finanziario viene automaticamente generato dal deficit pubblico perché nel momento in cui il settore pubblico spende più di quanto preleva in tasse, il settore privato AUMENTA le proprie disponibilità finanziarie.

Il limite al deficit pubblico esiste ma non è un parametro numerico: è l’inflazione che si produce se l’immissione di potere d’acquisto nell’economia (che il deficit necessariamente mette in atto) attiva domanda di beni e servizi eccedente la capacità del sistema economico di produrle.

I mercati finanziari non hanno nessun potere di condizionare i livelli massimi di deficit pubblico che lo Stato decide di mettere in atto, SALVO NEL CASO IN CUI lo Stato scelga di NON emettere moneta e di utilizzare, quindi, moneta emessa da terzi.

martedì 6 gennaio 2026

Interessi e spesa pubblica

 

Tra le quotidiane geremiadi di cui si dilettano i commentatori economici attivi sui principali media cartacei, una delle più ricorrenti è che non si può andare avanti con questi livelli di debito pubblico perché l’Italia “spende più in interessi che in istruzione” “quasi come per la sanità” “più che per gli investimenti in infrastrutture” e varianti sul tema.

A nessuno dei suddetti commentatori viene in mente che esiste un sistema semplicissimo per ridurre gli interessi pagati sul debito.

E’ smettere di emettere debito.

Uno Stato che controlla e gestisce la propria moneta attua la spesa pubblica semplicemente creandola (la moneta) e spendendola.

La moneta che entra in circolazione rimane, per quanti passaggi faccia, nelle tasche di qualcuno. Si crea risparmio finanziario privato. Lo Stato può ma non deve, PUO’ MA NON DEVE, PUO’ MA NON DEVE, offrire ai detentori di questo risparmio la possibilità di investirlo in titolo di debito pubblico.

La spesa per interessi, in altri termini, esiste perché lo Stato ha deciso di farla esistere. Non perché ce ne sia una necessità tecnica o economica.

La spesa per interessi esiste perché lo Stato ha deciso di non esercitare la propria funzione di emittente monetario.

Se vogliamo eliminare gli interessi sul debito pubblico, questa è la via. Tornare a esercitare quella funzione.

Il resto sono fandonie.

sabato 3 gennaio 2026

Maastricht ha impedito all’Italia di crescere

 

L’economia italiana ha cessato di svilupparsi a partire dalla firma del trattato di Maastricht e dall’aggancio all’euro. Vale a dire da una trentina d’anni.

Perché questo è accaduto a noi e non ad altri stati membri dell’Eurozona?

Perché i paesi nordeuropei hanno scambiato le loro monete forti con una più debole, guadagnando quindi in competitività.

Mentre altri paesi del Sud Europa, che (come l’Italia) hanno scambiato monete deboli con una più forte (e sono comunque passati attraverso pesanti crisi bancarie) hanno evitato di prendere alla lettera i vincoli di deficit pubblico previsti da Maastricht.

In particolare, nella prima metà degli anni 10 Spagna, Portogallo, Francia hanno attuato deficit tre o quattro volte più elevati dell’Italia, mentre noi ci dissanguavamo per tenere il 3%.

Perché, si diceva, i loro debiti pubblici erano più bassi di quello italiano, e quindi l’interpretazione dei vincoli poteva essere più “elastica”.

Ma il maggior rigore fiscale italiano ha compresso la crescita. E ha impedito che il debito pubblico scendesse rispetto al PIL. Fallendo l’obiettivo che il rigore fiscale si proponeva di ottenere.

E occorre sempre ricordare che il debito pubblico, se lasciato in lire, non sarebbe minimamente stato un problema. Il debito pubblico può creare problemi di rifinanziamento e di insolvenza solo se è denominato in una moneta che lo Stato non emette, in una moneta straniera: come l’euro, appunto.

Dobbiamo a Maastricht e all’euro trent’anni di mancata crescita economica. Maastricht e l’euro sono una camicia di forza che comprime fisicamente il nostro sviluppo.

E purtroppo sono ancora lì.

giovedì 1 gennaio 2026

Creazione di attività finanziarie nette

 

Elaborazione su spunti di Giovanni Piva e di Fabio Bonciani

L’emissione di titoli da parte di un’istituzione privata ha una dinamica notevolmente difforme rispetto all’emissione di titoli di uno Stato che utilizza la propria moneta.

Si vedano i seguenti esempi.

La società XYZ emette un prestito obbligazionario di 100 a cinque anni. Marco Rossi lo sottoscrive e dispone quindi di 100 di moneta in meno a fronte di 100 (all’attivo) di obbligazioni in più.

Alla scadenza dei cinque anni la società rimborsa il prestito e Marco Rossi ritorna in possesso della moneta. Il gioco è a somma zero.

