Un governo
determinato e coeso.
Un governo che
controlli il MEF. Il governo gialloverde non lo controllava: Tria rispondeva a
Mattarella e quindi alla UE.
Un Ministro
dell’Economia che dia corso al progetto, anche in presenza di pareri dubitativi
o negativi da parte di organismi tecnico-burocratici.
Descrivere il
progetto per quello che è: la soluzione per risolvere le disfunzioni
dell’Eurosistema, non per romperlo – e non lo si vuole rompere perché,
introducendo i CCF, non ne esiste più alcuna necessità.
Spiegare al
mercato, in termini chiari, semplici e privi di ambiguità, che il Maastricht Debt – il debito in euro da rimborsare e rifinanziare – diminuirà costantemente
in rapporto al PIL.
Se la UE minaccia
la procedura d’infrazione, rispondere che non ce ne sono i presupposti, e
andare avanti tranquilli.
Se la UE mette in
atto la procedura d’infrazione, proseguire comunque tranquilli. Francia e
Spagna sono stati in procedura d’infrazione per una decina d’anni.
Se la UE sanziona,
proseguire comunque tranquilli. La potenziale sanzione (lo 0,2% del PIL) è niente in confronto ai
benefici del progetto CCF.
Continuare senza esitazioni anche in caso di turbolenze di mercato. Rientreranno in pochi
mesi quando il mercato constaterà che il rapporto Maastricht Debt / PIL si
riduce, che la crescita riparte, e che non c’è alcuna volontà né necessità di
rompere l’euro.