Può sembrare un dibattito da bar, o magari (visto il periodo) da spiaggia. Ma a mio modesto avviso non è banale. Si stava meglio tempo addietro, per esempio negli anni settanta – ottanta – novanta ? O sono nostalgie da boomer ?
Il rimpianto per gli anni della gioventù è normale e spesso porta a guardare con lenti rosa un passato che così dorato magari non era. E chi guarda ai freddi dati ha dalla sua parte la considerazione che comunque il reddito reale procapite del 2023 è significativamente più elevato rispetto al 1983. Ma anche l’alfabetizzazione, ma anche la durata media della vita, e tanto altro ancora.
E certo, la tecnologia ha messo a disposizione cose che allora non esistevano e non erano neanche concepibili. Personalmente, non ho istinti neoluddisti. Sarà anche vero che i social network e gli smartphone ci hanno disabituato, in misura più o meno accentuata, all’interazione personale. Ma a me il fatto di starmene comodamente spoltronato o sdivanato e potere a mio piacimento telefonare, leggere, documentarmi, lavorare, inviare e ricevere email e whatsapp, guardare video e TV, tutto a portata di sfioramento dello schermo – a me piace.
Il problema però è un altro, ed è evidente.
Sentirsi bene, quanto meno sul piano economico e materiale, se non si è sulle soglie dell’indigenza non è (più) un fatto di livello, ma di prospettive.
Trenta, quaranta, cinquant’anni fa il livello economico medio era più basso di oggi, ma si guardava al futuro vedendo opportunità, vedendo crescita personale e generale, con una ragionevole fiducia che domani si sarebbe stati meglio di oggi e che i figli sarebbero stati meglio dei genitori.
Oggi no.
Stipendi e redditi reali medi non sono più cresciuti dalla fine degli anni novanta. Se nel 2023 sono più alti rispetto al 1983, è grazie alla crescita che si è avuta ancora per un decennio e mezzo, bloccandosi poi intorno al 2000. E ogni riferimento al fatto che quelli siano stati gli anni dell’introduzione dell’euro è totalmente voluto e completamente pertinente.
Qual è il punto ? banalmente, che si sta meglio avendo sei con la ragionevole aspettativa che domani sarà sette, rispetto ad avere nove con il fondato timore che domani sarà otto, e poi meno, e poi meno ancora.
Si sta meglio partendo dal basso e salendo, che trovandosi in alto con la paura di scendere.
Sono le prospettive, sono gli stimoli, sono gli orizzonti che si intravedono quelli che producono fiducia, ottimismo, benessere.
Il mondo occidentale di oggi è invece sprofondato in una narrativa di problemi inventati e di finte soluzioni che li generano (i problemi) quando non ci sono.
Questa è la deriva
da invertire.