Come in molti altri
casi, è difficile spiegare più chiaramente e più elegantemente quali siano i
danni della deflazione, e perché possano essere parecchio peggiori di quelli
dell’inflazione, di quanto abbia fatto John Maynard Keynes - qui in “Social Consequences of Changes in the Value
of Money” (1923):
“Inflation is unjust and Deflation is
inexpedient. Of the two perhaps Deflation is, if we rule out exaggerated
inflations such as that of Germany, the worse: because it is worse, in an
impoverished world, to provoke unemployment than to disappoint the rentier. But
it is not necessary that we should weigh one evil against the other. It is
easier to agree that both are evils to be shunned”.
“L’inflazione è
ingiusta e la deflazione è sconveniente. Delle due forse la deflazione, se
escludiamo inflazioni spropositate come quella della Germania [nei primi anni della Repubblica di Weimar],
è la peggiore: perché è peggio, in un mondo indigente, provocare disoccupazione
che deludere chi vive di rendita. Ma non è necessario che noi confrontiamo un
male con l’altro. E’ più semplice concordare che entrambi i mali debbano essere
evitati”.
Entrambe possono
essere evitate, infatti: sia la deflazione che l’inflazione spropositata. Basta
che i governi gestiscano in modo appropriato la quantità di potere d’acquisto
in circolazione nell’economia. Non ci sono motivi tecnici per cui questo non
debba essere possibile, come è noto a chi segue questo blog fin dai suoi primissimi articoli.
Ci sono invece
ragioni istituzionali e politiche, che sono il riflesso in parte di
incompetenza, in parte di avidità, in parte di malafede da parte delle élites che oggi condizionano
massicciamente la gestione delle economie, in particolare nell’Eurozona.
Condizionamenti difficili da superare. Ma non è impossibile, e presto o tardi ci si riuscirà.