Nel caso invece dell’emissione di titoli di Stato in moneta sovrana:

Il governo emette 100 di titoli di Stato a cinque anni. Franco Verdi li sottoscrive e si ritrova con meno moneta e più titoli.

Il governo invece ottiene moneta, ma contestualmente la spende in favore (per esempio) di Carlo Bianchi.

Quindi in sintesi:

Franco Verdi ha meno moneta e più TdS.

Carlo Bianchi ha più moneta.

Il governo ha TdS al passivo.

Ma a differenza di XYZ, alla scadenza dei TdS il governo, SE UTILIZZA MONETA PROPRIA, è sempre sicuro di rifinanziare i TdS.

Quindi i TdS sono in realtà una passività fittizia, in quanto non sarà mai necessario prelevare liquidità dal settore privato per rimborsarli.

E 100 di potere d’acquisto sono PERMANENTEMENTE rimasti nel settore privato. La maggior moneta di Carlo Bianchi compensa la minor moneta di Franco Verdi. Ma mentre Carlo Bianchi ha guadagnato potere d’acquisto, Franco Verdi non l’ha perso, in quanto a fronte di meno moneta ha più TdS.

Solo se il governo utilizza una moneta EMESSA DA TERZI si ritrova nella condizione di XYZ, in quanto diventa necessario prelevare moneta dal settore privato per rimborsare i TdS in scadenza.

Un governo, utilizzando MONETA PROPRIA, ha sempre la possibilità di aumentare le attività finanziarie nette del settore privato.

L’Italia si trovava in questa situazione fino al 1981. Da quell’anno, è venuto meno l’impegno della Banca d’Italia a garantire incondizionatamente la sottoscrizione di TdS governativi. Col che la sovranità monetaria non è cessata di esistere, ma è sorta un'autolimitazione del governo a esercitarla.

Una motivazione fornita per il venir meno di questo impegno è stata l’inflazione degli anni Settanta e la necessità di contenerla. Motivazione priva di affidabilità in quanto quel fenomeno inflattivo era la conseguenza degli shock petroliferi; e infatti con il successivo calo del prezzo del petrolio è rientrata anche l’inflazione.

Una conseguenza è stata che i successivi anni Ottanta sono stati anni d’oro per i rentiers. Il governo, in assenza di garanzia incondizionata da parte della Banca d’Italia, ha alzato gli interessi per collocare i TdS, il che ha disincentivato gli investimenti produttivi a favore della rendita finanziaria. Quantomeno però il governo in quegli anni non ha agito con tasse e tagli ma con espansione di deficit, evitando di bloccare la crescita dell’economia (anche se il maggior deficit, essendo dovuto a spesa per interessi, creava diseguaglianza in quanto andava a favore di chi aveva risparmio accumulato).

Con i limiti di deficit successivamente imposti, a partire dagli anni Novanta, dal trattato di Maastricht e dall’introduzione dell’euro, si è invece fatto qualcosa di molto peggiore: si è introdotto un vincolo alla creazione di attività finanziarie nette da parte del governo.

Va ricordato che le banche centrali NON creano attività finanziarie nette nel settore privato in quanto creano moneta solo per comprare titoli di Stato e per finanziare le banche commerciali. L’unica, limitata, forma di creazione di attività finanziarie nette da parte di una banca centrale è il pagamento di interessi sui depositi, presso la BC medesima, effettuati dalle banche commerciali.

Altro punto da sottolineare è che neanche le banche commerciali creano attività finanziarie nette quando erogano finanziamenti.

Una banca commerciale eroga un mutuo a Giuseppe Neri: gli mette in effetti soldi sul conto. Ma a fronte di questo attivo Giuseppe Neri ha una passività verso la banca.

Poi Giuseppe Neri utilizza la moneta per comprare un immobile da Marta Azzurri.

Marta Azzurri ottiene un incremento dei suoi depositi presso la sua banca.

La banca di Marta Azzurri, eventualmente tramite vari passaggi sul mercato interbancario (ma per semplicità supponiamo che il passaggio sia diretto) presta i soldi alla banca di Giuseppe Neri.

Risultato finale:

Giuseppe Neri ha l’immobile e una passività finanziaria (il mutuo).

La banca di Giuseppe Neri ha un mutuo all’attivo e un debito verso la banca di Marta Azzurri al passivo.

La banca di Marta Azzurri ha un credito verso la banca di Giuseppe Neri e un debito verso Marta Azzurri (il suo deposito).

E Marta Azzurri non ha più l’immobile ma ha un incremento di attività finanziarie (il nuovo deposito presso la sua banca).

Le attività finanziarie nette nel sistema economico SONO LE STESSE DI PRIMA.